The Voice of Hind Rajab è il nuovo imperdibile film di di Kaouther Ben Hania che rimette in scena, tra realtà e finzione, la corsa contro il tempo di un gruppo di volontari per salvare Hind Rajab, una bambina di sei anni bloccata sotto il fuoco di Gaza nel 2024

Venezia 82 – The Voice of Hind Rajab, ascoltare una tragedia

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Ci sono film di cui è davvero difficile parlare: vuoi per motivi personali, vuoi per ragioni che vanno al di là della razionalità, vuoi anche perché intercettano il tempo presente in una maniera tale e con tale forza da lasciare lo spettatore con il groppo in gola e la voce strozzata. Uno di questi film è The Voice of Hind Rajab, pellicola diretta dalla regista tunisina Kaouther Ben Hania (Quattro Figlie) presentata in Concorso all’82a Mostra d’Arte Cinematografica di Venezia e lì vincitrice del Leone d’argento – Gran premio della giuria.

Un’opera dal tale impatto emotivo e psicologico, realizzata con uno sguardo così contemporaneo e attuale nella forma da aver lasciato attoniti ed emozionati tutti gli accreditati e gli addetti ai lavori dell’evento, i quali si son profusi, al termine della prima anticipata stampa del film, in un lunghissimo, sentito e commosso applauso – qualcosa che raramente si vede in un contesto come quello di Venezia.

The Voice of Hind Rajab uscirà nelle sale italiane il 25 settembre 2025 grazie ad I Wonder Pictures.

The Voice of Hind Rajab, l’odissea umanitaria a Gaza

Una scena del film The Voice of Hind Rajab di Kaouther Ben Hania, il film che rimette in scena, tra realtà e finzione, la corsa contro il tempo di un gruppo di volontari per salvare Hind Rajab, una bambina di sei anni bloccata sotto il fuoco di Gaza nel 2024

29 gennaio 2024. I volontari della Mezzaluna Rossa ricevono una chiamata di emergenza. Hind Rajab, una bambina di sei anni, è intrappolata in un’auto sotto il fuoco di una sparatoria a Gaza e implora di essere soccorsa. Mentre cercano di mantenere il contatto con lei, fanno tutto il possibile per farle arrivare un’ambulanza.

Tratto da una storia purtroppo vera, The Voice of Hind Rajab è, come si è accennato, un film di cui è difficile parlare. Tale difficoltà è dipesa principalmente dalla vicinanza nel tempo degli eventi che racconta: il genocidio che si sta consumando a Gaza è oramai sotto gli occhi di tutti da due anni, ed è evidente che questo non può che influire in chi guarda (o, meglio, ascolta) questa pellicola. Anche per questo si può parlare di instant film – mutuando un termine tipico dell’editoria -, un’opera realizzata in brevissimo tempo per rispondere a un’urgenza particolare, di mercato o, come in questo caso, tematica.

Tale rapidità di produzione si può riscontrare in alcune delle scelte estetiche che The Voice of Hind Rajab compie, su tutte l’impiego della macchina a mano per tutta la pellicola (figlia anche del passato documentaristico della regista) e l’ambientazione in un’unica location. Tali scelte, tuttavia, sono in grado di restituire anche il senso di ansia e angoscia costante provato dai personaggi protagonisti, costretti a fronteggiare una situazione disumana con una razionalità che risulta facile perdere.

Una scena del film The Voice of Hind Rajab di Kaouther Ben Hania, il film che rimette in scena, tra realtà e finzione, la corsa contro il tempo di un gruppo di volontari per salvare Hind Rajab, una bambina di sei anni bloccata sotto il fuoco di Gaza nel 2024

Al centro del conflitto di The Voice of Hind Rajab, infatti, oltre all’evidente tragedia umanitaria di cui l’episodio raccontato si fa sineddoche, vi è anche e soprattutto la frustrante difficoltà del lavorare per fornire aiuti umanitari nella striscia di Gaza. I protagonisti indiscussi dell’opera sono i volontari della Mezzaluna Rossa, uomini e donne che non sono presenti sul territorio interessato dal genocidio ma che raccolgono richieste d’aiuto e si mobilitano per prestare soccorso. L’intera vicenda viene filtrata dal loro punto di vista, chiamati a intermediare tra la situazione di estremo pericolo della bambina e la complessa macchina burocratica necessaria per poter prestare soccorso.

