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Ce L’ho Corto Film Festival, seconda giornata tra gaming e animazione

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9 minuti di lettura

La seconda giornata del Ce l’ho Corto Film Festival, organizzato dall’Associazione Culturale Kinodromo, si è rivelata ricca di proposte interessanti e ha visto il debutto delle opere di animazione, grande novità di questa edizione. In qualità di media partner, abbiamo seguito i talk e i cortometraggi di ieri, prevalentemente incentrati sul fascismo, il nazionalismo e la repressione (con un focus a parte sul gaming), ma non solo. Quest’anno, lo ricordiamo, il festival si svolge interamente online.

Tra commedia e fascismo: i cortometraggi italiani

Ce l'ho corto film festival

Il primo dei tre cortometraggi italiani è Biagio — Una Storia Vera (2019, 17’09”), mockumentary scritto e diretto da Matteo Tiberia. Come spiegato nel talk serale, il corto segue la struttura comedy classica del “pesce fuor d’acqua”, in cui un personaggio si trova in un contesto a lui estraneo. Ci vengono infatti mostrate le vicende di Biagio, pupazzo rosso del programma Sunday Club che aspira a scrollarsi di dosso l’immagine di intrattenitore per bambini in favore di una carriera da regista drammatico. Fresco e divertente grazie all’ottima sceneggiatura, Biagio riesce in poco tempo a farci affezionare al protagonista, offrendo anche qualche spunto di riflessione. Non sorprenderebbe una sua vittoria.

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Il secondo è il distopico L’Ultimo Fascista (2020, 12’40”), diretto da Giulia Magda Martinez e scritto in collaborazione con Giovanni Dota. Il corto, a detta della regista, è nato dall’esigenza di elaborare il rifiuto verso l’attuale clima politico, sempre più discriminatorio. Vediamo, effettivamente, cosa accadrebbe se un gruppo di fascisti potesse far scomparire dal mondo tutte le persone che odia. L’intento parodico conduce a un risultato grottesco. L’intolleranza è un’arma a doppio taglio: oggi tocca ad altri, ma domani potrebbe essere il nostro turno.

Terza e ultima opera italiana, K CADDOO (2020, 6’53”) è un documentario diretto da Davide Catena che ha l’obiettivo di omaggiare l’artista Kane Cadoo. Il progetto stato realizzato durante il lockdown e unisce delle riprese realizzate nel 2017 in cui l’uomo parla della sua vita e dei suoi lavori. Proprio in virtù della casualità delle inquadrature, il risultato è particolare.

Tra paranormale e individualismo: i cortometraggi internazionali

Ce l'ho corto film festival

Le proposte internazionali sono state quattro. Di queste, due legate al tema della giornata, e sono Why Kill Them? (Messico, 2019, 12’28”), diretto da Ludovic Bonleux, e Patriots Don’t Die (Germania, 2020, 10′) di João Prado. Nel primo corto, un ex soldato torna a Tlatelolco, dove ha partecipato il 2 ottobre del 1968 al massacro di centinaia di studenti voluto da Luis Echeverría, l’allora Presidente del Messico. L’obiettivo del progetto, ha detto il regista durante il talk, era quello di mettere l’uomo di fronte al suo passato e fargli provare sensi di colpa. La sua posizione, infatti, sembra essere ancora oggi avversa al movimento studentesco di allora. Nel secondo, invece, viene documentata la manifestazione avvenuta lo scorso 15 marzo a San Paolo (Brasile). In essa, i sostenitori di Bolsonaro negavano l’esistenza del coronavirus e si schieravano contro il distanziamento sociale.

L’opera è una testimonianza dei danni del nazionalismo cieco e del complottismo a tutti i costi e fa vedere quanto, nonostante la lontananza geografica, il fenomeno del sovranismo e i comportamenti di chi lo supporta siano uguali. In USA, in Italia, in Brasile e altrove.

