Venezia 83 – Possible Love, capire noi stessi è tutto l’amore che ci rimane

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Nel 2002 il regista Lee Chang-dong portava a Venezia il film che avrebbe conquistato il Leone d’oro, Oasis. Il regista sudcoreano non avrebbe più messo piede al lido fino a quest’edizione della Mostra internazione d’Arte Cinematografica. A 25 anni di distanza dalla storia d’amore di spessore psicologico, Chang-dong è tornato con Possible Love, un’altro racconto dalla forte componente sociale, che si è guadagnato il Gran Premio della Giuria.

Possible Love esce il 6 novembre sulla piattaforma di streaming Netflix.

Lee Chang Dong, a Venezia 2026 con Possible Love, in uno scatto di Stephanie Cornfield.
Lee Chang Dong, a Venezia 2026 con Possible Love, in uno scatto di Stephanie Cornfield.

Possible Love, basato sulla storia vera di un licenziamento di massa, segue la storia di due nuclei familiari contrapposti: quello di Ye-Ji e Sang Woo, rispettivamente documentarista e facoltoso uomo d’affari, e quello di Mi-ok, Ho-seok e il loro figlio, famiglia operaia. Ye-ji è interessata alla storia di Ho-seok, ex-lavoratore di fabbrica licenziato in seguito a delle proteste operaie, ma finisce per interessarsi alla vita di Mi-ok, diventando poi sua amica.

Parallelamente, il Possible Love segue quello che sembra appunto un “possibile amore” tra Sang Woo e l’umile Mi-ok, prendendo la strada di quella che potrebbe essere un qualsiasi racconto alla “Cenerentola”. Le coppie si avvinghieranno sempre più tra loro a livello emotivo, al punto da non capire dove inizi e dove termini il limite tra amicizia e parassitismo.

Possible Love, un amore economico, materiale, ma anche sentimentale

Possible Love

Ci sono molteplici amori possibili che prendono forma sullo schermo in Possible Love. Di che tipo di amore stiamo parlando? Un amore tra esseri umani, che ci costringe ad essere migliori di ciò che già siamo? Di un amore difficile, interclasse, la cui approvazione delle diverse parti non è sempre scontata? Di un amore nato un giorno e poi, a causa di doveri da mantenere costantemente, è appassito, ma le cui conseguenze permangono. O forse più che un amore, un desiderio impossibile da soddisfare: quello di possedere la roba altrui?

Possible Love è infatti aperto da questo comandamento, in quanto l’ispirazione originale del film era il Decalogo di Kieślowski, un’idea in seguito abbandonata. Il focus è rimasto quindi su questa frase: “Non desiderare la roba d’altri“, e vedremo come la relazione che si avvia tra una famiglia agiata e una squattrinata porterà al disfacimento della relazione. Oltre al focus sul materiale, per l’appunto, c’è anche quello sul sentimento: in una delle prime scene di Possible Love, Sang-woo aiuta Mi-ok a ritrovare la fede che le si era sfilata dal dito, un codice cinematografico impossibile da fraintendere.

Lo spettatore ha da poco tolto lo sguardo da Ho-seok, che si accaniva sulla moglie in un momento di ebbrezza, ecco subito apparire un principe azzurro nel momento del bisogno. Ma sarà veramente così? La bellezza di Possible Love è che non è aspro e diretto, è un film contenitore in cui convergono molteplici aspetti della vita (economico, culturale, amoroso), tutti perfettamente equilibrati tra loro, dando un’impressione di ricerca naturale nella vita delle persone. Ogni dettaglio è curato e messo in scena poiché ricco di significato, con un setup e payoff invidiabili.

Possible Love

La relazione tra Mi-ok e Ye-ji è dolce e delicata: Possible Love prima ci mostra le angherie sopportate da Mi-ok (sul posto di lavoro, a casa…) sempre con il sorriso sulle labbra, l’entrata in scena di Ye-ji appare salvifica. La documentarista vuole raccontare la storia del marito, ma man mano si appassiona a quella di Mi-ok al punto di sviluppare un rapporto amicale, quasi di sorellanza.

Tuttavia, andando avanti, si realizza come Mi-ok altro non sia che uno strumento per una persona annoiata: Sang-woo guadagna abbastanza da mantenere la moglie (abbondantemente), e il lavoro di documentarista altro non è che uno svago, quasi una ricerca di uno scopo. Ye-ji si appassiona a vedere le vite degli altri attraverso la sua telecamera, mostrandosi politicamente attiva ma di fatto sostenuta da un magnate che va attivamente a distruggere le vite dei singoli, poveri lavoratori sotto di lui. Come diceva Gaber, qualcuno era comunista “perché era ricco, ma amava i poveri“.

