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Aladdin, i trent’anni del Classico Disney che ci ha insegnato a volare

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8 minuti di lettura

Usciva trent’anni fa Aladdin, il film d’animazione diretto da Ron Clements e John Musker ispirato al racconto persiano Aladino e la lampada meravigliosa da Le mille e una notte. È il 31° Classico Disney e fa parte del periodo chiamato Rinascimento Disney. Il film ebbe un’enorme successo di critica e pubblico, vinse due premi Oscar (Miglior colonna sonora e Miglior canzone) e divenne il miglior incasso mondiale del 1992. Ma cosa rende Aladdin un film importante per l’animazione e non solo? Riscopriamo Aladdin celebrandone i primi trent’anni!

Una storia di prigionie e desideri

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Aladdin narra le vicende di quattro personaggi fortemente diversi tra loro, eppure così simili nei propri desideri. Jafar è l’antagonista, il Gran Visir del sultano di Agrabah, un villain scaltro e spietato scritto e disegnato a regola d’arte; il suo obiettivo è quello di recuperare la lampada magica che giace in una caverna dove vi può entrare solo un “diamante grezzo” (una persona umile e inaspettatamente di valore).

Aladdin è un ladro che passa le giornate compiendo piccoli furti al mercato di Agrabah, ma viene subito mostrato come un ragazzo dal cuore d’oro, rivelandosi appunto il diamante grezzo che Jafar cercava. Jasmine è la figlia del sultano, rinchiusa da tutta la vita nell’imponente palazzo reale di Agrabah; una principessa di carattere che respinge ogni possibile spasimante scelto dal padre, un’indipendenza femminile simbolo del periodo rinascimentale dell’animazione Disney.

E infine c’è il Genio, un essere che vive all’interno della lampada magica in grado di esaudire tre desideri scelti dal proprio padrone; egli però dietro alla sua allegra irrequietezza nasconde un desiderio che non può esprimere: essere libero.

Jafar desidera la lampada e i poteri infiniti che di conseguenza può assumere tramite questa, Aladdin desidera una vita più agiata e guarda con occhi sognanti il palazzo reale dalla sua misera abitazione, mentre Jasmine, al contrario, desidera scappare da quella ricchezza che la confina a una vita senza esperienze esterne alle proprie mura.

L’influenza di Robin Williams (e Gigi Proietti) sul personaggio del Genio

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Robin Williams e l’animazione sono nati l’uno per l’altra, e in Aladdin finalmente si incontrano.

(Roger Ebert)

Nella storia dell’animazione pochi interpreti sono stati tanto significativi nella caratterizzazione di un personaggio quanto Robin Williams nei panni del Genio. La sua influenza artistica è evidente nella vivacità espressa dal personaggio, nella frenesia dei tempi comici, nel trasformismo scalmanato fatto di battute e controbattute in autonomia che tolgono parole agli altri personaggi in scena, dando l’impressione di assistere ad un one man show che lascia senza fiato.

In particolare si può notare l’abilità dialettica espressa in Good Morning, Vietnam, il trasformismo che sarebbe venuto fuori un anno dopo in Mrs. Doubtfire e la profonda dolcezza simil paterna del professor Keating ne L’attimo fuggente.

Nella versione italiana la voce del Genio è quella di Gigi Proietti, una scelta a dir poco perfetta sia sul piano qualitativo vocale che sulle caratteristiche dei due interpreti: anche lui un grande artista, anche lui uno showman della commedia, anche lui dotato di una profondità interpretativa unica.

Il Genio è un personaggio a cui è impossibile non voler bene, così come era impossibile non voler bene a Robin Williams e Gigi Proietti. Un personaggio rimasto nell’immaginario collettivo come pochi, una dolce eredità lasciataci da due interpreti che avremmo sempre voluto abbracciare, ed è per questo che l’abbraccio finale tra il Genio e Aladdin, sempre commovente, sembra aver magicamente assunto un significato ancora più sincero.

Jasmine, la rivoluzione femminile della Disney

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L’importanza di Aladdin risiede nell’esser stato un film sovversivo all’interno della Disney, il che riesce ad assumere ancora più valore dal momento che i messaggi sociali trasmessi risultano tutt’oggi attuali. Fulcro di questi è il personaggio di Jasmine, icona del Rinascimento Disney, simbolo di quel periodo che si è posto l’obiettivo di scardinare alcune tendenze classiche dei film fatti fino a quel momento, portando freschezza visiva e dando più spessore a chi può rappresentare una rivoluzione sociale anti-conservatrice.

In Aladdin non c’è una principessa da salvare, c’è una principessa stanca di essere una principessa. Jasmine rappresenta l’indipendenza femminile, un personaggio talmente ben scritto da ridicolizzare il patriarcato con estrema naturalezza. La ricchezza non basta per comprare la libertà, quindi scappa, va al mercato di Agrabah per fare esperienza della vita vera, travestendosi come Audey Hepburn nel ruolo della principessa Anna in Vacanze romane di William Wyler. È proprio lì che fa la conoscenza di Aladdin, nel mondo reale, innamorandosi per scelta propria e non del padre.

Aladdin, un film sognante per chi si sente fuori posto

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Aladdin ha avuto un impatto immediato sull’immaginario collettivo e il merito non è da individuare soltanto nella bellezza dei personaggi su citati. Le atmosfere persiane date dall’ambientazione barocca appresa da capolavori quali Il ladro di Bagdad – messo su schermo prima da Raoul Walsh nel 1924, poi da Michael Powell, Tim Whelan e Ludwig Berger nel 1940 – hanno senz’altro contribuito nel rendere l’opera sognante, dall’estetica affascinante e caratteristica agli occhi degli spettatori occidentali (seppur un po’ stereotipata per gli spettatori mediorientali).

L’effetto cult vive nella musica, nelle parole e nelle voci dei personaggi, in particolare con l’indimenticabile e indimenticata Il mondo è mio (in originale A Whole New World). Come da titolo le note sono speranzose e motivazionali, un inno all’autoconsapevolezza, che nella versione originale recita testualmente “A whole new world, a new fantastic point of view”; il punto di vista dei personaggi che si intreccia aggrovigliandosi tra gli strati sociali, reali ed esistenti, ma tutto sommato non così importanti. La canzone incita alla scoperta, alla libertà, al raggiungimento di un nuovo mondo, che può essere un luogo inesplorato o forse solo un luogo ideale dove è possibile essere liberi.

Aladdin è un’opera che ha c’entrato il punto su tutta la linea, riuscendo a essere un film dall’ampio target, d’intrattenimento, rivoluzionario e ancora attuale, artisticamente valido e saldo nei cuori e nelle menti di chi, almeno una volta nella vita, si è sentito fuori posto. I desideri come sogno, la magia come realizzazione, la possibilità di volare come perfetta rappresentazione di fuga e quindi libertà.


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Classe 1997, appassionato di cinema di ogni genere e provenienza, autoriale, popolare e di ogni periodo storico. Sono del parere che nel cinema esista l'oggettività così come la soggettività, per cui scelgo sempre un approccio pacifico verso chi ha pareri diversi dai miei, e anzi, sono più interessato ad ascoltare un parere differente che uno affine al mio.

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