Attraverso le dinamiche d’ufficio, emerge in modo molto chiaro come anche il semplice prestare aiuto, il semplice far arrivare un’ambulanza che si trova a un viaggio di soli otto minuti di distanza dal luogo in cui viene richiesto il soccorso, diviene una missione altamente complessa, fatta di mille ostacoli messi in piedi da un sistema burocratico che coinvolge ministeri, la Croce Rossa e perfino l’esercito israeliano stesso – quello che perpetra le atrocità di cui il film ti parla. Ed è proprio questo livello di inutile complessità che genera frustrazione e tensione non solo negli operatori ma anche nel pubblico che guarda esterrefatto le vicende raccontate da The Voice of Hind Rajab.

La tragedia umanitaria di Hind Rajab, dunque, viene amplificata nella pellicola dalla tragedia vissuta da chi cerca di aiutare con tutti i mezzi a propria disposizione, ma si deve scontrare con una realtà orribilmente ostile nei confronti della solidarietà verso un popolo costretto a sopportare crimini atroci e indicibili.

The Voice of Hind Rajab, un film che deve essere ascoltato

C’è un dettaglio di The Voice of Hind Rajab che in questa recensione è stato finora omesso, ma che è fondamentale per comprendere l’operazione del film: tutte le registrazioni che si sentono nel film sono le reali registrazioni di quell’evento, non sono delle ricostruzioni.

La voce della bambina che si sente nel film non è quella di un’attrice, ma quella della vera Hind Rajab. Le sparatorie e le bombe che circondano la macchina in cui la bambina è nascosta non sono effetti sonori, ma sono le vere armi usate contro la bambina.

Una scena del film The Voice of Hind Rajab di Kaouther Ben Hania, il film che rimette in scena, tra realtà e finzione, la corsa contro il tempo di un gruppo di volontari per salvare Hind Rajab, una bambina di sei anni bloccata sotto il fuoco di Gaza nel 2024

Una scelta radicale, una scelta forte, una scelta controversa. Una scelta che è impossibile dimenticare durante la visione: la regista Ben Hania decide, in ogni inquadratura in cui si sente la voce spezzata e impaurita della bambina, di porre nell’angolo dell’inquadratura il nome del file (RECORDED_FILE_241029.WAV): un memento mori continuo e perenne che ricorda allo spettatore quanto la realtà si insinui nella finzione all’interno della pellicola.

Ben Hania continua dunque a lavorare anche in questa pellicola sul solco tra finzione e realtà, tra il documento e la sua ricostruzione. The Voice of Hind Rajab non è un semplice documentario, ma al tempo stesso non è una semplice ricostruzione delle vicende: è un film che gioca con grande consapevolezza sullo scarto tra l’immagine ricostruita e il documento reale, con una forma propria al cinema della regista tunisina – si veda anche la sua pellicola precedente. La cornice dei volontari della Mezzaluna Rossa (la parte finzionale della pellicola) si presenta, per l’appunto, come una cornice che fa da supporto al vero elemento centrale della pellicola: le registrazioni stesse (il film, d’altronde, si chiama “La voce di Hind Rajab”).

Questo non per notare quanto la cornice sia superflua o quanto sia exploitative la scelta dell’impiego di quelle registrazioni: le due parti in The Voice of Hind Rajab lavorano in continua sinergia – la cornice narrativa, le cui immagini hanno un’evidente fattura di finzione, si scontra continuamente nel film con l’audio reale delle vicende creando un cortocircuito emotivo nello spettatore di rara potenza, in quanto costretto continuamente a scontrarsi con una realtà dura, durissima.

