«L’ultima donna»: la lotta tra i sessi nell’erotico insolito di Marco Ferreri

L’ultima donna di Marco Ferreri (1976) non è un film erotico usuale: senza mistero e senza corteggiamento è più che altro un film sulla fame, sul sesso e i suoi limiti. Sul sesso anche in senso politico. Un film non popolare, eppure importante e irreversibile: perfetto da recuperare nei giorni di clausura globale.

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L'ultima donna Marco Ferreri

L’ultima donna di Marco Ferreri è la storia di Giovanni (Gerard Depardieu), ingegnere temporaneamente disoccupato, padre single, macho, cioè rapito dalla sua mascolinità; del figlio, il puttino Pierino, bersaglio innocente di genitori separati e di Valeria (Ornella Muti), maestrina silenziosa, generosa e altera. Giovanni e Valeria si incontrano in una scena epifanica che svela la funzione della giovane all’interno del film: Valeria, come una Madonna/madre, tiene attaccato al seno il piccolo Pierino. I due si innamorano immediatamente e altrettanto velocemente diviene chiara la dinamica di scontro alla base del loro rapporto. Lei abbandona il compagno Michele (Michel Piccoli) e si trasferisce nel nido abbandonato di Giovanni, tentando di ripristinare un nucleo familiare con lui. Tentativo molto complesso in quanto i due mostrano di avere dei complessi problemi con la storia in tutti i sensi.

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L'ultima donna Marco Ferreri

La situazione appare inedita: se sono in genere le donne a rimanere sole con prole a carico, a dimostrazione di una paternità sempre più rifiutata, qui è Giovanni a doversela sbrigare da solo: è alle prese con la sua responsabilità di padre mentre cerca di gestire i suoi impulsi distruttivi e un sé ancora fondamentalmente infantile. Valeria invece sembra a proprio agio nella sua maternità acquisita, si affeziona a Pierino. Il problema principale è che tra i due, sebbene ci sia attrazione e desiderio, non esiste possibilità di comunicazione.

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L'ultima donna Marco Ferreri

«Giovanni, ho fame». Numerosi sono i riferimenti al cibo, seguendo un’insaziabilità di fondo che è difficoltà di creare dialogo e che l’unione carnale non copre totalmente.

La sensazione di grave scacco relazionale, infatti, ce la regalano tutti i personaggi del film, perlopiù visibili sempre in ambienti chiusi. C’è aria di claustrofobia di cui anche i protagonisti si rendono conto: più volte Giovanni riprende Valeria, sorpresa a lasciare la casa, evadendo dal controllo del compagno ma spesso è lui stesso a volerne uscire, come nel desiderio di fuga da una relazione che si rivela insoddisfacente.

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L'ultima donna Marco Ferreri

Da una parte vi è Giovanni, vittima della sua condizione di uomo prevaricatore; dall’altra vi è una donna disponibile emotivamente ma non più disposta ad esserci esclusivamente con il corpo in quanto oggetto sessuale e chiamata a ridefinire quel corpo come corpo esistente, soggetto sessuale.

Il momento storico chiede che i ruoli tra i sessi vengano rivisti, ma i due devono anche fare i conti con la propria storia personale. In riferimento a Michele, l’amante abbandonato ma richiamato a sé nell’incertezza relazionale, durante una conversazione con la ex moglie di Giovanni, Valeria dirà: «mi vergogno di aver chiamato il mio amico… è sempre un rapporto di dipendenza».

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Valeria agisce in maniera contraddittoria nella sua ricerca di emancipazione dall’uomo e improvvisamente ci appare come una giovane alla ricerca di un riferimento solido, di un appiglio affettivo non deludente che, rivelandosi mancante o non accettabile, lei risolve nella maternità acquisita e nella constatazione di una solitudine altrimenti non superabile.

L'ultima donna Marco Ferreri

Importante la scena dei ricordi: mentre Giovanni è pieno di cimeli del passato che possano permettergli di ricostruire la sua storia, anche se non gli sta bene, la giovane Valeria non possiede quasi nulla, infatti dirà «Sono giovane non li voglio io i ricordi». Mentre Giovanni è uomo di ricordi, vulnerabile, e affonda nella sua stessa difficoltà di relazione autentica e spontanea, la giovane Valeria, bellissima, è corpo svincolato dal tempo, con pudore offre la sua giovinezza, diventa una Madonna da adorare.

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Ne L’ultima donna la riflessione è sulla legittimità del rapporto tra uomo e donna, diventa quasi mistica, ma l’interrogativo resta costante: Giovanni e Valeria che cosa devono fare, sposarsi o lasciarsi? Lei deve andare a vivere da un’altra parte?

Nonostante i tentativi di comunicazione, la crisi della coppia si fa profonda e gli “io” di uno levano spazio all’altro, condannando alla solitudine e all’epilogo inaspettato, anche se in linea con la metafora dell’insaziabilità. Il film si conclude con l’auto-castrazione di Giovanni, un gesto radicale che sembra risolvere i dilemmi del disperato protagonista: la paura della castrazione diventa realtà.

LUltima donna di Marco Ferreri è un film estremo, che mette in luce le dinamiche relazionali disfunzionali e invita a riflettere su quelli che sono i lasciti della lotta tra sessi, delle pari opportunità, su quanto il conformismo sociale ci chieda da sempre, togliendoci lo spazio di una personale riflessione e di un personale percorso, per quanto disfunzionale.

Eleonora Chigbolu


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Redazione NPC