Barry Lyndon, dialogo della Natura e di un Irlandese

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Nei primi anni ’70, Stanley Kubrick si trovava in una delle posizioni migliori che un regista potesse desiderare. I suoi ultimi 3 film (Il dottor Stranamore, 2001: Odissea nello spazio e Arancia meccanica) avevano avuto un successo internazionale, consolidando ovunque una base di cinefili amanti dello stile eclettico e ricercato del regista. È proprio dalla peculiarità nella ricerca minuziosa, che ha da sempre caratterizzato l’operato di Kubrick, che parte il suo Barry Lyndon, recentemente riportato in sala grazie al restauro in 4K presentato a Cannes 2025.

Nella prima parte del film, Con quali mezzi Redmond Barry acquisì lo stile e il titolo di Barry Lyndon, un giovane irlandese, tale Redmond Barry, si ritrova coinvolto in una serie di peripezie. Arruolatosi poi nelle milizie inglesi, il ragazzo inizia a cercare fortuna, un po’ mosso dal caso e un po’ dal senso di rivalsa. Giunto al picco della sua fama e fortuna, inizia l’inevitabile declino: Resoconto delle sventure e dei disastri che accaddero a Barry Lyndon, in maniera intuibile, ci mostra come le fortune che muovono la vita di un uomo possano, altrettanto velocemente, essere ribaltate.

Barry Lyndon, tra produzione ed eccellenza tecnica

Chi conosce bene l’operato di Kubrick sa che il regista non ha mai lavorato su soggetti originali: Barry Lyndon è infatti basato sul romanzo di William Makepeace Thackeray Le memorie di Barry Lyndon. Un libro con una verve comica, data dal punto di vista sulle vicende del narratore inaffidabile, il quale coincide con il protagonista. Kubrick sceglie invece di fare una rappresentazione oggettiva della storia, raccontando i personaggi nelle loro misfatte e nefandezze, dipingendo accuratamente la società del tempo e le dinamiche di scalata sociale che caratterizzano la vita del protagonista.

Barry Lyndon

Dati i successi economici dei precedenti film di Kubrick, la Warner Bros. offrì tutti i mezzi possibili al regista per realizzare la sua visione. La produzione del film venne così avviata come voluta da Kubrick, nella più totale segretezza, dando solo qualche indicazione agli attori principali, Ryan O’Neal, nei panni del protagonista, e Marisa Berenson, suo futuro interesse amoroso. Barry Lyndon, tra le altre cose, si stava per prospettare un vero miracolo della tecnica: se 2001: Odissea nello spazio aveva rivoluzionato l’idea degli effetti speciali su pellicola, Barry Lyndon stava per fare lo stesso per quanto riguardava le lenti della camera e l’illuminazione degli ambienti.

Barry Lyndon ha infatti il pregio di essere stato girato quasi interamente senza luce artificiale (elettrica), in quanto Kubrick voleva raggiungere la massima verosimiglianza con gli ambienti del tempo. Questa ovviamente si rivelava una difficoltà incredibile, soprattutto per gli interni, che dovevano essere girati a lume di candela con immensa attenzione. Il direttore della fotografia John Alcott e Kubrick cercarono a lungo le lenti adatte per compiere quest’impresa, e dopo mesi di riflessioni trovarono la loro soluzione in delle lenti Zeiss studiate per la NASA. (ndr Da questa collaborazione con il colosso dell’esplorazione spaziale deriva anche la cospirazione secondo cui Kubrick girato il filmato dell’allunaggio).

Barry Lyndon, girato da Kubrick a lume di candela

Questi sono solo i presupposti di produzione su cui si basa l’eccellenza di Barry Lyndon. A fare da contorno ovviamente c’è la magnifica colonna sonora, selezionata esclusivamente da pezzi di composizioni classiche; la sezione costumi, costruiti in modo da essere storicamente accurati e quindi dalle complessità inaudite, ben lontani da una ricerca di comodità per gli attori; la scenografia, gli addobbi degli interni, sfarzosi ed esagerati, ma anche atti a rispecchiare la psiche dei personaggi.

La maestria di Kubrick, Barry Lyndon tra regia e narrazione

Kubrick, attraverso la messa in scena del romanzo, porta una vicenda personale dipingendola sul complesso paesaggio della realtà storica. Guardare Barry Lyndon è l’equivalente di mettere a fuoco con una telecamera: l’ambiente circostante rimane, ma l’elemento portante è il singolo, centrale alla storia. Il film è raccontato con ogni minuzia e consuetudine dell’epoca, rendendo quindi l’esperienza straniante per uno spettatore del 1975, figuriamoci per uno odierno; eppure, Barry Lyndon riesce nella difficile impresa dell’immersività, facendo accettare le norme e i comportamenti di un altro tempo al pubblico senza risultare anacronistico.

Barry Lyndon

La messa a fuoco del film è, oltre che narrativa, anche tecnica: Kubrick, dopo aver padroneggiato l’uso della steadycam in The Shining, mostra quanto le sue competenze possano essere varie. Il film è interamente composto da inquadrature resemblanti quadri di William Hogarth, anche per via dell’illuminazione chiaroscurica. Le inquadrature a due che ripercorrono tutto il film sono efficaci nel mostrare i non detti e le tensioni esistenti tra i personaggi. Infine, la profondità di campo è sbalorditiva, con degli zoom in e zoom out che rendono il paesaggio protagonista delle vicende stesse.

