Presentato all’83esima Mostra del Cinema di Venezia, NAZA è il nuovo e necessario documentario di Yuval Abraham e Rachel Szor, due dei quattro registi premio Oscar di No Other Land, e prodotto da Jonathan Glazer (La zona d’interesse), che denuncia dall’interno il sistema militare di Israele, un sistema genocidario di deumanizzazione delle vittime dei bombardamenti a Gaza.
NAZA arriverà nelle sale italiane il 28, 29 e 30 settembre 2026 distribuito da I Wonder Pictures.
NAZA, il danno collaterale
NAZA è frutto del lavoro giornalistico d’inchiesta dei registi, che hanno sfruttato la loro posizione privilegiata come cittadini israeliani per far luce sulla banalità del male presente in Israele, ovvero il sistema militare, gerarchico e compartimentalizzato dello Stato atto a giustificare il genocidio perpetrato ancora oggi in Palestina.
Il documentario è un lavoro che è durato anni a causa della difficoltà di reperire le fonti e garantire la sicurezza di tutte le persone coinvolte. NAZA si basa sulle testimonianze dirette di 24 ufficiali e soldati dei servizi segreti militari israeliani, che hanno accettato di essere intervistati a patto di rimanere anonimi. Il loro aspetto e le loro voci sono stati alterati digitalmente per far fede a questa promessa.
I soldati intervistati fanno tutti parte di un’élite sociale e culturale israeliana. Nel documentario, ognuno di loro spiega le motivazioni personali che lo hanno spinto a servire Israele dopo l’attacco di Hamas del 7 ottobre. Da quel giorno – come spiegano i registi –, la leadership israeliana ha normalizzato idee genocidarie sulla popolazione di Gaza, definendo dei civili innocenti «animali umani».
(ph. Jacopo Salvi – Courtesy Archivio Storico La Biennale di Venezia)
In un’intervista, Yuval Abraham e Rachel Szor specificano che i soldati israeliani intervistati in NAZA non possiedono una versione del genocidio più veritiera rispetto a quella delle vittime, ma, in un mondo che ancora si rifiuta di credere alle vittime, minimizzandone le testimonianze, entrambi sperano che questa negazione possa essere resa più difficile mostrando il marciume interno al sistema israeliano.
NAZA denuncia il metodo calcolato di distruzione di massa e riflette sulla responsabilità dei singoli individui. I registi sostengono che la questione del genocidio sia inscindibile da quella dell’intenzionalità. Il sistema genocidario israeliano offre ai soldati una giustificazione perfetta, che deresponsabilizza le scelte compiute ogni giorno, poiché deumanizza le vittime. L’uso di software basati sull’intelligenza artificiale per individuare e selezionare i bersagli da bombardare e, quindi, uccidere contribuisce a trasformare la guerra in videogioco, rendendo le vittime un semplice insieme di punti sullo schermo, non tanto dissimili da banali numeri.
In questo senso, il titolo del film, NAZA, è un riflesso di questa mentalità. “NAZA” è un acronimo militare che significa “danno collaterale”. I “danni collaterali” rappresentano quindi i civili innocenti uccisi dai bombardamenti israeliani che avevano come obiettivo quello di colpire gli esponenti di Hamas. Riferirsi alle vittime civili come “NAZA” contribuisce così a giustificare ogni attacco ai danni dei palestinesi, poiché priva di significato l’esistenza stessa delle vittime, per la maggior parte donne e bambini.
(ph. Aleksander Kalka – Courtesy Archivio Storico La Biennale di Venezia)
NAZA, il cinema nel giornalismo
NAZA non è solo un lavoro d’inchiesta necessario, ma è anche un’operazione documentaristica estremamente riuscita. Attraverso una mano sapiente, i registi riescono a mostrare Gaza attraverso la sua assenza.
Durante le interviste ai soldati israeliani sui tetti di Tel Aviv, Yuval Abraham e Rachel Szor scelgono di mostrare la città. Le testimonianze di distruzione e morte ai danni dei civili palestinesi, la maggior parte dei quali bombardati nella tranquillità della propria casa, sono arricchite proprio dalle inquadrature degli appartamenti a Tel Aviv. C’è chi guarda la televisione, chi mangia, chi fa yoga. Il parallelismo che produce la contrapposizione tra testimonianze di morte e immagini di vita è lampante e imprescindibile: chiunque può essere un NAZA.
Il documentario di Yuval Abraham e Rachel Szor è necessario perché chiarisce una volta per tutte che il massacro dei civili palestinesi non è, come è sempre stato detto, un danno collaterale della guerra, ma un’azione premeditata, un’intenzione specifica di distruggere un’intera popolazione. Il mondo chiede ancora una volta giustizia.
Seguici su Instagram, Facebook e Telegram per sapere sempre cosa guardare!
Non abbiamo grandi editori alle spalle. Gli unici nostri padroni sono i lettori. Sostieni la cultura giovane, libera e indipendente: iscriviti al FR Club!