Possible Love, la condizione dei lavoratori attraverso il tempo

Nel pitch che fa Ye-ji per farsi produrre il documentario le viene chiesto perché si stia concentrando su uno sciopero in fabbrica invece che su nuove problematiche, come quella dell’Intelligenza Artificiale che sta rubando l’occupazione ai lavoratori di oggi. Solita vecchia storia, ma che non è cambiata da allora: ancora oggi vediamo i Lulù de La classe operaia va in paradiso faticare ad arrivare a fine mese per l’avidità dei padroni. Padroni che oggi non si sono moltiplicati, sono diminuiti, ma hanno spartito in questo gruppo ancora più piccolo il 99% delle ricchezze del pianeta. Lee Chan-dong capisce che un film fatto a fotografia del presente è effimero, mentre uno che tratti le problematiche esistenti da sempre è eterno e universale.

L’Intelligenza Artificiale non è un nuovo nemico, è solo il punto d’arrivo: mostrarne le radici aiuta a far comprendere all’operaio come la sua posizione sociale – che sia alle macchine della rivoluzione industriale, nella manovalanza nei paesi del Terzo Mondo o nell’ultimo strumento delle compagnie private – sia sempre la stessa; quel muro che Lulù voleva abbattere è ancora lì, gli operai si ritrovano nell’eterno limbo, senza via d’uscita. Possible Love recupera quindi quello scopo educativo (ma non altezzoso) del cinema politico italiano, che spronava la classe operaia a porsi domande sulla propria posizione sociale, a comprendere perché “alcuni animali sono più uguali di altri“.

Possible Love

Mi-ok inizia come stolta lavoratrice subalterna al sistema capitalistico, ma alla fine di Possible Love capisce il motivo dietro alla sua appartenenza sociale così come il fatto che chiunque, anche la persona più umile, meriti rispetto per la propria vita. Di fatto questa realizzazione mette in atto tutta una serie di riflessioni: fino a che punto l’arte è politica quando viene dall’alto? Il caso di Possible Love è emblematico per il suo finale abbastanza aperto. Sang-woo è soddisfatto di aver appena fatto un grande affare, l’acquisizione di una compagnia o simili.

Uno dei discorsi che si ripete più spesso in Possible Love è il motivo dietro la decisione da parte della compagnia di Ho-seok per aver fatto dei licenziamenti in blocco: per spezzare la compagnia in varie parti ed essere rivenduta all’estero. Un’intuizione potrebbe facilmente essere che Sang-woo abbia fatto quest’acquisizione. È un caso? Indirettamente, così come la documentarista si nutre della storia della protagonista, entrambi i ricchi vivono letteralmente sulle spalle dei due protagonisti pocotenenti.

Possible Love mette in scena questa serie di meccanismi complessi assolutamente dipendenti tra loro, senza alcuna via di fuga. Si parla tanto di essere apolitici dopo le sprezzanti affermazioni fatte da Ed Sheeran sulla Palestina, e il film di Lee Chan-dong, con un linguaggio assolutamente invidiabile, mostra come la mancanza di posizione politica sia legata a un privilegio di classe.

Possible Love

Ye-ji può permettersi di raccontare queste storie, di inquadrarsi come attivista, solo grazie al capitale economico del marito. Al tempo stesso, Sang-woo permette alla moglie di distrarsi con queste sue fantasie mentre lui ne è palesemente disinteressato, sempre per il patrimonio che gli consente di non districarsi in dinamiche politiche. I due hanno da sempre possibilità di scelta, mentre il nucleo familiare di Mi-ok ha mai posseduto questa facoltà: i tre decidono infatti di mettersi in primo piano a lottare per i diritti dei lavoratori non per appartenenza a una dimensione politica affermata bensì per necessità della collettività.

Evocando un altro film mostrato all’83esima Mostra di Venezia, Wild Horse Nine, si apre una parentesi di pessimismo cosmico: anche se i due fossero rimasti a casa, Ho-seok sarebbe stato licenziato. Forse non quello stesso giorno, ma prima o poi l’affare di Sang-woo o di qualsiasi altro imprenditore che considera i lavoratori come semplici formiche, sarebbe stato concluso. Il destino della classe operaia era stato già deciso: qualsiasi azione della collettività è futile.