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Discorso a parte per gli altri due cortometraggi, entrambi di finzione. Cargo (Malaysia, 2019, 15’56”), scritto e diretto da Abhilash Chandra, narra il terribile viaggio di un padre e suo figlio a bordo di un camion che trasporta una misteriosa roccia. Forte di un’ottima fotografia e di una CGI credibile, Cargo è godibile e riesce a inquietare il giusto. Infine, Golden Minutes (Lituania, 2019, 10′), diretto da Saulius Baradinskas, altro gioiello della giornata con Biagio. La durata non è casuale: dieci sono infatti i minuti che si hanno per essere salvati dopo un infarto. Durante questi interminabili Golden Minutes (ripresi in piano sequenza) il protagonista, accasciato a terra, trova l’indifferenza dei passanti. Ciò genera una forte ansia nello spettatore e gli fa chiedere se qualcuno chiamerà i soccorsi. Una dimostrazione lucida e brutale dell’egoismo contemporaneo.

Tra imbarazzo e amore: i cortometraggi di animazione

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Quattro anche le proposte d’animazione, tutte internazionali. Riviera (Francia, 2019, 15’10”), di Jonas Schloesing, è il racconto di Mr. Henriet, che durante il primo pomeriggio spia i suoi vicini. Nel silenzio della sua casa, tra inquadrature di medicinali e fotografie, il dramma diventa sempre più palpabile, portandoci alla rivelazione finale. Gli altri presentano un registro decisamente più leggero: Washing Machine (Repubblica Ceca, 2020, 5’02”) di Alexandra Májová, per esempio, è un’opera bizzarra in cui la lavatrice è un essere con impulsi sessuali, mentre Bear with me (Paesi Bassi, 2019, 4’50”) di Daphna Awadish, pur trattando un tema delicato come quello dei confini e della separazione, è molto tenero e mostra la potenza dell’amore, facendo sorridere e commuovere. Infine, Awkward (Stati Uniti, 2020, 3’45”) di Nata Metlukh, in cui è impossibile non rivedersi. Il corto mostra quei momenti socialmente imbarazzanti in cui non sappiamo cosa fare o come reagire. Le risate sono assicurate e le musiche azzeccate.

Questa nuova sezione si sta rivelando un ottimo acquisto per il festival: non ha infatti nulla da invidiare alle altre e sta regalando piacevoli sorprese. Grande attesa per i corti che la riguarderanno nelle prossime giornate.

Il talk sul gaming

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Altra importante novità di questa edizione è quella dedicata al mondo del gaming. Il talk tenutosi ieri, infatti, si è proposto di tracciare un collegamento tra questo media e il mondo dell’audiovisivo. Ospiti del dibattito Roy Menarini (critico cinematografico, scrittore e docente universitario), Francesco Toniolo (professore di Linguaggi e Semiotica dei Prodotti Mediali), Andrea Dresseno e il progetto IVIPRO (che mira ad agevolare le produzioni videoludiche sul territorio italiano), Simona Maiorano (sviluppatrice di videogames), Marta Ascari (compositrice cinematografica e videoludica) e l’associazione Bologna Nerd (esperta, tra le altre cose, nel retrogaming).

«Il cinefilo a volte è un po’ snob». Queste le parole di Andrea Dresseno, che ha evidenziato il carattere non scontato della relazione tra videogames e cinema. Altro punto del suo discorso è stato il turismo videoludico: quando una città fa parte di un gioco, infatti, il numero di persone che la visita aumenta. Simona Maiorano ha invece parlato del suo nuovo progetto ambientato sul Gargano, Sea of Leaves, di cui è possibile giocare la demo. Francesco Toniolo si è focalizzato sul rapporto tra letteratura e videogioco, mentre Marta Ascari sul ruolo della musica nel mondo cinematografico e videoludico. Bologna Nerd si è dedicata alla storia del videogioco.

L’intervento più corposo è stato quello iniziale di Roy Menarini. Il critico ha illustrato alcuni punti fondamentali del rapporto tra cinema e videogioco, partendo da due domande: ha senso parlare di videogiochi a un festival di cinema? e i videogiochi sono arte?. Sembra che essi vadano considerati più come cultura. Inoltre, differentemente dal cinema, prevedono un’esperienza di fruizione attiva. Ma solo teoricamente, perché i confini stanno diventando sempre più labili. Basti pensare a 1917 e Tenet.

Il dibattito è recuperabile su Facebook.


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Christian Montedoro

Classe 1999, pugliese fuorisede a Bologna per studiare al DAMS. Cose che amo: l’estetica neon di Refn, la discografia di Britney Spears e i dipinti di Munch. Cose che odio: il fatto che ci siano ancora persone nel mondo che non hanno visto Mean Girls.