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come un gatto in tangenziale - ritorno a coccia di morto

Come un Gatto in Tangenziale – Ritorno a Coccia di Morto ci “impiccia un’altra volta”

8 minuti di lettura

Il Natale 2021 incornicia la convivialità domestica con un atteso ritorno sul piccolo schermo. Così Sky Cinema accoglie tra i suoi titoli Come un gatto in tangenziale – Ritorno a Coccia di Morto, secondo capitolo della fortunata pellicola del 2017 di Riccardo Milani e già uscito nelle sale italiane il 26 agosto 2021. Come protagonisti Antonio Albanese e Paola Cortellesi, rilanciati nei panni di Giovanni e Monica per conquistare l’appuntamento televisivo natalizio degli italiani.

Tornano la periferia metropolitana, il divario sociale e il tessuto multiculturale di un’Italia frammentata nelle sue solitudini, in una commedia vincente dal sottotesto riflessivo. Un formulario di ingredienti che funzionano, ritagliati su personaggi comici nella loro verosimiglianza. “Tanto ‘sta storia dura come un gatto in tangenziale” direbbe Monica, ma questo ritorno ci riserva alcune sorprese e tante conferme, in un pacchetto colorito di un Paese figlio delle sue contraddizioni.

Come un Gatto in Tangenziale – Ritorno a Coccia di Morto è atteso anche in prima serata su Sky Cinema Uno, per mercoledì 12 gennaio.

Come un Gatto in Tangenziale: prima e dopo

Giovanni e Monica, resosi conto delle rispettive divergenze sociali e culturali, si sono lasciati. Lei è riuscita ad aprire la sua rosticceria e lui continua a lavorare come think tanker per riqualificare spazi urbani. Ma qualcosa va storto. Pamela e Sue Ellen nascondono il denaro dei loro abituali furti da centro commerciale nel negozio di Monica, facendola arrestare. La regina di Bastogi si trova quindi confinata tra le quattro pareti di Rebibbia e invoca l’aiuto di Giovanni, che non vede da tre anni. Così inizia Come un Gatto in Tangenziale – Ritorno a Coccia di Morto.

Si chiama Giovanni. È un mio amico. C’ha il cervello che gli fischia.

Ecco dunque che il buon Giovanni, il “Ministro come lo chiamano a Bastogi, riesce a trovare a Monica una pena alternativa in una parrocchia vicino al nuovo polo culturale a cui sta lavorando. A tenere le redini della comunità religiosa è Don Davide, belloccio pio interpretato da Luca Argentero, promotore di pranzi in Chiesa dopo la messa e aiuti agli occupanti abusivi del quartiere. Il suo fascino conquista anche Luce (Sonia Bergamasco), ex moglie di Giovanni, che ora è impegnato in una relazione con Camilla (Sarah Felberbaum).

Certi amori non finiscono…

come un gatto in tangenziale

“…fanno giri immensi e poi ritornano”. Così canta Antonello Venditti e, sin da subito, lo spettatore di Un gatto in tangenziale – Ritorno a Coccia di Morto percepisce una tenerezza mai sopita tra Giovanni e Monica. La stessa che li aveva avvicinati nel primo film per tentare di allontanare i rispettivi figli, Agnese e Alessio. Tuttavia, tra di loro si incastona sempre la tanto temuta distanza culturale. Giovanni è un teorico che cerca di fare qualcosa di pratico; Monica è una donna di sostanza, convinta che con la cultura non si mangi.

Il loro scontro è così motore di un nuovo avvicinamento, che però innesta una molla respingente. Ancora una volta, dunque, sulle note di Periferia di Renato Zero, Riccardo Milani racconta una realtà contraddittoria, riflessa sui due mondi antitetici impersonati dai protagonisti. Da un lato c’è la cornice fuori dalla città: i palazzi abusivi che necessiterebbero di un progetto di riqualificazione, ostacolato però dei biblici tempi burocratici.

Dall’altro la rete di progetti culturali di Giovanni per portare la musica, la danza, il teatro e il cinema nelle periferie viene percepito da Monica come un vezzo borghese: non può aiutare i poveri a non rimanere in mezzo a una strada, soprattutto chi ha perso il lavoro con il lockdown. Qual è allora l’equilibrio che può unire i due mondi?

Ci siamo capiti noi

Come un gatto in tangenziale – Ritorno a Coccia di Morto illustra in modo intelligente una realtà nazionale duale. Lo fa attraverso una cornice di personaggi empaticamente avvicinabili e solidi nel loro ritorno sullo schermo. Il valore ultimo in cui concretizza il suo messaggio è quello di una comunità che ha voglia di conoscersi e ritrovarsi. Ecco dunque che le differenze vengono valorizzate quando la curiosità e la comprensione spingono le persone a guardare oltre il loro nido abitudinario.

Se il mondo è frammentato, è attraverso il continuo interscambio dei suoi frammenti che si trova un punto di condivisione. Per i nostri protagonisti è Coccia di Morto: spiaggia sovraffollata, soffocata dalle hit estive e stratificata su tutte le vite non raccontate dei suoi pittoreschi bagnanti. Lì è iniziato il timido avvicinamento tra Giovanni e Monica, lì si chiuderà (forse) il capitolo di un’amicizia potenzialmente romantica e di una riflessione ironica sull’oggi e il domani.

Come un Gatto in Tangenziale – Ritorno a Coccia di Morto e la ricetta di Natale di Riccardo Milani

Per rendere la sua ricetta accattivante, Come un gatto in tangenziale – Ritorno a Coccia di Morto si avvale di una talentuosa collezione di attori, dove ritorna anche Claudio Amendola nel ruolo di Sergio, l’ex marito pregiudicato di Monica. Come aprifila, Albanese e la Cortellesi cavalcano il successo dei loro personaggi, rinnovandone la miccia empatica: le scritte sulle magliette Monica (Sono Esaurita, A’nvidiose), perfettamente tematiche, sono un gioiellino del film.

Il secondo ingrediente sta in una commedia che si avvale dei luoghi comuni senza impoverirli a stereotipi, ma avanzando una riflessione condivisibile. La risata costante e intrattenitiva non nasconde quindi la consapevolezza del suo appiglio drammatico e reale. Chiude un ritmato schema di battute e azioni riconoscibili, trainate dal successo del primo film e rilanciate in questo. L’attesa di tre anni è quindi ripagata e lo spettatore sorride nel rivedere Giovanni che si è “impicciato un’altra volta”. [Aggiornato il 12/01/2022]


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Classe 1996, laureata in Comunicazione e con un Master in Arti del Racconto.
Tra la passione per le serie tv e l'idolatria per Tarantino, mi lascio ispirare dalle storie.
Sogno di poterle scrivere o editare, ma nel frattempo rimango con i piedi a terra, sui miei immancabili tacchi.

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