Gli Studios che ci hanno portato film amati come Coraline, ParaNorman e Kubo e la spada magica tornano con quello che si può definire un vero e proprio trionfo. I Laika Studios, infatti, dopo cinque anni di produzione, hanno ultimato e presentato nelle sale del festival Alice nella Città il loro nuovo Wildwood – I segreti del bosco proibito, una storia che torna alle origini di un delizioso fantasy folk magico, arricchito dalla preziosità dell’animazione in stop-motion.
Wildwood uscirà nelle sale italiane il 22 ottobre 2026 distribuito da Notorious Pictures.
Il trionfo artigianale dei Laika Studios, un’ode alla stop motion
Il film è diretto da Travis Knight, già regista di Kubo e la spada magica, con alle spalle la produttrice dei suoi precedenti lavori e Chris Butler alla sceneggiatura, firma di ParaNorman e Mr. Link. Insomma, un team interamente pensato e realizzato dai Laika Studios. Questi ultimi sono infatti famosi per le loro tecniche di animazione in stop motion, che li hanno sempre distinti rispetto ad altri prodotti d’animazione, e giustamente: la stop motion richiede molto più tempo per essere animata, nella realizzazione dei modelli che devono essere costantemente mossi e modificati, e ovviamente per il numero elevato di personale che vi deve lavorare.

Nell’epoca dell’AI e del disegnino ready-made, la stop motion può sembrare una follia, uno spreco di tempo e di denaro, ed è proprio questo a renderla speciale. Sapere che esistono miliardi di scorciatoie per raggiungere un risultato (ovviamente con una qualità dell’animazione decisamente infima) rende ancora più preziosa l’idea che un team si sia messo al lavoro per produrre un film di 139 minuti (un singolo minuto richiede centinaia di ore di lavoro). Wildwood riesce senza dubbio a fare ciò che il premio Oscar Guillermo del Toro, conoscitore della tecnica con il suo Pinocchio, chiede: “Teniamo l’animazione nella conversazione“.
I Laika ci avevano abituati a standard alti sin da Coraline, ma Wildwood sembra andare oltre: una tecnica di tutto un altro livello, con una fluidità del movimento semplicemente strabiliante. Al tempo stesso gli altri dipartimenti si sono superati: i design dei personaggi sono tutti diversificati tra loro, con molteplici opzioni di outfit per ogni figura che cambiano man mano che la storia procede. A ciò si aggiunge un design degli ambienti, una costruzione del mondo veramente invidiabile: tanti ambienti diversi, ciascuno con le proprie regole, caratteristiche e palette di colori.
Wildwood, un viaggio tra l’adolescenza e la magia

Ma entriamo nel vivo della storia: di cosa parla Wildwood? Il film è ambientato a Portland, Oregon, ovviamente leggermente reimmaginata. Nella città vive la teenager protagonista, Prue, in compagnia dei suoi genitori e del suo piccolo fratellino, Mac. I genitori le intimano più volte di non allontanarsi da casa, poiché la città confina con una foresta che il padre chiama “landa impenetrabile“, pericolosa perché magica, ma Prue si ritiene troppo grande per credere a queste sciocchezze e si avvia in città con il fratellino: lei a bordo della sua fidata bici, lui nel carrellino attaccatovi.
La ragazza incontra un amico, Curtis, un appassionato di avventure ma solo nel regno dei giochi da tavolo. I due non fanno in tempo a scambiare più di un discorso al parco che all’improvviso un furioso stormo di corvi arriva dal cielo e rapisce Mac sotto gli occhi increduli degli adolescenti. Prue non molla e, insieme a uno svogliato Curtis, segue gli uccelli all’interno della mistica foresta, scoprendo un altro mondo regolato da dinamiche e modi di fare che al duo non sono affatto chiari. Nel loro viaggio incontreranno animali parlanti, potenti incantatori, ma soprattutto scopriranno lati di sé stessi (sia del presente che del passato) che erano ancora ignoti.

La storia scorre fluida, forse anche troppo: se si volesse evidenziare un problema di Wildwood, è che i protagonisti spendono relativamente poco tempo a mettere in discussione la realtà intorno a loro, la accettano abbastanza velocemente, come se non andasse contro ogni principio di fondamento del mondo a noi consuetudinario. Detto ciò, il racconto alla fine è un racconto di formazione, quasi al contrario: la trama sembra proprio l’opposto del Labyrinth di Jim Henson. Nel film in questione, infatti, la sorella maggiore va svogliatamente a salvare il fratellino rapito da un mondo magico e, inconsapevolmente, alla fine del film realizzerà di essere cresciuta e di aver capito la realtà che la circonda.
Prue, al contrario, è molto motivata a salvare Mac; al tempo stesso, l’immersione nel mondo di Wildwood è per lei un modo per recuperare una piccola parte infantile, di candida meraviglia: l’incontro con la magia la pone davanti a dei dilemmi non indifferenti su ciò che lei reputa vero o falso. Non si tratta però totalmente di una regressione, quanto di apprezzare i vari lati della vita: i momenti magici, talmente belli da restare increduli, così come quelle scelte dure e aspre che cambiano la vita per sempre.
Il fantastico e immaginifico mondo di Wildwood

Un ultimo enfatico appello va alla cosa più bella di Wildwood, già nominata: il worldbuilding. I mondi delle creature magiche che interagiscono tra loro non sono leggermente diversi, sono studiati a lungo per funzionare, ognuno con delle dinamiche profondamente differenziate tra loro. Si comprende perché i vari regni siano separati, così come è bello il momento in cui si uniscono tra loro e accorpano le varie caratteristiche, creando un mondo gigante, poliedrico e multifaccettato dal valore insuperabile.
Wildwood è un film che si prende il suo tempo per dare indizi visivi sulla storia con una delicatissima messa in scena che non è mai eccessivamente esplicita o scontata. Il film, nel migliore dei mondi, è una serie alla Over the Garden Wall per stile e alla Avatar: La leggenda di Aang per la durata dei singoli blocchi del mondo e il modo in cui vengono approfonditi. Per ora dobbiamo accontentarci solo del film, frutto di un lavoro incommensurabile, e anche se sarebbe bello sognare una possibile espansione di quest’universo in futuro, si è assolutamente felici e soddisfatti anche così.

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