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Love Victor 3, il finale conferma la sensibilità di una buona serie per ragazzi

La Serie TV Disney+ chiude i battenti, ma non prima di averci consegnato le giuste morali raccontate con apprezzabile sensibilità

6 minuti di lettura

Dal 15 giugno, sulla piattaforma streaming Disney+, è disponibile la terza e ultima stagione di Love Victor. La storia di Victor e i suoi amici giunge a un lieto fine, degno portatore del marchio Disney.

Love Victor 3 chiude i cliffhanger

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Il primo episodio di Love Victor 3 si apre con la chiusura del cliffhanger lasciato nell’ultima stagione: Victor (Michael Cimino) è andato a bussare alla porta del vero amore, Benji (George Sear) o Rahim (Anthony Keyvan)? Si sa, il primo amore è sempre il primo amore e Victor sceglie Benji. Ma Benji, almeno per ora, non sceglie Victor e da qui si sviluppa la trama.

I coniugi Salazar hanno, nel frattempo, imparato ad accettare l’identità del figlio e ora devono fare i conti con un altro problema: la secondogenita Pilar (Isabella Ferreira) è un’adolescente alle prime esperienze con l’amore fisico.

Mia (Rachel Hilson) dopo aver deciso di restare a vivere a Creekwood, si tormenta all’idea che forse, tutto sommato, trasferirsi con il padre, la sua nuova compagna e il fratellino in arrivo non era una scelta poi così azzardata. Ma è frenata dall’idea che il fidanzato Andrew (Mason Gooding) la lascerà una volta che verrà a conoscenza dei suoi dubbi.

Lake (Bebe Wood) si scopre innamorata di Lucy (Ava Capri) e a sua volta affronta il coming out con la madre, con cui non ha mai condiviso un rapporto troppo felice.

E anche di Rahim si dice qualcosa di più circa la sua difficile situazione: è un omosessuale musulmano in una famiglia iper religiosa.

In generale, il rapporto genitori e figli, in certi momenti, fa da vero e proprio perno per la trama. Una tematica che fa sempre bene, se narrata con i giusti mezzi e messaggi, al pubblico adolescente cui Love Victor si rivolge.

Love Victor 3 resta cauto

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Rispetto alla scorsa, questa stagione sembra tenersi cauta, sembra stare dietro una linea immaginaria da non superare, se non in punta di piedi per poi pentirsene quasi subito. Se nella prima, la scelta registica era stata di restare vicini alla superficie, nella seconda ci si era invece finalmente addentrati in problemi ben più grossi della sola scoperta della propria sessualità: l’essere accettati e compresi dalla propria famiglia e viverne il teso rapporto giorno dopo giorno.

Per questa terza stagione gli ideatori, Isaac Aptaker e Elizabeth Bergen, hanno addirittura imposto il limite di età +14 e promosso la serie in doppia modalità, anche sulla piattaforma Hulu, innalzandola quindi a un target più “adulto”. Peccato che la sensazione sia invece stata di un solo affaccio al mondo dei temi più complessi, per poi restare a navigare negli schemi disneyiani, in cui si dice ma in realtà non si dice.

In quest’ultima stagione si sono ampliate le sfumature della sfera LGBTQIA+ introducendo anche la coppia Lake e Lucy e sono stati approfonditi i retroscena di Benji e Rahim, ma l’insieme degli eventi appare confuso.

Una stagione di eccessi

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Trattandosi dell’ultima stagione e anche dell’ultimo anno di liceo dei protagonisti, la ricerca di sé si apre a domande che vanno oltre l’identificazione della sessualità; i punti di domanda si pongono per le relazioni in generale, con il proprio partner o con la famiglia, per la voglia di allontanarsi da casa e quella di restare vicini.

Ma a queste domande, già di per sé fondanti, si aggiunge altra carne al fuoco: il difficile rapporto con il padre di Benji e il suo problema con l’alcolismo, il rehab; le differenze di libertà tra figli maschi e figlie femmine, il doversi nascondere nonostante il coming out e quindi l’accettazione del fatto che il mondo sarà sempre diviso in due: chi vuole comprendere e chi invece preferisce chiudere le porte alla novità.

Insomma, in Love Victor 3 si aprono sotto-trame dall’ottimo potenziale che però vengono accantonate velocemente per passare alla successiva. Non ci sono veri e propri colpi di scena né sorprese di alcun tipo, è tutto piuttosto lineare, nella sua complessità. Alcuni passaggi sembrano forzati e non è difficile scivolare nei cliché, ma bisogna riconoscere che la semplicità e la limpidità con cui questo racconto corale viene presentato sono gli elementi chiave per una resa naturalistica della realtà.

Guardare o non guardare Love Victor?

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Se sei un adolescente oppure devi spiegare a un teenager le importanti questioni circa l’identità sessuale, ancora assai complicate ma sicuramente più accessibili che mai al giorno d’oggi, Love Victor è la serie giusta.

È una serie dalla trama delicata, soffice, che per l’attualità degli eventi non racconta nulla di nuovo, ma sicuramente lo fa in modo esaustivo e mirato a sfiorare la sensibilità di un pubblico giovane, che si mette in gioco e che ha voglia di aprire gli occhi sul mondo.


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