Dopo il successo del film d’animazione del 2016, Oceania torna al cinema: il live-action Disney arriverà nelle sale italiane il 19 agosto, con la regia di Thomas Kail. Oceania racconta la storia di Vaiana (Catherine Laga’aia), principessa dell’isola di Motunui, che viene scelta dall’Oceano per superare la barriera corallina, solcare il mare e restituire il cuore magico alla dea Te Fiti, rubato millenni prima dal semidio Maui (Dwayne “The Rock” Johnson).

Oceania, di cultura e folclore polinesiano
La trama di Oceania si ispira alla cultura polinesiana, in particolare a un capitolo storico, noto agli studiosi come la grande pausa: per quasi duemila anni, i popoli polinesiani smisero di viaggiare attraverso l’oceano, e le ragioni sono tuttora sconosciute. Diverse teorie furono proposte: alcuni sostengono che i polinesiani abbiano ricominciato a viaggiare per condizioni di vento favorevoli sostenute da El Niño, altri che il cielo notturno fosse illuminato da supernove visibili, altri ancora che l’avvelenamento da ciguatera – un’alga velenosa – avesse contaminato il pesce, spingendo gli abitanti a cercare nuove terre.
Il carattere ambientale di Oceania affonda le radici in una storia dove il rapporto con la natura è vitale. Vaiana, scelta dall’oceano, parte alla ricerca di un rimedio per ridonare prosperità all’isola di Motunui: quando la natura perde il suo equilibrio, i pesci scompaiono, le coltivazioni appassiscono e la barriera corallina inizia a perire, l’unica soluzione sembra essere mettersi in viaggio, alla ricerca di nuove isole.

Oltrepassare la barriera corallina (o reef, in inglese) è vietato: il padre di Vaiana, capovillaggio di Motunui, è spaventato dall’idea di spingersi oltre, ma Tala, nonna di Vaiana, incoraggia la protagonista a varcare il confine. Tala è, infatti, la custode dei miti antichi: custodisce e trasmette le storie e i miti del passato alla nipote che, una volta appresa la storia del proprio popolo, supera il reef per solcare il mare. La nonna diventa così una figura liminale, sospesa tra passato e futuro, capace di guidare la nipote verso un sapere ancestrale.
E’ così che Vaiana si imbatte nel semidio Maui, che la accompagnerà nel suo viaggio alla ricerca del cuore di Te Fiti. Nella mitologia, Maui è uno degli eroi più amati: secondo le leggende, appena nato fu gettato in mare dalla madre per essere salvato dall’Oceano. Anche i suoi tatuaggi, come nel film, assumono un significato particolare: nella cultura polinesiana, i tatuaggi raccontano l’identità, il rango sociale e la storia personale di un individuo.

Oceania, una favola ambientalista
In Oceania, l’ambiente circostante non è solo uno sfondo, ma piuttosto una presenza dinamica: questa visione animistica della natura punta a considerare il paesaggio come un personaggio dotato di agency – cioè di una propria capacità di agire, e non di essere meramente passivo – dove la mitologia rieccheggia nel simbolismo e nelle allegorie.
Il mare diventa un personaggio dotato di personalità, capace di interagire con i personaggi, e non più un mero sfondo alle avventure dei protagonisti. Anche la Terra è dotata di agency: Te Fiti, una volta restituitole il cuore, si rannicchierà su se stessa, riprendendo l’immagine di Madre Natura. Il cuore perduto di Te Fiti diventa così il simbolo di una memoria collettiva, in cui il rapporto con la natura è vitale.

Una concezione che richiama anche quanto sostiene lo scrittore e antropologo Amitav Ghosh ne La maledizione della noce moscata (in originale, The Nutmeg’s Curse): la Terra non è un sistema inerte né un semplice scenario delle attività umane, ma un organismo vivente con cui l’uomo coltiva un rapporto reciproco. In un certo senso, Oceania potrebbe inserirsi in ciò che Ghosh chiama favola ambientalista: un racconto simbolico, che utilizza miti, leggende e forme tradizionali per denunciare una crisi ambientale e cercare un equilibrio tra esseri umani e natura.
Oceania, avevamo bisogno del live-action?
Avevamo davvero bisogno del live-action? La risposta potrebbe non essere univoca. La trama rimane invariata e anche le canzoni sono pressoché identiche, cambia soltanto chi presta la voce ai personaggi. Catherine Laga’aia debutta nel ruolo di Vaiana, interpretando un’eroina con cui è facile empatizzare; e Dwayne “The Rock” Johnson, invece, torna a vestire i panni del semidio Maui, riprendendo il ruolo che aveva già doppiato nel film d’animazione del 2016.

Sicuramente, si tratta di un remake molto fedele al film d’animazione, a differenza di altri live-action Disney in cui la trama è stata stravolta. Se da un lato il film non aggiunge nulla di nuovo rispetto all’originale, rendendo il remake un prodotto non indispensabile, dall’altro ne preserva il valore pedagogico, attirando l’attenzione anche dei più piccoli. Così, in un panorama di remake spesso superflui, Oceania trova la propria ragione d’essere soprattutto nella forza del messaggio che continua a trasmettere.
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