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Monterossi serie tv

Monterossi, la Serie TV Prime Video è un’idea poco riuscita

Il nuovo crime in sei episodi è un intreccio di cliché

6 minuti di lettura

Ѐ uscito il 17 gennaio il nuovo crime di Amazon Prime Video, Monterossi – La serie, la Serie TV italiana basata sull’adattamento cinematografico dei romanzi di Alessandro Robecchi. Diretta da Roan Johnson, a interpretare Carlo Monterossi è Fabrizio Bentivoglio, che offre una buona interpretazione, tuttavia non eccellente.

Monterossi, la trama

Monterossi

Carlo Monterossi è un autore tv benestante, che vive in una grande casa nella zona più ricca di Milano, che una sera riceve una visita poco gradita. Ad aspettarlo dietro la porta di casa, infatti, è uno sconosciuto incappucciato che gli punta contro una pistola. Monterossi sopravvive e da questo momento comincia la sua personale caccia all’uomo.

Si susseguono una serie di incontri che aiutano Monterossi e la polizia a mettere insieme i tasselli del puzzle. Parallelamente alle indagini scorre la vita vera del protagonista: ideatore del programma televisivo Crazy Love, il cui concept era di portare gli amori quotidiani sullo schermo, vuole ora ritirarsi dalla vita sotto i riflettori. Crazy Love è stato infatti stravolto dalla grande diva Flora De Pisis che ne ha cambiato i connotati, rendendolo un programma da milioni di spettatori, affascinati dalle storie costruite ad hoc dall’industria televisiva.

Il tutto si compone di sei episodi, della durata di 50 minuti l’uno, divisi in due capitoli: Questa non è una canzone d’amore e Di rabbia e di vento.

Cosa non ha funzionato

Monterossi Serie tv

Seppure l’idea di mettere sullo stesso piano, per confrontarle, la verità ricercata da Monterossi nel suo programma televisivo con la verità dietro il caso che lo ha visto vittima sia buona, la resa poi non è, purtroppo, un granché. All’interno di una cornice thriller-investigativa come quella che si crea, non possono non esserci inserzioni amorose, storie e trame sottese. Un amore malinconico lega Carlo Monterossi a Lucia, giornalista d’inchiesta, sua ex-fidanzata, tornata in Italia dal suo ultimo viaggio di lavoro. Ѐ per lei che cerca di restare fedele alle sue idee, che tenta di riportare Crazy Love al suo stato originale.

Ad essere interessante è lo sfondo: Milano non è una città che si vede spesso nell’orizzonte cinematografico. Milano è lo specchio delle paure di Monterossi. Ma così come viene citata, viene anche subito tralasciata. Ci si dimenticherebbe di essere nella città cosmopolita se non fosse per l’accento cantilenante degli attori. La colonna sonora è forse l’unico vero punto a favore della serie: Bob Dylan tiene le redini di Monterossi e le musiche scelte, in generale, si accostano bene alla trama.

Per il resto, è tutto troppo lento, statico. Viene raccontata passo per passo ogni singola mossa, con il risultato che sulla scena non avviene quasi nulla. Se qualcosa poi succede, si esaurisce subito, finisce nel giro di poche inquadrature che non concedono allo spettatore di godersi la giusta dose di suspense.

Monterossi, un cliché di temi e personaggi

Monterossi Prime Video

In Monterossi c’è il poliziotto buono e quello cattivo, la poliziotta appena uscita dall’accademia un po’ sbadata; la bella donna indipendente con lo sguardo malinconico, l’uomo di colore che viene ingiustamente incriminato; la escort con un passato nobile e il protagonista che si immedesima in Robin Hood e salva dalla strada chi incontra lungo il suo cammino. Non manca nessuno dei personaggi archetipi di qualsiasi trama giallo-poliziesca. Così come non mancano i grandi temi clou: alla polizia sono tutti incompetenti, se non forse il sovrintendente; da civile qualunque si raccolgono più informazioni di un agente addestrato. Il risultato è un grande riciclo di stereotipi che un po’ annoia.

Molti personaggi secondari compaiono e poi scompaiono oppure restano in superficie, appena accennati. Alcune scelte registiche è come se venissero provate nei primi episodi per poi decidere di abbandonarle proseguendo con la serie (come avviene con la rottura della quarta parete, che accade all’inizio e poi viene dimenticata). Gli attori stessi sono monotoni, uniformati, grigi. Troppi dialoghi e troppo costruiti. La Serie TV è permeata di battute che prendono il loro tempo, che hanno pause studiate, lente, che contraddistinguono una recitazione più teatrale che cinematografica.

Insomma, attori buoni ma resa non brillante, una scrittura fredda, fatta di dialoghi ricercati, dalle considerazioni profonde che producono l’effetto di trovarsi di fronte a una grande prova generale. Le basi erano promettenti, ma le promesse sono state disattese.


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