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Come per disincanto – E vissero infelici e scontenti, un sequel che perde la magia

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6 minuti di lettura

A quindici anni dal successo di Come d’Incanto (Kevin Lima, 2007), Amy Adams e Patrick Dempsey tornano nel ruolo di Giselle e Robert in Come d’Incanto 2 il sequel film di Adam Shankman titolato Come per disincanto – E vissero infelici e scontenti, disponibile dal 18 novembre su Disney+. La commedia musicale, realizzata in tecnica mista (animazione e live action) come il capitolo precedente, segue le vicende di Robert e Giselle alle prese con il trasloco nella tranquilla cittadina di Monroeville, tenuta sotto stretto controllo della sua “regina” Malvina Monroe (Maya Rudolph).

L’entusiasmo andalasiano di Giselle dovrà fare i conti con la ribellione adolescenziale della figlia Morgan (Gabby Baldacchino), lo scorrere fisiologico del tempo e le difficoltà che richiede intraprendere una nuova vita. Ad “aiutarla”, i vecchi amici Edward (James Marsden) e Nancy (Idina Menzel), Regina e Re di Andalasia.

Amy Adams e Patrick Dempsey sono di nuovo Giselle e Robert in Come D’Incanto 2

Come per disincanto NPC Magazine

Quindici anni dopo gli eventi di Come d’Incanto Giselle (Amy Adams), delusa dalla frenesia newyorkese, per recuperare il rapporto con Robert (Patrick Dempsey) e la figlia Morgan (Gabby Baldacchino) decide di traslocare a Monroeville, una piccola cittadina fiabesca tenuta sotto scacco da Malvina Monroe (Maya Rudolph), la “reginetta locale” a capo di un comitato organizzativo che sembra escludere, già in partenza, qualsivoglia compromesso con i nuovi arrivati.

La vita da favola, tanto sognata da Giselle, si scontra presto con l’amara realtà dei fatti: Robert è costretto a viaggiare come pendolare e Morgan, continuamente messa in imbarazzo dalla madre, fatica a inserirsi tra i compagni di scuola.

Alla ricerca del suo “per sempre felici e contenti”, Giselle lancia involontariamente un incantesimo che trasforma l’intera cittadina in una fiaba e rischia di far scomparire per sempre il mondo di Andalasia. Dovrà fare i conti con il vero significato della felicità, in una corsa contro il tempo scandita da dodici rintocchi.

Come per disincanto, abbiamo smesso di credere nella magia

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Un progetto stanco, affaticato come i suoi protagonisti, quello che Adam Shankman porta sulla scena nel recupero dell’incanto originale: impareggiabile, nell’idea quanto nella resa, il Come d’incanto del 2007 presentava una storia esaltata dalla mistione della tecnica, un racconto con una protagonista – unione figurata di archetipi letterari e folkloristici precedenti – sradicata dal contesto fiabesco d’origine e costretta a fare i conti con il mondo degli umani.

Lo stesso mondo del suo Robert (all’epoca un Patrick Dempsey dedito al lavoro, cinico e per nulla malato d’amore), ora ridotto a macchietta nell’universo reale quanto incantato. “Quand’è stata l’ultima volta in cui ti sei sentito felice” chiede Giselle al marito, stanca di una vita lontana dalla genuinità e dal benessere del mondo altro, appesantita dalla realtà quotidiana dell’essere umano fatto di carne e non di linee.

Come per disincanto – E vissero infelici e scontenti è la parabola classica del viaggio dell’eroe di ritorno a casa, consapevole di aver vissuto e valicato i suoi limiti, di aver mutato i pregiudizi iniziali trasformandoli in occasioni per evolversi: Giselle subisce l’incanto, rimane vittima della sua stessa magia per il desiderio inconsulto di vivere senza affanni e si trasforma in ciò che teme di più, un essere umano, scandito nella bontà quanto nel maligno dai rintocchi di un orologio – la vita – che a pochi concede il lusso di redimersi.

La vita da fiaba è un banco di prova, un test inflitto alla protagonista come espediente per ripensare il valore degli affetti e comprendere quanto essere umani e vivi significhi assumere su di sé la responsabilità del benessere di chi si ama.

Una morale sensibile, sostenuta a stento dall’afflato narrativo che piuttosto si perde in sequenze ridondanti e rendez-vous di personaggi macchiettistici, nella versione umana quanto fiabesca. Il sequel del cult di Lima rimane in superficie, rievocando stilemi tipici dell’animazione classica senza conferirgli uno spazio adeguato nel mondo reale.

Plauso a Maya Rudolph, villain e nemesi di Giselle, costretta nell’insipidità generale a contenersi (a eccezione di un duetto in split screen) e James Marsden, che in coppia con Idina Menzel riporta in scena la giustificata leggerezza fiabesca del capitolo originale.

La versione italiana della soundtrack rimane un corredo narrativo dimenticabile: l’adattamento osteggia qualsiasi tentativo di familiarizzazione con il testo, un problema che si avvera anche nella stesura dello stesso script, arricchito da esortazioni moraleggianti che poco nobilitano l’evoluzione in scena dei personaggi. Uno spiacevole disincanto, ma ancora un incanto per gli occhi: per apprezzarne la fiaba, Come per disincanto è da guardare con gli stessi occhi del 2007.


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25, Roma | Scrittrice, giornalista, cinefila. Social media manager per Cinesociety.it dal 2019, da settembre 2020 collaboro con Cinematographe per la stesura di articoli, recensioni, editoriali, interviste e junket internazionali.
Dottoressa Magistrale in Giornalismo, caposervizio nella sezione Revisioni per NPC Magazine, il mio anno ruota attorno a due eventi: la notte degli Oscar e il Festival di Venezia.

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