Aurora di F.W. Murnau, la perfezione del cinema muto prima dell’alba del sonoro

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Anche quest’anno torna a rinfrescare le afose serate estive il Cinema Ritrovato. Ormai alla sua quarantesima edizione, il prestigioso festival ha avviato un fitto programma diviso tra le varie sale di Bologna, oltre alle tradizionali proiezioni all’aperto in Piazza Maggiore. La serata inaugurale, il 20 giugno 2026, ha deliziato il pubblico con un cineconcerto: la banda dal vivo ha musicato Aurora, nell’originale Sunrise: A Song of Two Humans. Il film segue infatti una trama generica, ma mai banale, di un uomo e una donna, del loro amore che si corrompe ma che alla fine troverà modo di risorgere.

Aurora, nell'originale Sunrise: A Song of Two Humans, proiettato al festival del cinema ritrovato di bologna

Di cosa parla Aurora, il classico di Murnau

Aurora è un film muto del 1927 diretto dal grande Murnau (NosferatuFaust) ed è un classico proprio per l’universalità del suo messaggio: i due protagonisti non hanno nome, si chiamano semplicemente “Moglie” e “Marito”. Aurora si apre con una didascalia in cui si dice che questa “canzone” è possibile ascoltarla sempre, quandunque ci sia la vita, sia essa dolce o amara. Le istanze presentate sono le seguenti: è tempo d’estate e le persone dalla città si trasferiscono in campagna per breve tempo. Solo una suadente signora si trattiene di più: la “donna della città” ha deciso di trascorrere più tempo del dovuto proprio per continuare la relazione focosa che ha avviato con il “Marito”.

Aurora, film diretto da Murnau; qui un frame di un uomo che guarda l'orizzonte.

L’uomo cede infatti alla sua bellezza e si concede a fugaci incontri notturni, mentre la “Moglie” è costretta a rimanere a casa a prendersi cura della bambina, annegando nei debiti che l’uomo ha accumulato. La donna della città lo prega di seguirla in città con lei, ma lui è legato alla campagna dalla moglie; qui la trama avvelenata che mette tutto in movimento: la donna gli suggerisce di ammazzare la moglie fingendo che sia annegata in un viaggio in barca.

L’uomo all’inizio è confuso, incerto, ma finisce per cedere all’idea che si insidia nella sua mente. La moglie è felice di uscire di casa, il marito la porta al largo e, con fattezze mostruose che rispecchiano il suo io interno, cerca di compiere l’atto brutale.

Tuttavia, lo sguardo docile della moglie lo convince a cambiare, e pentito la riporta a terra. Lei procederà a scappare e, tra una peripizia e l’altra, i due si ritrovano a passare una giornata in città. Un periodo di riscoperta e riflessione per la coppia, che torna a comportarsi come due ragazzini innamorati. Aurora non ha una trama particolarmente arzigogogata, e neppure contemporanea, se dobbiamo dirlo: l’eccessiva violenza costantemente manifestata dall’uomo viene alla fine perdonata attraverso il pentimento. In un periodo in cui si mette in dubbio la definizione di femminicidio, Aurora non è sicuramente un film che regge il test del tempo.

La difficile e ricercata estetica di Aurora

Perché il film di Murnau sarebbe un capolavoro allora? Semplicemente perché rappresenta l’arrivo di un linguaggio, quello del cinema muto, alla perfezione più totale; un picco raggiunto tra l’altro appena prima dello scavalcamento da parte del cinema sonoro, che sarebbe stato inaugurato nel 1927 con Il cantante di jazz. Murnau aveva realizzato del cinema incredibile nella sua patria, la Germania: pensiamo solo a Nosferatu, ripreso anche negli ultimi anni dal remake di Robert Eggers.

Cinema, personaggi e storie per sempre impressi nell’immaginario collettivo, raccontati con l’estetica sbalorditiva e rivoluzionaria dell’Espressionismo tedesco.

Aurora, una coppia di innamorati sorridono felici in campagna.

Aurora esce dagli spazi stretti e dagli angoli distorti che avevano caratterizzato i film di quel filone, per trovare libertà e respiro nel contesto hollywoodiano. Murnau, infatti, era emigrato negli Stati Uniti vista l’accrescimento delle tensioni in Germania, dove rischiava di essere perseguitato a causa della sua omosessualità.

Aurora, in questo senso, sembra appropriarsi dei grandi spazi americani, mostrando nell’interezza la campagna statunitense così come le città iperrealiste, dall’estetica esagerata.

C’è un largo uso di tracking shots, tecnica difficilissima da realizzare con le pesanti macchine di allora. Infinite sovraimpressioni rendono le singole inquadrature degli istanti di sogno quasi surreali. Il montaggio di Aurora rende la trama lineare molto coesa e compatta, creando un perfetto viaggio ricco di parallelismi, con un soddisfacente pay-off finale in cui tutto torna come dovrebbe. Ovviamente, la bellezza del film è stata accompagnata dalla musica dell’orchestra, il che ha favorito un’esperienza ancora più immersiva, trovando quella combinazione perfetta tra musica e immagine sullo schermo.

Poesia in movimento firmata da Murnau all’apertura di Cinema Ritrovato, che con questa edizione punta senza dubbio a stupirci ancora.


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Dalla prima cassetta di Spielberg che vidi a casa di nonna, capii che il cinema sarebbe stata una presenza costante nella mia vita.
Una sala in cui i sogni diventano realtà attraverso scie di luce e colori è magia pura, possibilmente da godere in compagnia.
"Il cinema è una macchina che genera empatia", a calarmi nei panni degli altri io passo le mie giornate.

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