Se ne parla tantissimo. La prima stagione di Off Campus sta spopolando sia sugli schermi che sui social. La serie, ispirata alla fortunatissima saga di Elle Kennedy e diretta dalla showrunner Louisa Levy, segue le avventure di un gruppo di studenti della fittizia Briar University. La protagonista è Hannah Wells (Ella Bright), studentessa brillante di musica, che intreccia una relazione con il popolare capitano della squadra di hockey, Garrett Graham (Belmont Cameli).

La trama, chi sono Hannah e Garrett, gli opposti che si attraggono
La prima puntata ha un inizio in medias res: Hannah si imbatte casualmente in Garrett nello spogliatoio della squadra di hockey. I due, dopo questo incontro, graviteranno sempre di più l’uno verso l’altra, finché Garrett non coglierà l’occasione per conoscere meglio Hannah.
La protagonista è l’unica ad aver preso il massimo dei voti nel compito di filosofia su Kant, scoglio durissimo per il capitano di hockey, che fatica a passare l’esame. Hannah, dal canto suo, è infatuata del chitarrista Justin (Josh Heuston). I due stringono un patto: Hannah farà da tutor a Garrett, e in cambio si fingeranno una coppia, così da far ingelosire Justin e attirare finalmente la sua attenzione.

Off Campus tra pop e culture: Shakespeare, Kant e JLo
Non è la prima volta in cui l’espediente del fake dating viene messo in scena: se pensiamo alla saga di To all the boys I’ve loved before, scritta da Jenny Han, la premessa è identica. Un falso fidanzamento per far ingelosire qualcun altro.
Off Campus è costellata di riferimenti, sia pop che culturali. Ad esempio, la scena in cui Allie Hayes (Mika Abdalla), migliore amica e coinquilina di Hannah, balla sulle note di On the floor di JLo e Pitbull è andata subito virale sui social, tant’è che il team di JLo non ha tardato a far incontrare le due per pubblicare un reel.

Ancora, Hannah e Garrett affrontano la filosofia kantiana applicandola a dilemmi contemporanei. Ad esempio, la professoressa interroga Garrett ponendogli una domanda molto interessante: cosa avrebbe pensato Kant del ghosting odierno? È uno dei tanti momenti in cui Off Campus prova a raccontare la vita universitaria nelle sue molteplici sfaccettature – sebbene rimanga piuttosto romanzata – facendo dell’esperienza accademica una parte integrante della narrazione, anziché un semplice sfondo.
Un altro momento in cui la letteratura viene reinterpretata attraverso una lente moderna (in quanto English major ho apprezzato, ma potrebbe essere molto contestabile, ndr) è la scena del Drunk Shakespeare: uno spettacolo interattivo organizzato dagli studenti di teatro del college, che trasforma Sogno di una notte di mezza estate (A midsummer night’s dream, in originale), una delle commedie shakespeariane più celebri, in una performance irriverente tra aiuto del pubblico, alcol e costumi teatrali.

Sotto la superficie: Off Campus oltre gli archetipi da rom-com
A prima vista, Off Campus sembra costruita attorno ad archetipi da rom-com (e in parte lo è); ma il motivo per cui la serie sta conquistando il pubblico non è solo la storia d’amore, ma anche il modo in cui si sceglie di raccontarla.
Apparentemente una storia dalle premesse leggere, Off Campus affronta temi e problematiche difficili. Hannah e Garrett stanno affrontando entrambi traumi radicati nel passato: lei ha subito una violenza al liceo, mentre lui porta con sé un trauma familiare sin dall’infanzia. I due protagonisti, infatti, si aprono l’uno con l’altra, aiutandosi reciprocamente a metabolizzare il proprio vissuto.

La serie sviscera i temi in modo delicato, lasciando a ogni personaggio lo spazio necessario per affrontare i propri traumi con una cura che raramente si è vista nei teen drama. Questa attenzione si riflette anche nelle amicizie tra i membri della squadra di hockey: ai ragazzi viene finalmente concesso di mostrarsi vulnerabili, non solo in coppia, ma anche tra amici. È un dettaglio che contribuisce a rendere Off Campus una serie diversa da molti romance universitari: gli archetipi restano gli stessi, ma vengono riscritti attraverso una mascolinità capace di ascoltare e comunicare.
“Men written by women”: perché Off Campus sta spopolando
Non a caso, quando Garrett chiede a Dean Di Laurentis (Stephen Kalyn), suo amico e compagno di squadra di hockey, consigli su come vivere l’intimità con Hannah, la conversazione si concentra sulla sicurezza emotiva. Dean dice all’amico che la parola chiave è una sola: “trust“, fiducia, e seguendo poi con “consent is key“, sottolineando l’importanza di creare uno spazio sicuro, in cui il consenso è alla base dell’intimità. Lo stesso approccio emerge con John Logan (Antonio Cipriano), che intuisce il motivo per cui Hannah evita di bere alle feste e suggerisce a Garrett di offrirle una birra in lattina per farla sentire più sicura.

Off Campus sorprende anche per questo: parte da personaggi stereotipati – il capitano della squadra di hockey, la studentessa brillante di musica, il gruppo di amici affiatati – per poi scavare sotto la superficie e raccontare dinamiche relazionali più complesse.
Gli amici, infatti, vengono spesso descritti come “green flag” sui vari post pubblicati online, oppure come costruiti attraverso il female gaze (letteralmente, “sguardo femminile”). “Men written by women” (“uomini scritti dalle donne”): “troppo belli per essere veri”, è questo il messaggio che emerge dai social. Eppure, gran parte di ciò che i protagonisti fanno consiste semplicemente nell’ascoltare, rispettare il consenso e mostrarsi vulnerabili. Più che irrealistici, sembrano raccontare una forma di mascolinità che il romance ha iniziato a mettere al centro negli ultimi anni.

Una serie capace di parlare a più generazioni: estetica anni ‘90 e storie su Instagram
Off Campus viene spesso definita una serie Gen Z, senza per questo escludere il pubblico Millennial, diventando un prodotto con un target più eterogeneo di quanto si pensi a prima vista. La serie nasce già da un incontro tra le sensibilità delle due generazioni: The Deal, il primo romanzo della saga di Elle Kennedy, è stato pubblicato nel 2014; ma l’adattamento televisivo di Prime di quest’anno riprende diversi elementi Gen Z, da un’estetica più contemporanea a una mentalità attenta ad alcuni temi.

Dal punto di vista stilistico, nella serie ricorrono diversi richiami all’estetica delle commedie a cavallo tra gli anni Novanta e Duemila, provocando un effetto nostalgia per i Millennial: dalle varsity jacket della squadra di hockey ai costumi che evocano film come Legally Blonde.
Allo stesso tempo, Off Campus non rinuncia ad alcuni elementi Gen Z: ad esempio, la rappresentazione dei social risulta particolarmente realistica, rendendo alcune scene molto immedesimabili per i ventenni di oggi. Il semplice fatto che siano integrati come parte del racconto, e come strumenti per connettersi, rende la serie molto credibile: basti pensare alla pagina di Jules Logan (Julia Sarah Stones), “The Fifth Line”, dove segue la squadra di hockey della Briar U nelle varie partite.
Off Campus piace non solo perché rilegge i trope classici del romance universitario attraverso una lente contemporanea, ma anche per temi ed estetica capaci di parlare a più generazioni.
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