L’ultima edizione di Cannes ha attratto controversie per aver presentato una versione restaurata de I diavoli di Ken Russell, film censurato per decenni. La director’s cut, di 114 minuti, non ha semplicemente restituito la bellezza estetizzante dei colori, ma anche il messaggio politico di Ken Russell, che per anni era stato annegato e censurato dalle varie copie in circolazione. La pellicola, restaurata dalla Warner ClockWork è stata la punta di diamante di questa edizione del Cinema Ritrovato. Ancora non si sanno con precisione i piani della compagnia, ma senza dubbio è pianificata una distribuzione negli Stati Uniti e, a seguire, in altri paesi tra cui l’Italia.
I diavoli di Ken Russell, film senza dubbio ritrovato, è stato presentato con un restauro comprendente le scene tagliate nelle precedenti versioni con la stessa qualità con cui era stato restaurato il film (4K), grazie alle ottime condizioni in cui la Warner aveva conservato il materiale. Tra le altre cose, Guillermo del Toro, grande amante del film, è stato direttamente chiamato a visionare il progetto.

Soprattutto, il restauro ha dato modo di vedere i motivi ridicoli per cui questo film è stato tenuto nascosto così a lungo: i sistemi di potere, sia quelli presentati del film, così come quelli responsabili di aver ostracizzato il film da festival e sale. I Diavoli tratta di vicende realmente accadute, narrate nel libro I Diavoli di Loudun di Aldous Huxley: Padre Grandier, prete di Loudun nel XVII secolo, viene accusato di stregoneria. I Diavoli è sempre stato sentito da Russell come il suo vero e unico film politico, e la mancanza di materiale delle versioni precedenti, così come la censura in vari paesi, era stata per lui devastante.
Gli eventi storici sono ovviamente enfatizzati, con un’esplicita manifestazione di violenza, nudità e contenuti sessuali. Padre Grandier (Oliver Reed) è un parroco dai modi dissoluti, che indulge nel peccato della carne troppo frequentemente per un uomo del suo rango. Nonostante ciò, è molto benvoluto dalla cittadinanza di Loudun, che vive pacificamente praticando sia il protestantesimo che il calvinismo. Il prete è anche adorato, forse troppo, dal convento di suore orsoline gestito da Giovanna degli Angeli (Vanessa Redgrave): quest’ultima nello specifico è mossa da una violenta passione erotica nei confronti di Grandier, che vive tuttavia in maniera nevrotica.

Alla fine Giovanna sarà una pedina usata dai potenti, in quanto la sua testimonianza verrà sfruttata per convincere la popolazione che Grandier sia in realtà il diavolo e che abbia posseduto l’intero convento. Qual è la colpa del prete e perché si è trovato in questa situazione? Semplicemente ha espresso il volere del popolo, conflittuale con quello regio. Il cardinale Richelieu e Luigi XIII volevano infatti abbattere le mura di Loudun per privarla della propria autonomia, soprattutto religiosa, e Grandier si era espresso contro quest’iniziativa, essendo lui governatore della città. Nonostante fosse un uomo peccaminoso, Grandier amava Loudun e intendeva proteggerla, anche a costo della dignità e, eventualmente, della vita.
Comunione con il profano: I Diavoli tra messaggio ed estetica
I Diavoli avvia una serie di riflessioni sulle strutture di potere attuali: viene mostrata la facile corruzione del potere, soprattutto all’interno degli spazi religiosi. A Grandier è infatti concesso di agire in libertà, soddisfacendo ogni sua voglia, mentre le suore orsoline sono costrette a rimanere recluse nel proprio monastero. Il film eccelle anche nel mettere in scena i corpi delle donne: il desiderio femminile, tacito e segreto, è l’inciting incident di questo film e mostra come spesso la repressione porti a danni che sfuggono al controllo. Il desiderio erotico di Giovanna non può manifestarsi come ella desidera, viene dunque sfruttato a servizio delle autorità, che vogliono deridere ed eliminare Grandier.

La nudità, in questo contesto, non è semplice scandalo, bensì una dimostrazione della repressione stessa: i corpi nudi delle suore che erompono sullo schermo altro non sono che la critica stessa al sistema in cui sono immerse. Il gesto di svestirsi diventa quindi liberazione da ogni impulso, ma al tempo stesso atto soggetto a potere esterno. Le suore pensano di trovare libertà attraverso la promiscuità, troppo a lungo lasciata da parte, ma in realtà i loro corpi si asserviscono comunque: si tratti di un sistema religioso o di un sistema patriarcale, la libertà non è mai nelle mani delle donne stesse, ma è sempre asservimento a qualcosa o a qualcuno.
Se il significato del film non bastasse, la messa in scena convince senza dubbio del fatto che I Diavoli sia uno dei migliori film di sempre. Il restauro ha infatti restituito alla pellicola i colori sgargianti della scenografia e dei costumi, che esplodono sullo schermo in un tripudio di policromia. I set progettati da Derek Jarman si impongono monumentalmente sulla scena, ricordando i grandi kolossal di Hollywood come Cleopatra e Ben Hur, ma rivelando anche l’intimità dei personaggi (tra le altre fonti di ispirazione c’è La Passione di Giovanna d’Arco di Dreyer). Parallelamente, dopo aver curato la scrittura, Ken Russell narra visivamente la storia con attenzione minuta a ogni dettaglio.

Particolarmente stupefacenti sono le visioni avute da Suor Giovanna degli angeli: l’immagine di Grandier si mescola tra sacro e profano nella sua mente, assumendo prima le fattezze di Cristo e poi di un uomo a cui chiedere la più feroce passione. Con apparenza statuaria, l’uomo cammina sulle acque e raggiunge la donna, che si inchina ai suoi piedi e procede poi a leccare il suo costato sanguinante. Giovanna, in quel momento, compie il sacramento della comunione, bevendo il sangue di Cristo, ma al tempo stesso compie un atto incredibilmente erotico. Il costato dell’uomo, da cui secondo la Bibbia nacque Eva, rappresenta per Giovanna la sua rinascita: dopo averlo soppresso a lungo, il desiderio esplode. Una scena semplice che spiega il linguaggio assolutamente dirompente de I Diavoli e che soprattutto invita lo spettatore a continuare a guardare questo capolavoro.
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