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Conversations With Friends, il racconto poco riuscito dei Millennials

Il nuovo adattamento di un libro della Rooney non colpisce nel segno e lascia insoddisfatti. Vediamo perché

5 minuti di lettura

I fan di Sally Rooney si riapprocciano a un adattamento cinematografico con l’uscita di Conversations with Friends tratta dall’omonimo libro d’esordio della scrittrice. In piena regola con la “Second album syndrome” la serie non tiene il passo con la più famosa Normal People.

Conversations with friends NPC Magazine

Conversations with Friends – disponibile su Hulu dal 15 maggio 2022 ma ancora priva di una data per l’Italia – racconta la vita di due ventunenni Frances e Bobbi che conoscono la coppia di più maturi, più ricchi, e più acculturati Nick e Melissa. L’incontro tra i quattro romperà completamente i loro equilibri. Una delle cose che ha reso famoso l’esordio di Rooney è che il romanzo riesce a rendere interessante le banali interazioni dei personaggi, rendendo queste un riferimento voluto per descrivere l’aridità emotiva di Nick e Frances, ma la serie non riesce del tutto in questo intento, mostrando una relazione che manca di emotività nel modo sbagliato.

Tra libro e serie, cosa non ha funzionato

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Il libro originale di Sally Rooney non è solo un libro su un “amore” ma si focalizza su tutte le debolezze dei personaggi e le loro mancanze. Nella serie tutti i personaggi appaiono più piacevoli, asciugati di quelle peculiarità che li rendevano detestabili ma più originali. Il silenzio di Frances sembra dovuto alla timidezza o all’introversione e non creato dalla sua freddezza, il personaggio di Nick nel libro è abituato a essere passivo per non essere responsabile qui appare solo confuso e completamente assente, Bobbi manca di irriverenza e Melissa si perde sullo sfondo. Nell’adattamento si perdono queste caratterizzazioni facendo apparire il tutto più debole e non aiutano certe scelte di cast come quella di Nick, interpretato da Joe Alwyn, che manca completamente di carisma.

Nel libro il rapporto di Nick e Frances si sviluppa via email, non per una decisione trasgressiva di trascrivere intere conversazioni in un romanzo, ma perché quel tipo di interazione fa sentire sicuri i due personaggi spesso invisibili nella vita reale. La comunicazione online è il mezzo con cui vengono affrontate i confronti più drammatici.

Nella serie il passaggio tra la comunicazione online e la realtà non c’è e i due appaiono subito a loro agio in questo rapporto complicato. Non si riesce a capire se i cambiamenti siano avvenuti per necessità legate all’adattamento o altro, ma qui viene omessa una grande parte della storia originale di “Conversations with Friends”.  I ripensamenti sui messaggi inviati, lo schermo e tante cose che creano e ostruiscono i rapporti al giorno d’oggi non sono più chiari.

Conversations With Friends e i millennials

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 “Con i suoi primi piani intimi, illuminazione da sogno e ritmo piacevole, Conversations sembra bello come Normal People. Ma il romanzo d’esordio di Rooney, il più impegnativo e con lo sguardo più brutale su cosa sia essere giovani oggi, non aveva bisogno di un trattamento così satinato, aveva bisogno di sanguinare”

Shirley Li, The atlantic

Ciò che scrive Shirley Li sul The Atlantic spiega in poche righe come la regia di Lanny Abrahamson non riesca a rendere tutti i temi nascosti e crudi del racconto. Ritroviamo l’estetica intima e piacevole del più fortunato “Normal People”, ma questa nei momenti più drammatici mitiga la forza del racconto.

In conclusione la serie non riesce a restituire cosa significa essere un millennial e far parte di una generazione, come dice Rooney, che è consapevole di tantissime cose e non riesce a gestirle. L’unico momento in cui questa cosa è presente è quando Bobbi dichiara la sua visione della monogamia, ma sono tantissimi i momenti dove Frances pensa queste cose, forse per darsi un tono, per sentirsi migliore e per non pensare ai suoi problemi più importanti. Di Conversations with friends si apprezza la regia di Lenny Abrahamson, già regista di Normal People, ma questo non riesce a riempire i vuoti già descritti che lasciano lo spettatore deluso.


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Sono nata nel 2000 e vivo in provincia. Studio Cinema all'Accademia di Belle Arti di Napoli e scrivere per me è una opportunità per capire meglio il mondo e per non farsi sovrastare da esso. Scrivo di cinema e audiovisivo, un mondo di immagini da decifrare.

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