Ce l’ho Corto Film Festival, il resoconto della prima giornata

È iniziata ieri, mercoledì 25 novembre, la seconda edizione del Ce l’ho Corto Film Festival, appuntamento bolognese dell’Associazione Culturale Kinodromo, quest’anno tenuto interamente online. La prima giornata ha visto alternarsi cinema nostrano e internazionale, con l’aggiunta della sezione OFF dedicata al porno.

In qualità di media partner, abbiamo seguito l’evento fino a tarda serata, dalla cerimonia di apertura delle 18 al talk delle 21, stavolta sul mondo del porno, passando per l’incontro con le registe del festival. Ecco com’è andata.

ce l'ho corto

In occasione della Giornata Internazionale contro la violenza sulle donne, il Festival ha deciso di dare visibilità proprio alle opere delle registe di questa edizione. Valentina Casadei, Olga Torrico, Francesca Tasini, Celia Scheij, Yasmin Gomes e Clémentine Chapron hanno presentato i loro corti e i loro processi creativi, raccontando sé stesse. «Stasera l’unica quota azzurra è il nostro traduttore», ha scherzato Maddalena Bianchi, presidentessa dell’Associazione Kinodromo e referente della direzione del Festival, parlando di Yorgos Kostianis. Una battuta, ma che fa riflettere. Per una volta, siamo di fronte ad un festival cinematografico che dà veramente spazio alle donne, dopo tanti eventi che le vedono escluse o relegate a mera rappresentanza femminile in un mondo a misura d’uomo.

I cortometraggi della sezione principale

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Quattro i cortometraggi senza distribuzione realizzati da registi (ieri, registe) emergenti under30 mostrati durante la prima giornata del Festival. Celia Scheij, già produttrice di Boys don’t cry, diretto da Bobby Mueller e vincitore della sezione Ce l’ho Corto nel 2019, ha presentato il suo Afkørsel (Danimarca, 2020, 13’14’’). La storia di una ragazza in cerca di emancipazione, che tenta di allontarsi dal padre, spicca sulle altre della serata. Centrale, come ha affermato la stessa Celia Scheij durante il talk, la dicotomia tra fragilità e forza. Elisabeth Wilke, con Animali (Germania, 2020, 14’), ci porta in un quartiere di Roma, lasciando che sia una bambina, Emma, a mostrarci la magia di un’afosa estate romana.

Clémentine Chapron ha proposto invece il suo progetto di laurea, Restless Instant (Francia, 2019, 9’20’’), un corto che unisce voice over e immagini sperimentali girate in super8. «Un’azione suicida» la sua, come è stato suggerito durante l’intervista, ma riuscita. Non meno riuscito I don’t love you anymore (Brasile, 2020, 10’05’’) di Yasmin Gomes, una riflessione su pregi e difetti della vita in una grande metropoli, attraverso gli occhi di chi si è trasferito nella frenetica San Paolo. La regista ha confessato di non aver avuto alcun budget di partenza e di essere munita solo di una videocamera. Certamente il risultato conferma che per fare cinema le idee sono più importanti dell’equipment.

Ce l’ho Corto è internazionale

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Sono stati tre i cortometraggi internazionali della prima serata, tutti progetti molto validi. Gas Station (Italia, 2020, 10’02’’), diretto da Olga Torrico e girato all’interno dell’iniziativa Terre di Cinema, racconta la storia di una passione interrotta. Si può essere così legati a un sogno da averne paura? Dall’altro lato, Giusto il tempo per una sigaretta di Valentina Casadei (Italia, 2020, 14’59’’) regala uno spaccato di una quotidianità spesso ignorata. Giulio è giovanissimo ma deve prendersi cura del fratellino, perché il padre è assente e la madre alcolizzata. Un ritmo ansiogeno, una regia efficacie, ed è impossibile non commuoversi. Lo stesso vale per Lola (Francesca Tasini, Germania, 2019, 19’55’’), un corto che entra in punta di piedi nella vita di una donna transgender che cerca di adottare un figlio. Venuto alla luce in soli due mesi di lavoro, verrebbe da dire che la velocità con cui è stato portato a termine sia la prova di quanto fosse necessario un progetto che toccasse questi temi con una sensibilità simile.

Sezione OFF del Festival, Ce l’ho Porno a cura di Inside Porn

ce l'ho porno

Ieri sera è stata anche la volta del talk sul porno, condotto dalle tre fondatrici del collettivo Inside Porn, che hanno curato la sezione OFF Ce l’ho Porno. Sono stati presentati ben nove corti, tra porno espliciti, di finzione e documentari, sebbene non tutti degni di nota. L’ospite della serata, Ali Kurr, non ha potuto prendere parte all’evento in diretta ma ha inviato dei video per parlare del suo Outercourse (Spagna, 2020, 16′). Si tratta di un tentativo di sensibilizzazione sulla vulvodinia, malattia comune, che non consente il sesso penetrativo perché troppo doloroso per la donna. È interessante l’esperimento Mes Chéris (Ethan Folk, Ty Wardwell, Germania, 2020, 12’19”), scritto e interpretato da Bat Boi, un ex sex worker transgender. Infatti, prima di sottoporsi alla masectomia, Bat Boi ha deciso di giocare un’ultima volta con il suo seno, assumendo le vecchie vesti di sex worker e cimentandosi in un porno.

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Anche The Last Romantics (João Cândido Zacharias, Brasile, 2019, 16’56”) vanta un’idea più originale rispetto ad altri corti della serata, e riesce coinvolgere pur non essendo un porno esplicito.

Una punta di innovazione si riscontra in lavori che giocano sulla scoperta ingenua del sesso, come Teen Angels (Mahx Capacity, USA, 2020, 16’56”), o che presentano bizzarre situazioni in camera da letto, come Mutual Masturbation (altSHIFT, Germania, 2020, 7’29”). Invece Foreign Body (Dušan Zorić, Serbia, 2018, 21’35”) esplora la tematica del sesso più trasgressivo, visto, perché no, come spazio per dare sfogo ai propri instinti. Tuttavia, rischia di diventare fastidioso agli occhi dello spettatore (o della spettatrice) perché in qualche momento sembra rasentare il limite del consensuale. Gli altri corti in programma erano It was like that in the 90s (Christian Schneider, Brasile, 2020, 2′), A meeting (Giuseppe Lanno, Italia, 2019, 9’15”), Ritual Waves (Lina Bembe, Germania, 2019, 4’57”).


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Agata Iacopozzi

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