Dopo aver vinto il Leone d’Oro per The woman who left – La donna che se n’è andata nel 2016, Lav Diaz (When the waves are gone, Phantosmia) ritorna al bianco e nero per l’83esima Mostra del Cinema di Venezia con Let us through, dear ancestors, con un’opera Fuori Concorso che vuole indagare nuovamente la violenza del colonialismo nelle Filippine.
Let Us Through, Dear Ancestors, la religione come arma di morte
In Let us through, dear ancestors, il maestro del bianco e nero ritorna, e lo fa con una fotografia ineccepibile. La camera fissa crea veri e propri quadri, in cui la composizione visiva e la scenografia ipnotizzano lo spettatore, trasformandolo in una sorta di voyeur dell’ingiustizia. La maestria con cui Diaz dirige gli attori si riflette nei movimenti controllati che compongono le coreografie in scena, sempre impeccabili e in costante armonia con la natura selvaggia delle Filippine.
Lav Diaz riprende il racconto della ferita coloniale delle Filippine. Ambientato nel 1617, circa un centinaio di anni dopo Magellan, il film mostra la storia del frate spagnolo Padre Enciso (Bart Guingona), encomendero di una delle Islas Filipinas, che governa con il pugno di ferro, abusando gli abitanti indigeni in nome di una religione straniera.

Il sistema dell’encomienda coloniale è stato sfruttato dagli spagnoli durante la colonizzazione dell’America del Sud e delle Filippine. L’encomienda era un territorio affidato al governo di encomendieros che contribuiva alla subordinazione fisica, morale e religiosa delle popolazioni indigene.
All’interno di questo sistema, gli abusi coloniali ai danni dei nativi erano incentivati. In Let us through, dear ancestors, Padre Enciso abusa sessualmente le donne della comunità, i cui compagni sono morti a causa dei lavori forzati per la costruzione di una chiesa; costringe gli uomini a intraprendere una missione potenzialmente mortale, sempre in nome della religione; imprigiona una donna (Isabel Sandoval), considerata emissaria del demonio, poiché si rifiuta di abbandonare i suoi costumi nativi.
Let us through, dear ancestors critica pesantemente il pretesto religioso alla base del colonialismo. La costruzione di una chiesta – la casa di Dio – porta alla morte di centinaia di persone. Questi edifici restano la testimonianza degli orrori della colonizzazione.
Let Us Through, Dear Ancestors, la memoria storica delle Filippine

Lav Diaz mostra in Let us through, dear ancestors tutte le varie sfaccettature del colonialismo. Il film vuole indagare un comportamento sistematico che induce a una sorta di lavaggio del cervello della popolazione indigena. Padre Enciso è il principale responsabile della sofferenza della comunità, sia chiaro. Il film però va oltre.
Bari Bari (Yul Servo), un nativo criminale che ruba e uccide per tornaconto personale, si fa corrompere da Padre Enciso, entrando così a far parte di un sistema di morte; Mang Tugis (Bon Cabrera), Higante (Rafa Siguon-Reyna) e Diego (Amado Arjay Babon) scelgono di servire Padre Enciso, assoggettati a una mentalità colonialista; e l’architetto missionario che aiuta con i progetti della nuova chiesa fa parte di quell’Occidente che non si rende conto delle atrocità compiute con il proprio comportamento, convito invece di aiutare gli indigeni dispensando loro la civiltà. Com’è evidente, tutti fanno parte del sistema.
Come visto in Magellan, l’opera violenta di colonizzazione viene mascherata da missione religiosa. In questo modo, la responsabilità degli orrori commessi è traslata sul piano divino, e quindi diventa intoccabile. Let us through, dear ancestors è profondamente radicato nelle filippine del 17esimo secolo, ma la critica al colonialismo è più che mai attuale, come spiega lo stesso Diaz nell’intervista rilasciata a NPC Magazine per When The Waves are Gone.

In questo senso, Let us through, dear ancestors riprende il tema della pericolosità della religione come arma di colonizzazione. La memoria storica delle Filippine diventa così condanna di un modus operandi universale, cristallizzata nelle parole di Himamat (Ronnie Lazaro): “Un giorno la vostra ombra inghiottirà tutto il vostro essere.”
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