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distanza di sicurezza

Distanza di sicurezza: un thriller sussurrato

Il nuovo film Netflix è godibile ma distaccato

5 minuti di lettura

Dopo il debutto al Festival del Cinema di San Sebastián e una distribuzione limitata nelle sale, è arrivato lo scorso 13 ottobre su Netflix il nuovo thriller psicologico Distanza di sicurezza. Il film è diretto da Claudia Llona, regista di origini peruviane che nel 2009 si è aggiudicata l’Orso d’Oro al Festival di Berlino per Il Canto di Paloma, ed è scritto in collaborazione con l’autrice dell’omonimo libro da cui è tratto, Samanta Scheblin.

Forte di una misteriosa sinossi e dei precedenti riconoscimenti della regista, Distanza di sicurezza ha presto attirato una buona fetta di iscritti alla piattaforma. Ma sarà stato all’altezza delle aspettative? Scopriamolo insieme.

Distanza di sicurezza o anche attenti ai dettagli

distanza di sicurezza netflix

Siamo in una foresta. Una donna viene trascinata da qualcuno; una voce le intima di restare sveglia, di concentrarsi, di ricordare. Così Amanda (María Valverde) inizia a ricostruire ciò che è accaduto nei giorni precedenti nel piccolo villaggio di campagna in cui si era recata in vacanza con la figlia Nina (Guillermina Sorribe Liotta). Lì aveva conosciuto Carola (Dolores Fonzi), donna del posto e madre di David (Emilio Vodanovich), con la quale aveva stretto un legame quasi al limite dell’omoerotismo – Amanda descrive il loro primo incontro quasi si fosse trovata di fronte a un’apparizione mistica che l’aveva stregata.

Presto scopriamo che la voce che parla alla protagonista è quella di David, che le ripete instancabilmente di fare attenzione ai dettagli. Per tutto il film i due dialogheranno in cerca di una verità tanto evidente quanto nascosta, tanto subdola quanto pericolosa. I dettagli rappresentano anche la cifra stilistica di Distanza di sicurezza: sono presenti frequenti close-up di animali, campi e persone sin dai primi secondi e comunicano spesso un senso di minaccia incombente e indecifrabile fino a quando non vengono messi insieme tutti i pezzi della storia.

Cos’è la distanza di sicurezza

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Secondo Amanda, la distanza di sicurezza è quella alla quale una madre si trova per monitorare il proprio figlio e proteggerlo dai pericoli. La donna è molto legata a Nina e teme costantemente possa accaderle qualcosa, al contrario di Carola che, a seguito di un tragico episodio avvenuto anni prima, rinnega David e consiglia di stargli lontano (mettendo così in discussione anche il ruolo del bambino nella storia). Così il film indaga il rapporto madre-figlio ponendo in contrapposizione i modi di fare e di pensare delle due protagoniste.

Ma anche quando ogni cosa sembra sotto controllo non si può stare tranquilli, perché ci sono minacce invisibili, striscianti, a cui non si può reagire prontamente. A meno che non si guardino i dettagli.

Anche lo spettatore è tenuto a distanza di sicurezza

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Se si volesse descrivere Distanza di sicurezza con una sola parola, sarebbe sussurrato. C’è sempre una sorta di quiete che permea le sequenze del film, dandogli quel senso di fever dream (che non a caso è il titolo internazionale), di sogno a occhi aperti. E se da un lato questo è un tratto peculiare che dà un taglio riconoscibile alla pellicola, dall’altro provoca un certo distacco emotivo nello spettatore e non lo colpisce quanto dovrebbe (o vorrebbe).

La colonna sonora (concentrata prevalentemente su un leitmotiv piuttosto inquietante) e la buona recitazione fanno la loro parte, tuttavia la pacatezza della narrazione disperde il potenziale espressivo dell’opera, che fatica nel suscitare una qualche reazione anche quando arriva a toccare tematiche ambientali di una certa gravità. Una scelta voluta, certo, ma opinabile.

In conclusione, Distanza di sicurezza può rivelarsi una visione interessante, anche solo per il modo in cui è strutturato e per ciò che prova a dire. Poteva essere di più, ma è comunque un prodotto godibile e gestito abbastanza bene tecnicamente.


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Christian Montedoro

Classe 1999, pugliese fuorisede a Bologna per studiare al DAMS. Cose che amo: l’estetica neon di Refn, la discografia di Britney Spears e i dipinti di Munch. Cose che odio: il fatto che ci siano ancora persone nel mondo che non hanno visto Mean Girls.

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