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«Death Note» e il sogno ancestrale di cambiare il mondo

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Death Note è sicuramente uno degli anime giapponesi più conosciuti nel mondo. Prende vita dall’omonimo manga di Tsugumi Oba ed è stato diretto da Tetsuro Araki (conosciuto anche per L’Attacco dei giganti). È stato mandato in onda per la prima volta in Giappone nel 2003, mentre è arrivato in Italia nel 2008.

«Death Note»: utopia in Terra

Il giovane Light Yagami è uno studente modello e un figlio diligente; conduce la sua vita tranquilla, quasi noiosa, nella regione del Kanto, a Tokyo. La sua sorte cambia improvvisamente quando diventa casualmente il possessore di un Death Note, ovvero un “quaderno della morte”. L’origine di questo misterioso oggetto è da far risalire all’antica credenza giapponese secondo la quale esistono gli Shinigami, dei della morte, che sanciscono arbitrariamente la fine della vita di ogni individuo presente sulla Terra scrivendo sul loro Death Note il nome dello sventurato.

Death Note

Light, dapprima scettico, scopre ben presto che le potenzialità mitologiche del quaderno da lui ritrovato sono vere e intraprende una personalissima missione di purificazione del genere umano. In preda ad un evidente delirio di onnipotenza, ulteriormente fomentato dall’apparizione di Ryuk, lo Shinigami proprietario del quaderno, Light decide di sterminare tutti coloro che secondo lui sono passibili del titolo di “cattivi”. Iniziando dai criminali, quindi, dà il via alla decimazione di tutte le persone che ritiene non debbano far parte del nuovo mondo che vuole creare, di cui egli si autoproclama il capo supremo ed indiscusso.

Light Yagami: il Dio della Giustizia

Impossibile non identificarsi almeno in minima parte con Light e la sua voglia di cambiare radicalmente la realtà da cui è profondamente disgustato: violenza, crimine, disuguaglianza sociale e ingiustizia sembrano finalmente poter scomparire grazie al Death Note. La morale di ferro del protagonista comincia però a vacillare. Light ha il chiaro intento di aiutare le persone in difficoltà eliminando coloro che operano il male, ma così facendo si va a sostituire completamente alla legge, iniziando ad assomigliare sempre di più ad un tiranno piuttosto che ad un paladino della giustizia. A causa del quaderno, quello che inizia come un atto ben intenzionato si trasforma in delirio allo stato puro, portando Light all’eccesso e spingendolo a compiere le azioni più malvagie con l’unico scopo di conservare sé stesso e il regno da lui costruito.

Death Note

Lo scontro fra Elle e Light

Ad accrescere la particolarità dei 37 episodi che compongono la serie è un elenco di regole che possiede il Death Note, che vengono mano a mano svelate allo spettatore e che inevitabilmente complicano od offrono escamotages al protagonista, intento a perpetrare la sua attività di Dio della Giustizia. L’anime si fa sempre più interessante quando entra in scena l’antagonista indiscusso di Light: Elle, enigmatico e giovanissimo detective di cui nessuno conosce il vero nome, ma di cui ogni poliziotto conosce la fama. Lo scontro fra i due diventa il vero e proprio centro della trama. Da un lato troviamo Light, che con i suoi continui omicidi crede di operare in favore della giustizia e del bene, e dall’altro troviamo Elle, ovvero l’incarnazione della legge, deciso a fermare questa furia omicida. L’incredibile somiglianza nell’intuito e nell’acutezza dei due personaggi rende il loro scontro avvincente ed epico, lasciando lo spettatore con il fiato sospeso nell’attesa delle successive mosse dei due, che, come in una partita a scacchi, si sfidano a colpi di astuzia.

Death Note

Tutto ciò si svolge in un contesto altrettanto dualistico: il Giappone, e presto l’intero mondo, si divide tra coloro che decidono di sostenere l’operato di questo oscuro giustiziere, che viene denominato Kira dai media, e coloro che invece si ritengono disgustati rispetto al suo operato.

Il Kami della morte

Tra i vari personaggi perfettamente strutturati bisogna sicuramente prestare attenzione a Ryuk, Dio della morte annoiato dalla vita nell’oltretomba con una passione smodata per le mele. Lo Shinigami infatti è colui che dà inizio a tutte le vicende, facendo cadere sul mondo degli umani il suo prezioso quaderno, nella speranza che ciò portasse scompiglio e disordini sulla Terra. L’estrema indifferenza verso tutto ciò che riguarda gli uomini è un tratto distintivo di questo personaggio, che lo accompagnerà lungo tutta la narrazione senza peccare mai di coerenza. Fin da subito egli trova il suo posto nel ruolo di osservatore e non cede mai a sentimentalismi o simpatie: è sulla Terra solo per godersi lo spettacolo. Con lui inizia e finisce l’intera narrazione, non solo dandogli un aspetto circolare, ma facendola sembrare solamente una breve, divertente ed insignificante pausa all’interno della vita monotona ed eterna del Dio della morte.

Cosa rende «Death Note» un cult indiscusso

Durante lo svolgimento della trama possiamo notare come una storia, che ad un primo sguardo poteva sembrare quasi scontata, possa invece trasformarsi in un vero e proprio capolavoro senza precedenti. Ogni dettaglio delle vicende viene studiato e sviluppato con una precisione magistrale. Nonostante gli elementi fantastici, il risultato è un prodotto assolutamente verosimile, intriso di colpi di scena e ribaltamenti del tutto geniali.

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Lo scorrimento degli episodi procede veloce e senza rallentamenti, mentre l’intensità delle varie scene non diminuisce e non perde colpi. Non mancano le scene d’azione, che però si alternano a momenti di pura riflessione, quasi come dei flussi di coscienza che scorrono all’interno delle menti calcolatrici dei protagonisti. Superbi anche i giochi di colori che ci accompagnano nella narrazione, nelle riflessioni e nei flashback, accentuati dalla presenza di una colonna sonora penetrante ed ipnotizzante. Inoltre, il fascino di caratteri come Light, il grottesco Ryuk e il distaccato Elle catturano e seducono l’occhio dello spettatore, che non può che rimanerne affascinato, facendo dimenticare a tratti chi sia il buono e chi il cattivo.

A distanza di 17 anni dal suo esordio in Giappone, Death Note, non perde colpi e sembra non risentire dello scorrere del tempo. La sua struttura perfettamente architettata, la trama avvincente ed i personaggi iconici gli hanno donato l’immortalità all’interno del mondo dell’intrattenimento.

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Floriana Bria

Classe 1996, laureata in Filosofia.
Mi piace racchiudere la mia personalità in un tubetto di tintura per capelli come Clementine.
Aspirante filosofa e scrittrice, nel frattempo sognatrice e amante di serie tv, soprattutto comedy e d'animazione. Analizzo tutto ciò che guardo e cerco sempre il lato più profondo delle cose. Adoro i thriller psicologici e i film dalla trama complessa, ma non disdegno anche quelli romantici e strappalacrime.
Pessimista cronica e amante del dramma.