Humphrey Bogart e Lauren Bacall nell'immagne promozionale de Il grande sonno

Noirvember: Il grande sonno, il noir perfetto per iniziare

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10 minuti di lettura

Il noir è uno di quei generi che è molto difficile da approcciare con imparzialità, un po’ come i musical: o lo ami sin da subito, oppure lo odi. Io sono sempre stata del team dell’opposizione: ho letto pochi noir e ne ho visti ancora meno. L’atmosfera hard-boiled, tra sesso, alcol e violenza, non è mai stata il mio forte. E se aggiungiamo il classico investigatore privato, uomo imperscrutabile avvolto in un impermeabile di classe, probabilmente stiamo parlando del genere che meno mi è vicino.

A maggior ragione, questo Noirvember è stato per me una sfida: il momento di recuperare qualche titolo e capire se, là fuori, esiste un noir anche per me. Iniziamo dal classico Il grande sonno, in cui Humphrey Bogart e la bella Lauren Bacall vengono diretti dal maestro Howard Hawks.

Ne Il grande sonno, seguiamo le vicende del detective privato Philip Marlowe, iconico personaggio dei romanzi di Raymond Chandler (da cui anche Il grande sonno è tratto), ingaggiato dal vecchio milionario Sternwood per indagare su un ricatto ai danni della figlia Carmen da parte di un intermediario che si occupa del suo debito con il libraio Geiger. Durante l’incarico, Marlowe incontra anche l’altra figlia di Sternwood, Vivian Rutledge, divorziata, da cui il detective rimane immediatamente colpito. Man mano che Marlowe porta avanti l’indagine, realizza che il caso affidatogli non è affatto semplice come sembra: la trama s’infittisce e conduce lo spettatore in un mondo sotterraneo e clandestino.

Breve introduzione al cinema di Hawks

Uno dei motivi principali per guardare Il grande sonno è senza dubbio la raffinata regia di Howard Hawks. Considerato uno dei padri del cinema classico hollywoodiano, Hawks ha da sempre stupito il proprio pubblico non solo per la messa in scena di classe, ma anche per la varietà di generi che ha attraversato negli anni. Dalla leggerezza comica di Susanna! alle città western di Un dollaro d’onore, passando per il musical variopinto di Gli uomini preferiscono le bionde, a cui si aggiunge il grande classico Scarface, che ancora oggi regge il confronto con il remake fatto tempo dopo in chiave pop anni ’80 da Brian De Palma.

Una scena del film Scarface di Howard Hawks

Hawks è stato un maestro che ha illuminato la strada a tanti cineasti successivi, un punto di riferimento del cinema classico hollywoodiano insieme a John Ford. Ma si contraddistingue ulteriormente da quest’ultimo in quanto autore che cambia sempre genere, pur rendendo chiara la sua impronta registica.

Nelle inquadrature, Hawks sa sempre rendere chiari gli spazi, affollati o vuoti che siano, e ambientare il personaggio che si avventura in essi. La sua firma sta nel calibrare attentamente anche lo spazio da destinare ai suoi personaggi: quando usare un primo piano, quando un piano medio in cui due figure hanno risalto allo stesso modo, quando un totale che immerge a dovere il personaggio nell’ambiente precedentemente caratterizzato. Questo è evidente in Un dollaro d’onore, in cui i paesaggi della piccola cittadina definiscono il classico western, ma il film è reso vivo dai personaggi che interagiscono tra loro, tutti diversi e con prospettive individuali, che confluiscono nel momento in cui condividono la stessa inquadratura.

Una scena del film di Susanna! di Howard Hawks

Prima ancora de Il grande sonno, nel suo cinema influiscono allo stesso modo le interazioni che i personaggi non hanno nell’ambito visivo ma in quello dialogico. Non a caso Susanna! viene ricordata come una delle prime grandi commedie non slapstick (cioè non basate unicamente sull’umorismo fisico ma anche sui giochi di parole). In questo delizioso film del 1938, infatti, la risata scaturisce dalle interazioni bizzarre e sopra le righe dei due protagonisti, combinate con il botta e risposta costante che rende dinamico lo scambio.