L’eccelsa bellezza di Barry Lyndon, dell’intera cinematografia di Kubrick forse, sta nel mostrare i significati che vuole far venire a galla semplicemente facendo parlare le inquadrature e i personaggi nel loro spazio. Guardando il primo atto, infatti, sovviene necessariamente quell’idea leopardiana di natura come matrigna cattiva: i personaggi sono costantemente immersi in spazi verdi, al limite del romanticismo pittorico di Turner. Questi spazi, nel primo atto, sembrano divorare i personaggi: così come Barry è una semplice pedina dell’esercito, è lo stesso pupazzo privo di volontà in mano alle forze possenti della natura.

Barry Lyndon

Nel secondo atto, Barry si ritrova immerso nella sfarzosità e nell’opulenza, così quegli spazi malvagi, ma che lasciavano lo spazio all’occhio di vagare, sono improvvisamente chiusi e claustrofobici. Anche le inquadrature degli esterni sono sempre in giardini di ville, con accenni di costruzione, di antropizzazione del paesaggio. Le stanze e i saloni diventano manifestazione dell’esistenza stessa di questi personaggi: all’inizio di un rosso regale, una sfumatura eccitante per l’avvenire; alla fine del film quelle stesse stanze sono di un verde assenzio, decadente come le persone che lo abitano, riconducendo, in un’associazione sinestetica, ai Fiori del male di Baudelaire.

Vi è un’inquadratura nello specifico che eccelle nel narrare: nel secondo atto inoltrato, all’inizio della rovina, Barry è seduto in salotto a leggere con il suo primogenito, Bryan. Come in tutto questo film, Barry è sopraffatto dalla grandezza dell’ambiente circostante, che tuttavia non è la natura, crudele ma neutrale, ma risiede bensì nei suoi possedimenti. Il quadro che sta dietro di loro è grande quanto tutta la stanza, a pagato 10 volte il suo valore, in quanto Barry rimane un povero stolto che non conosce il vero valore del denaro. L’opulenza lo circonda, ma lui non ne conosce il valore, e quella stessa ricchezza finirà per inghiottirlo, facendogli perdere anche l’ultima cosa a cui tiene.

Barry Lyndon

La scalata sociale come lotta tra poveri, ieri come oggi

Barry Lyndon, piuttosto che mostrare le bellezze e le disgrazie dell’alta società, mostra la vita di un plebeo: il mondo di Redmond Barry, all’inizio del film, è tutt’altro che sfarzoso o luccicante. L’irlandese è un perdente in amore, ingannato anche da coloro di cui si fida e costretto ad accettare l’unica via di fuga che gli si prospetta: arruolarsi come militare. Una situazione che ricorda le promesse che fanno i marines nelle scuole americane: prendersi a carico il debito scolastico di un ragazzo che a 16 anni mette la propria vita a servizio del paese; un debito che le famiglie benestanti possono permettersi, ma che per altri risulta impossibile da evadere.

Kubrick non punta mai alla diretta rappresentazione dell’odierno, ma è estremamente efficace nel far trapelare le ipocrisie che nella nostra società esistono da sempre e che continuano imperterrite a esistere. Barry dunque non ha scelta se non quella di arruolarsi, e da qui inizia una scalata sociale; una scalata tuttavia marcia, poiché marcia in primis la partenza, in quanto frutto della non-scelta, degli obblighi del semplice civile del tempo. Come viene mostrato in numerose sequenze, per i re del tempo i soldati non erano altro che carne da macello.

Barry Lyndon

Un elemento che potrebbe sfuggire allo spettatore italiano è uno centrale su cui ruota l’intero film: Barry è un irlandese in un mondo di inglesi. L’elemento del fascino che esercita su di lui l’uniforme rossa e bianca è dato anche da quell’appartenenza a cui non potrà mai ambire, in quanto scaturita dal sangue, diritto di nascita. La storia di colonialismo dell’Irlanda da parte dell’Inghilterra è una delle più sanguinose mai scritte, basti avere come riferimento la grande carestia irlandese: spesso considerata come scaturita dal caso, in realtà fu il punto di arrivo del progetto di conquista e colonizzazione dell’Inghilterra.

Questa conoscenza è la chiave di volta del film in quanto Barry, dopo aver vagato di esercito in esercito, incontra un compatriota irlandese che, per ordine dei suoi generali, sarebbe costretto a ingannare. Tuttavia, lontano da casa e malinconico, Barry rivela la sua identità e, in un incredibile momento di disperazione, è accolto dal compagno che, piuttosto che sentirsi tradito, capisce come il mondo cerchi di mettere poveri contro poveri, e spinto dalla comunanza della terra lo accoglie. In questo modo avviene la svolta definitiva delle fortune di Redmond Barry, che di lì a poco sarebbe quindi diventato Barry Lyndon.

Barry Lyndon

Il fulcro della grande storia di scalata sociale di Barry Lyndon risiede dunque nella fratellanza: quando il ragazzo ha ingannato, ha agito per onore anche secondo le regole civili del tempo, non ha mai incontrato altro se non disprezzo o sfortune. Ma quando viene rivelata la parte più sensibile del suo io, quando riconosce una parte che era stato costretto a seppellire forse per vergogna, la gentilezza viene in suo aiuto. La scalata sociale non scaturisce quindi da furbizia o manipolazione, quanto dall’umiltà: se tutti si riconoscessero per le loro somiglianze, piuttosto che per le loro differenze, si aiuterebbero a vicenda. La felicità e la ricchezza sono possibili solo quando disponibili e condivise anche con gli altri.


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Dalla prima cassetta di Spielberg che vidi a casa di nonna, capii che il cinema sarebbe stata una presenza costante nella mia vita.
Una sala in cui i sogni diventano realtà attraverso scie di luce e colori è magia pura, possibilmente da godere in compagnia.
"Il cinema è una macchina che genera empatia", a calarmi nei panni degli altri io passo le mie giornate.

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