La sovversione delle aspettative in Possible Love, la nitidezza nello sguardo di Lee Chang-dong

Possible Love

Ma Possible Love non termina con un semplice messaggio di nichilismo passivo, tutt’altro. Il terzo atto è fondamentale per l’evoluzione dei due personaggi della classe operaia, soprattutto Mi-ok. Tutto inizia quando Ye-ji viene a filmarla sul posto di lavoro e realizza quanto il girato sia noioso e ripetitivo. Mi-ok, per ravvivare l’atmosfera, propone di fondare un sindacato e, sorprendentemente, le altre lavoratrici accettano. In quel momento scatta qualcosa nella mente della donna: perché ha compiuto quest’azione? La risposta, così come nei primi due atti del film, è ovvia: perché si trovava davanti alla telecamera e il suo ruolo era quindi quello di intrattenere.

Si aggiunge tuttavia un’ulteriore istanza di pensiero: se nei momenti antecedenti la soddisfazione di Mi-ok dipendeva da quella di Ye-ji (soddisfazione da parte del padrone del lavoro dell’operaio), qui si aggiunge un valore aggiunto, in quanto ciò che ha fatto ha avuto una ripercussione sul suo mondo personale e lavorativo. Da qui Mi-ok nota come la sua prospettiva e quella di Ye-ji siano in realtà disallineate, inizia a ripercorrere la sua vita e si trova sempre succube delle reazioni di qualcun altro e mai di sé stessa. Svariati flashback mostrano l’incontro tra Mi-ok e Ho-seok, una semplice scelta da cui non è più tornata indietro, poichè non si era mai fermata a capire cosa volesse veramente dalla vita.

La natura in cui la donna è immersa diventa simbolo di felicità, riflessione e profondità. Prima la foresta attraverso cui la conduce Ho-seok nel flashback, forse ultimo momento in cui lei è stata felice nella coppia (da notare, sempre condotta per mano, mai responsabile della direzione scelta nella vita). La luna che ha guardato quel giorno diventa un altro elemento che le fa realizzare la discordanza della realtà: “La luna che guardavo io era la stessa che guardavate voi” dice a Ye-ji e Sang-woo, la realizzazione che lo stesso oggetto può essere guardato contemporaneamente, ma da due prospettive molto diverse.

Possible Love

Per questo che la scena finale alla spiaggia è la sequenza in cui Mi-ok spezza le catene e reclama il suo spazio nel mondo. Finora gli spazi naturali appartenevano tanto ai poveri quanto ai ricchi, la spiaggia mostrata è invece il primo spazio privato, appartenente a Sang-woo. Un’intera spiaggia dove si fa il bagno privo di ogni pudore semplicemente perché può: ha conquistato la sua privacy al di fuori degli occhi indiscreti attraverso i soldi (un’altra tematica su cui soffermarsi). Quando le inevitabili differenze tra le due coppie vengono a galla e Mi-ok realizza che lei e la sua famiglia sono solo un cane da circo per Ye-ji, dice basta.

Prima di lasciare la proprietà privata degli amici abbienti, Mi-ok va sulla spiaggia dove c’è anche Sang-woo e si getta in acqua. Lo spettatore è ancora convinto che la narrazione segua la storia del principe azzurro e Cenerentola che Possible Love ci aveva imboccato fino ad ora, ma Lee Chan-dong stravolge questa certezza, richiamando la sovversione delle aspettative di Anora, screwball dramedy che prende la storia della povera squattrinata salvata dal ricco magnate dal cuore d’oro. Il regista dimostra così di essere al passo con i tempi, di non vivere nelle beatitudini del passato e di saper comprendere e usare il postmoderno.

Mi-ok si spoglia davanti a Sang-woo, si tuffa ed è semplicemente libera; l’uomo tuttavia pensa che sia un gioco provocante e la segue calandosi nei panni di un cacciatore: in acqua si sposta con le movenze di uno squalo, su terra con quelle di un toro. Sang-woo non si mette in discussione neppure per un momento, credendo che Mi-ok dovrebbe essere felice di consegnarsi a tale predatore. Inaspettatamente ai suoi occhi, la donna lo rifiuta, scatenando una frustrazione che sfogherà più tardi a letto con la compagna, la quale a fine atto commenterà: “È stato diverso stavolta”. Il mondo sembra essere cambiato per Mi-ok, ma anche, inconsciamente, per la coppia benestante.

Chi siamo noi, popolo di lavoratori? Lo sviluppo della coscienza di classe

Possible Love

L’ultima inquadratura è quella della luna, semplice, chiara nel cielo, intoccabile. In un mondo di pazzi che vorrebbero possedere Marte, la distanza che c’è tra lo sguardo dello spettatore e il satellite naturale dà una certa tranquillità: l’uomo può ingannarsi di dominare quanto vuole, ma, come Mi-ok con Sang-woo, a volte l’ordine naturale delle cose vince. Possible Love si stratifica ulteriormente con la tematica più sottile trattata all’interno del film: quella della fotogenia. Innumerevoli volte lo spettatore guarda lo schermo e le inquadrature del film si alternano con quelle della telecamera di Ye-ji, mettendo in discussione cosa su cosa si stia posando il proprio sguardo e quanto sia imparziale l’occhio che osserva.

