«Cattive acque»: l’eterna lotta tra bene e male

È uscito nelle sale cinematografiche da circa una settimana Cattive acque, film di Todd Haynes che vede come protagonisti i magnifici Mark Ruffalo e Anne Hathaway. Piacevolmente scorrevole, nonostante l’intensità, ci offre molteplici spunti di riflessione.

Cattive acque

«Cattive acque»: la trama

La pellicola è ispirata alla storia vera di Robert Bilott (Mark Ruffalo), giovane avvocato americano, che ha avuto il coraggio di battersi per la giustizia, in uno scontro che sembrava perso in partenza. Le vicende hanno inizio nel 1998, quando al giovane associato di un famoso studio legale di Cincinnati vengono recapitate delle cassette provenienti dal suo paese di origine, in West Virginia. Le registrazioni appartengono a Wilbur Tennant (Bill Camp), un meticoloso allevatore che sta perdendo tutto il bestiame apparentemente in maniera inspiegabile. La curiosità di Robert nei confronti della vicenda sempre più torbida lo porterà ad indagare e a battersi senza sosta per 18 anni contro la DuPont, colosso americano della produzione del Teflon, che ha uno degli stabilimenti proprio affianco al terreno del malcapitato allevatore.

Cattive acque

Cast e ambientazioni

Per questo legal thriller è stato scelto un cast decisamente all’altezza, all’interno del quale risaltano sicuramente Mark Ruffalo e Anne Hathaway, già consacrati ed affermati nel panorama hollywoodiano. I due attori vestono i panni dei coniugi Bilott in una maniera decisamente naturale, senza mancare mai di drammaticità, ma al tempo stesso senza scadere in un’interpretazione eccessivamente impostata. In particolare, bisogna notare la bravura di Ruffalo nella gestione del protagonista: riesce a delineare e descrivere da un lato la forza e la devozione dell’avvocato nel suo battersi per la giustizia e dall’altro la debolezza e lo sconforto che lo assalgono a tratti, ma senza riuscire mai ad abbatterlo. Anche la Hathaway riesce a far spiccare il suo personaggio, che dapprima sembra intrappolato nel ruolo della moglie casalinga, ma che lentamente cerca la sua rivalsa ed inizia a partecipare attivamente alla guerra per la giustizia. Ai personaggi viene data la giusta tridimensionalità, indagando la loro intimità, ma senza spostare i riflettori dalla vicenda giudiziaria, che si rivela l’indiscussa protagonista.

Anche la fotografia e le scenografie non possono che lasciarci soddisfatti, rispecchiando in pieno l’umore generale della pellicola. Possiamo notare, infatti, come le riprese all’aperto sembrino riprendere quello che nell’immaginario comune rappresenta l’inquinamento: toni scuri e cupi e una vasta scala di grigi. L’intero tono del film è severo e non si abbandona a troppi sentimentalismi, esattamente come gli ambienti rigorosi che fanno da sfondo alle vicende. Degne di nota sono, inoltre, alcune inquadrature strategicamente studiate per essere soddisfacenti all’occhio dello spettatore grazie alla loro composizione regolare.

Cattive acque

Il cinema etico

In quest’ultimo anno possiamo già notare la forte presenza nel cinema statunitense di trame dal carattere spiccatamente morale. Tendenza, questa, che sicuramente ben si abbina al carattere di thriller legale che possiede questo film, come anche il recentissimo successo Il diritto di opporsi. La voglia di fare giustizia contro vari tipi di violenza, l’opposizione ai poteri forti e alle multinazionali, che sembrano incarnare il diavolo in persona, segnano un’inversione etica rispetto all’andamento corrotto della nostra società. Si fa strada il senso comune che, tramite le sembianze antropomorfe dei protagonisti di queste vicende, vuole rendere a tutti i costi giustizia e ribellarsi contro coloro che si sono permessi di avvalersi della loro posizione per infliggere dolore e soprusi. È l’eterna lotta del colosso industriale contro l’ambiente, dei poveri dimenticati contro i ricchi indifferenti, della campagna contro la città, di Davide contro Golia. Tematiche, queste, per nulla sconosciute, ma che hanno ogni volta una presa d’acciaio sul pubblico, facendo appello alla moralità ed innescando l’empatia come emozione principale.

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Cattive acque si distingue per quanto riguarda un aspetto particolare: l’amaro sapore di disillusione con cui siamo costretti ad uscire dalla sala del cinema. Nonostante sia ripresa la favolistica vicenda dello sventurato che riesce ad avere la propria rivalsa sul gigante cattivo, è la potente nota ambientalista che ci lascia un po’ di sconforto. Proprio in un periodo tanto delicato per la nostra Terra, è fondamentale porre l’accento su quanto possa essere pericoloso perseguire interessi puramente economici senza pensare alle conseguenze su ambiente e salute.

Cattive acque

Cattive Acque ci fa capire che non ci sarà mai un vero e proprio happy ending e che in ogni caso sarà sempre necessario mettersi in gioco e rischiare il tutto per tutto per le cause che riteniamo più nobili, anche senza la sicurezza di riuscire a vincere. Un rischio, questo, che però va preso.

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Floriana Bria