Il grande sonno, connubio perfetto tra Hawks, Bogart e Becall

Ne Il grande sonno, gli stilemi che rendono grande il cinema di Hawks sono tutti evidenti: dall’organizzazione pulita delle inquadrature in cui si aggira il misterioso Marlowe, alle battute che si scambiano i personaggi, definitive, asciutte e soddisfacenti. È evidente inoltre un altro grande elemento base del cinema del regista: la “donna di Hawks”, ossia un archetipo di personaggio femminile che, piuttosto che essere relegata all’angolo come semplice oggetto di attenzioni sessuali, è forte, indipendente e capace di tenere testa agli uomini, molto spesso attraverso questi “botta e risposta hawksiani”. Il film pullula di queste figure femminili, nello specifico grazie alla Vivian Sternwood interpretata da Lauren Bacall.

Humphrey Bogart e Lauren Bacall ne Il grande sonno

Alla crescente tensione d’azione data dalla regia di Hawks si aggiunge quella romantica (e sessuale) condivisa dai personaggi di Humphrey Bogart e Lauren Bacall. Non a caso i due si sarebbero sposati poco dopo l’incontro sul set de Il grande sonno, e anche lo spettatore può intuire il perché: sin dal primo istante che la coppia condivide sullo schermo, un’energia elettrizzante li pervade e i loro sguardi, carichi di tensione, continuano a incrociarsi. Bogart rimane sicuramente il punto di vista prediletto della storia: un detective ruvido e solitario, che, quando ne ha bisogno, sa calarsi nei panni di chiunque con l’obiettivo di reperire informazioni e capire come mettere a posto i pezzi di un puzzle che continua ad allargarsi.

Bogart ne Il grande sonno rappresenta, a detta di molti, la migliore incarnazione del detective Marlowe: l’attore porta tutto il suo charme sullo schermo, facendo cadere le molteplici donne del film ai suoi piedi. Ma una di queste donne non è semplicemente succube al suo fascino: Vivian è una donna indipendente, che sa piegare il flirt del detective a modo suo. Una donna sicura di sé e di ciò che vuole, che non rimane relegata alla posizione di donzella in pericolo, ma che, se necessario, sa sporcarsi le mani nel mondo oscuro e crudo de Il grande sonno.

Humphrey Bogart e Lauren Bacall ne Il grande sonno

In conclusione, perché guardare Il grande sonno

Quindi, per un novello dei noir, perché iniziare proprio da Il grande sonno? Per tutti i motivi già elencati e anche di più. Una storia complessa, ma facile da seguire grazie alla messa in scena data dal regista: una regia fluida, che scorre alla velocità giusta, che non annoia lo spettatore e gli dà il tempo di recepire gli indizi necessari per risolvere il caso, o almeno per connettere i pezzi, senza rendere l’ovvio scontato, ma ricostruendo comunque un quadro complesso.

Bogart e Bacall fanno da protagonisti in questa delicata danza fatta di indizi e suggerimenti: due guide al mistero di cui non si può non innamorarsi. Il modo in cui i loro volti sono introdotti e ripresentati allo spettatore, tra luci prima dolci e soffuse e poi, quando la situazione si complica, in taglienti chiaroscuri, fa sì che quest’ultimo li voglia sempre in campo, ma soprattutto voglia vedere come andrà a finire la storia tra i due.

Humphrey Bogart ne Il grande sonno

I dialoghi scritti con intelligenza e sottigliezza amplificano questa volontà: non stancano mai gli scambi sagaci tra i due, una coppia formata da una donna elegante e raffinata e un uomo che ha già sperimentato il peggio che la città ha da offrire. Un duo bizzarro, forse, di due mondi diversi, che non si fa problemi a entrare nel pericoloso sottobosco criminale. Il grande sonno è una delle punte di diamante della Hollywood classica, e proprio per questo rappresenta un punto di partenza ideale per chi vuole mettersi alla prova con un genere talvolta difficile da leggere e comprendere.


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Dalla prima cassetta di Spielberg che vidi a casa di nonna, capii che il cinema sarebbe stata una presenza costante nella mia vita.
Una sala in cui i sogni diventano realtà attraverso scie di luce e colori è magia pura, possibilmente da godere in compagnia.
"Il cinema è una macchina che genera empatia", a calarmi nei panni degli altri io passo le mie giornate.

1 Comment

  1. Articolo molto piacevole da leggere e che offre una interessante visione storica e prospettica del film e di coloro che hanno partecipato alla sua realizzazione.

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