L’intelligenza di un film come The Voice of Hind Rajab sta tutta qui, nella piena consapevolezza di come l’immagine di guerra – e la sua negazione – sia oramai recepita dal pubblico. All’interno della pellicola, infatti, si riflette anche in modo esplicito della questione: quando si cerca di far intervenire la social media manager dell’associazione della Mezzaluna Rossa per far diffondere la telefonata straziante e le immagini della bambina, sono gli stessi operatori a riconoscere l’inutilità dell’operazione – i social sono oramai pieni di foto di distruzione, pieni al punto da aver completamente anestetizzato chiunque.

Una scena del film The Voice of Hind Rajab di Kaouther Ben Hania, il film che rimette in scena, tra realtà e finzione, la corsa contro il tempo di un gruppo di volontari per salvare Hind Rajab, una bambina di sei anni bloccata sotto il fuoco di Gaza nel 2024

Tale dichiarazione, ovviamente, all’interno della pellicola si presenta come una dichiarazione di consapevolezza e d’intenti: Ben Hania riconosce ormai il limite delle immagini e della loro eccessiva dilagazione, e indaga piuttosto l’orrore che la negazione dell’immagine può generare. Tale approccio estetico non è certamente nuovo, anzi è profondamente contemporaneo – non si può non pensare, guardando The Voice of Hind Rajab, a La Zona d’Interesse di Johnathan Glazer, qui peraltro produttore esecutivo -, eppure è innegabile quanto l’impatto sia notevole dato anche l’impiego di materiale documentale, e non ricostruito.

L’approccio all’ibridazione tra realtà e finzione proposto dalla pellicola ben si riassume e si evidenzia in una delle sequenze più d’impatto di The Voice of Hind Rajab: all’interno di un’inquadratura che ritrae gli operatori al telefono con la bambina, dal fuori campo entra in primo piano un telefono – quello della social media manager – che riprende e testimonia tale evento. Basta un solo secondo per accorgersi che le immagini che si vedono sullo schermo del telefono sono dei filmati veri girati in quel 29 gennaio: Ben Hania riesce a far convivere e sovrapporre nella stessa immagine realtà e finzione, in un cortocircuito indimenticabile.

Il cast di The Voice of Hind Rajab sul red carpet di Venezia 82 mostra la foto della piccola Hind Rajab uccisa a Gaza nel 2024
Il cast di The Voice of Hind Rajab sul red carpet di Venezia 82
Credits Aleksander Kalka, La Biennale – Foto ASAC

Ci sono film di cui è davvero difficile parlare, e The Voice of Hind Rajab è sicuramente uno di questi. È difficile parlarne perchè coglie un’istantanea di realtà quasi in presa diretta in maniera accorata e urgente; perché è un’opera di grande perizia tecnica e portatrice di un’idea di cinema ultracontemporanea che mette in crisi i classici confini tra realtà e finzione cui siamo da sempre abituati; è un’esperienza emotiva di rara intensità per chiunque ne fruisca. Quella di Ben Hania è un’opera urgente, dal grande valore non solo cinematografico ma anche umano.

Qui al Lido è dalla prima proiezione stampa – quella in cui sui titoli di coda per qualche secondo vi è stato un doloroso silenzio collettivo esploso infine in un applauso lungo e caloroso, quella in cui decine di giornalisti e addetti ai lavori si sono riversati nel foyer della sala con fazzoletti alla mano e lacrime ancora sul viso – che si parla di Leone d’Oro per The Voice of Hind Rajab. La verità è che non importa. Non importa del glamour di un festival come Venezia, di un premio (utile solo come ulteriore cassa di risonanza per il film) che potrebbe come no ricevere domani, di quello che chiunque possa scrivere o pensare a riguardo del film in sé.

Quello che importa è che questo film venga visto da quante più persone possibili; che la voce di Hind Rajab – sineddoche di un intero popolo in difficoltà – risuoni ancora e ancora, nelle sale di tutto il mondo come nelle nostre coscienze.


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Classe 2001, cinefilo a tempo pieno. Se si aprissero le persone, ci troveremmo dei paesaggi; se si aprisse lui, ci troveremmo un cinema. Ogni febbraio vorrebbe trasferirsi a Berlino, ogni maggio a Cannes, ogni settembre a Venezia; il resto dell'anno lo passa tra un film di Akerman, uno di Campion e uno di Wiseman.

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