Tienimi Presente (Alberto Palmiero, 2025)

Tienimi presente, l’onesto esordio di Alberto Palmiero

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Vincitore a sorpresa del premio alla Migliore Opera Prima | Poste Italiane alla Festa del cinema di Roma 2025, Tienimi Presente è l’esordio al lungometraggio del ventinovenne Alberto Palmiero, ex-studente del Centro Sperimentale, prodotto dal leggendario produttore indipendente Gianluca Arcopinto e dal maestro Marco Bellocchio. Quella di Palmiero è un’opera dal piccolo budget ma dal cuore grande, capace di fotografare con ironia, onestà e freschezza il senso di malessere e di instabilità provato dai ventenni italiani nella società contemporanea.

Tienimi Presente è stato distribuito nelle sale il 26 febbraio 2026 da Fandango Distribuzione.

Tienimi Presente, ritratto del precariato professional-emotivo dei giovani italiani

Alberto è un giovane regista che cerca in tutti i modi di sfondare nel mondo del cinema: partecipa ad hub e incontri con i produttori per trovare i finanziamenti per il suo film d’esordio Il Supplente, si infiltra nei set dei grandi maestri – come quello di Portobello di Marco Bellocchio – per spiarne e saggiarne la bravura, ma viene puntualmente allontanato, respinto da un sistema chiuso ed esclusivo, poco aperto ai giovani.

Sconfortato da questo ambiente soffocante e dalla sua incapacità di entrarvici, il protagonista di Tienimi Presente decide di abbandonare il suo sogno di far cinema e di ritornare a casa dai suoi genitori ad Aversa per cercare di rimettere in piedi la sua vita. Una volta rientrato nell’assolata provincia casertana, però, si renderà presto conto che non è l’unico in un momento di stallo della sua vita: anche i suoi amici di sempre, infatti, per un motivo o per un altro sognano una vita e delle opportunità diverse da quella che l’Italia può dare loro.

Tienimi Presente (Alberto Palmiero, 2025)

Quello di Tienimi Presente è un racconto personale – afferente alla pratica dell’autofiction -, il cui respiro è però decisamente più ampio: la crisi personale di Palmiero con il mondo del cinema è solo il motore della vicenda, che incapsula piuttosto un diffuso malessere dei ventenni italiani verso il mondo adulto in cui stanno entrando. All’interno del film Alberto (ma un discorso simile si può applicare a quasi tutti i giovani che lo circondano) si trova davanti a una società che non lo riconosce pienamente, diviso tra l’essere un adulto realizzato e l’essere ancora un ragazzino agli occhi degli altri.

Il paesino in cui è nato e a cui è ritornato Alberto in Tienimi Presente è un luogo vacuo per un giovane come lui, che offre ben poche opportunità di vita: o ci si dedica ad attività basiche e puerili come il volantinaggio o si rimane incastrati nelle attività di famiglia (come il baretto di quartiere prossimo alla chiusura). Chi aspira ad una vita diversa deve per forza andar via, come il migliore amico del protagonista, Francesco, appassionato di musica che si dichiara in continuazione stanco di vivere nella provincia del Sud mentre sogna di raggiungere la sua ragazza a Milano.

Gli eterni ragazzini – o almeno, così vengono visti dagli adulti, gli stessi che costringono tra le altre cose Alberto a sedersi all’infame tavolo dei bambini durante il pranzo pasquale – possono o rimanere tali nel loro paese d’origine o emigrare verso i grandi centri in Tienimi Presente (la terza alternativa è fare un figlio e accasarsi a venticinque anni…). Quello che l’opera prima di Palmiero mostra è il precariato delle vite dei ventenni dell’Italia contemporanea, una transitorietà che non è puramente e semplicemente lavorativa, ma che a partire da quest’ultima arriva a influenzare gli altri aspetti della vita di questi giovani – dal modo di relazionarsi con gli altri e con i propri partner fino all’instabilità immobiliare, di una casa.

Rimettere in scena il cinema italiano anni ’80

Tienimi Presente (Alberto Palmiero, 2025)

Se Tienimi Presente non brilla per originalità dei temi, anche la forma si mostra come evidentemente derivativa. L’opera intera – co-scritta, diretta e interpretata dallo stesso Palmiero, dettaglio importante questo – pesca a piene mani dal cinema italiano degli anni Ottanta: Tienimi Presente non può, difatti, non ricordare l’importazione minimalista delle prime opere del giovane Nanni Moretti (da Io sono un autarchico a Bianca passando per La messa è finita) e l’umorismo sottilmente pessimista delle opere di Massimo Troisi.

Come si possono poi non citare altre opere coeve per temi e forma di recente produzione come Diciannove di Giovanni Tortorici e Tre Euro e Quaranta di Antonino Giannotta – altri due film che nell’ultimo anno hanno messo in scena la sensazione di instabilità vissuta dai giovani in Italia.

Ciò che però distingue l’opera prima di Palmiero da questi ultimi esempi – pur rimanendo un’opera le cui fonti d’ispirazione rimangono evidenti – è la sua capacità di rimanere minimalista pur con uno stile proprio, personale e riconoscibile. Lontano dai manierismi di Tortorici, Palmiero costruisce un film assai godibile dalla regia semplice e minimale (quasi non ci sono movimenti di macchina per tutto il film) senza essere rigida, che permette al film di respirare e di infondergli vita e personalità – a differenza del film di Giannotta.

Tienimi Presente (Alberto Palmiero, 2025)

Tienimi Presente riesce oltretutto a rivitalizzare e a dare nuovo respiro al cinema autoriale cui si ispira anche grazie non solo a una freschezza nella sceneggiatura e nella direzione degli attori (quasi tutti non professionisti) ma anche grazie alla commistione di cinema del reale e di messinscena: molte delle sequenze presenti nell’opera prima di Palmiero sono sequenze girate on the fly nei reali contesti in cui sono ambientate – ad esempio, l’intero cappello iniziale ambientato durante il Venice Production Bridge è girato durante la Mostra di Venezia 2024, così come la cerimonia pasquale di Aversa con le bambine fluttuanti. Questa scelta contribuisce a rendere più fresca e più schietta un’opera che spicca proprio per la sua onestà.

Dove l’esordio di Palmiero pecca in originalità, finisce per recuperare in personalità e in respiro. Tienimi Presente non è sicuramente l’unica opera in Italia che parla dell’instabilità dei giovani italiani – un qualcosa che la nostra classe politica dovrebbe iniziare a notare -, ma riesce a emergere per la sua capacità di piazzarsi dalla parte e dalla prospettiva dei ventenni meglio di molti altri, per il suo respiro cinematografico ampio che ingloba il cinema giovanile del passato per rileggerlo in una chiave accessibile al presente, il tutto con umorismo mai cinico ma sempre sferzante.

Tienimi Presente è, in fondo, un’opera piccola capace di lasciare un suo segno in chi lo guarda per il suo umorismo, la sua onestà e la sua freschezza.


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Classe 2001, cinefilo a tempo pieno. Se si aprissero le persone, ci troveremmo dei paesaggi; se si aprisse lui, ci troveremmo un cinema. Ogni febbraio vorrebbe trasferirsi a Berlino, ogni maggio a Cannes, ogni settembre a Venezia; il resto dell'anno lo passa tra un film di Akerman, uno di Campion e uno di Wiseman.

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