Big Little Things (Huangyan shenghuo) è il lungometraggio d’esordio di Michelle Zhou presentato in Concorso nella sezione Orizzonti alla 83a Mostra del Cinema di Venezia. Una pellicola delicatissima sulle bugie che siamo disposti a raccontare – e a raccontarci – e su come, invece, la verità sia il primo passo per una guarigione collettiva.
Big Little Things, il silenzio non è la risposta
In Big Little Things, Xiao Lei (Cuishan Liang) vive in città con la compagna Li Bei (Jialing Sun), che la famiglia considera una semplice coinquilina. Per festeggiare il Capodanno lunare, Xiao Lei ritorna nella sua casa d’infanzia a Harbin, nel Nord-Est della Cina. I genitori, però, non sono a conoscenza del suo più grande segreto: l’omosessualità. Per nascondere, soprattutto alla madre, esigente e tradizionalista, il legame con la compagna, Xiao Lei chiede aiuto a un suo cliente, il giovane Chen Yao, per recitare la parte di “fidanzato fittizio” alla cena di Capodanno.
Man mano che il confine tra realtà e finzione diventa più labile, Xiao Lei si ritrova parte di un’emotività fisica inaspettata, che mina la sua stessa identità. La compagna Li Bei arriva a Harbin all’improvviso e, in quel momento, nella facciata costruita con grande cura da Xiao Lei iniziano a vedersi alcune crepe, fino al crollo completo, che la porta ad avere un confronto con la madre perché il silenzio non è più la risposta.

Big Little Things, un atto di guarigione collettiva
Con un’influenza fortemente autobiografica, in Big Little Things Michelle Zhou mostra un punto di vista diverso sul coming-out, e lo fa con una delicatezza immensa. Il film parla di una realtà che la regista conosce molto bene: nella Cina continentale contano di più le aspettative familiari che la volontà individuale e la priorità è quella di proteggere i sentimenti dei genitori e il buon nome di famiglia.
In questo senso, Xiao Lei è convinta di proteggere i genitori da un dolore troppo grande, una delusione da cui non si risolleverebbero più. E per questo nasconde la propria omosessualità. Ma Big Little Things vuole andare oltre. Con una sceneggiatura sapientemente dosata, il film mette in guardia sui pericoli di questo comportamento – per sé stessi e, soprattutto, per le persone coinvolte.
Big Little Things si configura quindi come riflessione sulla forza distruttrice del silenzio. Il momento esatto in cui la facciata esplode è rappresentato nell’intimità forzata e fittizia tra Xiao Lei e il finto fidanzato Chen Yao durante la cena di Capodanno. È il punto di rottura per la protagonista, costretta ad affrontare una domanda fondamentale: è possibile annullare la propria identità in favore della felicità altrui?

Il confronto generazionale tra Xiao Lei e i genitori è impeccabile, anche grazie al fatto che il padre della protagonista è interpretato dal vero padre della compagna della regista – un uomo che ha vissuto in prima persona la stessa situazione raccontata in Big Little Things. In questo modo il cinema diventa ponte effettivo tra realtà e finzione, un’occasione concreta di catarsi per una generazione a cui nessuno ha insegnato l’accettazione.
Big Little Things è un meraviglioso ritratto di due generazioni diverse e del loro tentativo di comunicare. Le bugie che ci sembrano innocenti sono esse stesse il germe dell’incomprensione. L’unico modo per sanare le ferite è quello di considerare l’identità individuale come fondamento per la costruzione di rapporti sinceri.
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