Le vite di Mi-ok e Ho-seok non esistono prima che Ye-ji decida di puntare la sua telecamera verso di loro; soprattutto quella di Mi-ok, che non era destinata ad essere fondamentale nel documentario in quanto il soggetto iniziale era il marito. Tuttavia la donna finisce per essere colei che più trae beneficio da quest’esperienza: la sua vita serve da intrattenimento per qualcun altro, il che porta a riflettere molto sul discorso della privacy. Nel mondo odierno nessuno ha più diritto a esistere solo per sé stesso, anche gli avvenimenti all’interno dell’occupazione in fabbrica sono ripresi come testimonianza di ciò che è successo. Di conseguenza gli operai non hanno diritto a una vita tranquilla e pacifica, devono sempre manifestare la propria presenza per legittimare l‘esistenza stessa.

Possible Love

Pare che solo i benestanti abbiano diritto alla vita senza essere fonte di informazione o intrattenimento per qualcun altro, ma alla fine questa dinamica si sovverte ulteriormente: a un certo punto si vede sullo schermo un’inquadratura del boschetto e della spiaggia fatta con delle telecamere di sicurezza. Ancora un tentativo di possedimento della terra che, per sua caratteristica a priori, è da empre libera, a cui si accompagna un’addizionale considerazione: i due possiedono il circuito di sicurezza per la loro tranquillità, ma questi strumenti potrebbero facilmente ritorcersi contro, in quanto Ye-ji potrebbe vedere che il marito ha tentato di avere un rapporto con Mi-ok. In breve, nel sistema capitalistico, basato sul possesso, nessuno è veramente libero, neppure chi risiede in cima alla catena alimentare.

Quale tesi finale vuole portare avanti Lee Chan-dong in Possible Love? Il fatto che la soluzione a tutto risiede nell’autocoscienza. Possible Love non termina necessariamente su una nota positiva, ma neppure negativa. Il film funge principalmente da strumento di conoscenza di sé stessi; semina e lascia che ogni persona raccolga in base alla propria esperienza personale. In Possible Love, non vi è alcun messaggio urlato, è tutto detto sottovoce, aspettando che ognuno prenda ciò che più gli serve. La tematica più cara a me personalmente è proprio quella dell’autocoscienza dei lavoratori. Innumerevoli film ne hanno parlato, soprattutto quelli dei grandi maestri come Rosi o Petri: il primo passo che fa la classe dominante per avere il comando di quella operaia è convincerla che non ci sia nulla al di fuori della loro routine.

Possible Love

Lulù taglia il cottimo, per lui c’è solo quello, non ha importanza la famiglia o il figlio, basta arrivare a fine mese. Ma quando si squarcia il velo di Maya, il ritorno alla normalità è impossibile. Perché la classe dominante continua a trionfare su quella operaia? Perché è conscia della propria posizione, basti osservare una delle tante interazioni del primo atto tra Ye-ji e Mi-ok: “Quanto costa la tua maglietta?” “Non molto, l’ho presa in sconto” che poi si trasforma in “Non lo vuoi sapere”. Una documentarista attiva politicamente (molto più ricca) che vuole sentirsi parte della forza lavoro (“Sì, siamo amiche”) ma nel frattempo è perfettamente conscia del suo ceto e del suo potere d’influenza contro un’operaia povera che non ha ancora realizzato la propria estrazione sociale. Non c’è mai stata via di scampo per i lavoratori come Mi-ok.

Possible Love

Un tempo i politici andavano nelle fabbriche a discutere del salario minimo e del conflitto in Medio Oriente con persone che avevano spesso solo la licenza elementare; questo diritto all’informazione al dibattito non esiste più, poiché la classe politica, intrinseca alla classe dominante, ha compreso che il pensiero critico porta all’insoddisfazione, alla messa in discussione, alla rivolta. Possible Love non è un film dinamico che istiga alla rivoluzione, è un film che parla in singolo alla casalinga, al meccanico, al fattorino: il punto di partenza siamo sempre stati noi stessi, non ci può essere cambiamento che non parta quindi da qui.


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Dalla prima cassetta di Spielberg che vidi a casa di nonna, capii che il cinema sarebbe stata una presenza costante nella mia vita.
Una sala in cui i sogni diventano realtà attraverso scie di luce e colori è magia pura, possibilmente da godere in compagnia.
"Il cinema è una macchina che genera empatia", a calarmi nei panni degli altri io passo le mie giornate.

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