fbpx

Cinema e biopic musicali, schema vincente o formula stantia?

/
8 minuti di lettura

Gli anni Duemila hanno visto l’industria cinematografica trovare in un nuovo settore mercato per le proprie storie: la vita delle grandi star della musica. Cosa attira le folle al cinema più di un biopic musicale, per cantare in sala i brani più amati e scoprire luci e ombre dei propri idoli! Film eccezionali e flop deludenti, interpretazioni che sono valse Oscar più o meno meritati e assalto al repertorio di veri mostri sacri.

Cosa resta della formula del biopic musicale, in vista dell’arrivo dell’atteso film dedicato a Elvis Presley.

Biopic musicali e contributi altalenanti al cinema

walk the line film

Il fenomeno biopic ci ha portato a vedere la trasposizione sul grande schermo delle vite di veri e propri monumenti della musica di ogni tipo: dal sofferto amore tra Johnny Cash e June Carter in Walk The Line (2005) alla commovente scalata al successo di Ray Charles, interpretato da un magistrale Jamie Foxx, vincitore per il suo ruolo in Ray dell’Oscar come miglior attore nel 2004.

Dopo diversi anni di stallo, biopic musicali si sono affastellati negli ultimi 5 anni, a partire dal discusso Bohemian Rhapsody, dedicato a Freddie Mercury, alla sua esperienza come frontman dei Queen e all’esibizione al Live Aid del 1985 (esibizione che occupa una buona fetta di minutaggio del film). Film che valse tra l’altro un ancor più discusso Oscar a Rami Malek come miglior attore.

bohemian rhapsody

A far seguito a Bohemian Rhapsody, divenuto un vero film evento a causa del grande nome che andava ad omaggiare, sono seguiti altri due film, passati purtroppo (o per fortuna) molto più in sordina: Rocketman del 2019 e Respect del 2021, il primo dedicato a Elton John e il secondo alla grande Aretha Franklin.

Proviamo a confrontare questi due film, entrambi passati piuttosto sottotraccia durante il loro periodo in sala, per valutare come la formula collaudata del biopic musicale viva di fortune altalenanti, il tutto mentre è in programma per giugno 2022 il re dei biopic: quello dedicato, appunto, al Re: Elvis Presley.

Rocketman e Respect, due facce dello stesso genere cinematografico

Rocketman elton john

Quando è uscito Rocketman nel 2019, il mondo era ancora inebriato dall’esperienza di Bohemian Rhapsody, nel bene e nel male. Chi aveva amato il film vedeva in un secondo biopic su un personaggio vicino a Freddie Mercury per carisma e vissuto personale, un rischioso tentativo di emulazione. Chi invece aveva odiato la pellicola sui Queen non aveva alcuna intenzione di dare una seconda possibilità, perlomeno così presto, a un film fin troppo simile, almeno sulla carta.

La pellicola dedicata a Elton John aveva però una sostanziale differenza con Bohemian Rhapsody: il soggetto della storia ha potuto dare il suo contributo alla sceneggiatura e all’interpretazione del protagonista, uno sfavillante Taron Egerton. Il grande cantante e musicista britannico ha messo a nudo sé stesso senza fronzoli, senza scuse. Il suo percorso dalla fama al tunnel dell’autodistruzione è raccontato in modo brutale e diretto, servendosi di quell’immenso strumento che è la musica.

Bohemian Rhapsody ha peccato del contrario, cercando di essere assolutivo con l’artista a cui dava vita e indebolendo di conseguenza la resa drammatica del film e distorcendo la realtà. I Queen ne sono usciti rafforzati, con un’immagine “pulita” e positiva, ma la complessità che ha reso Freddie Mercury un leader così carismatico finisce sotto al tappeto insieme alle sue responsabilità personali.

Respect biopic

Se il paragone di Rocketman con il biopic dedicato a vita e miracoli di Freddie e soci è inevitabile per questioni temporali, quello con il successivo Respect lo è per questioni di reazione del pubblico. Se un film di grande qualità stilistica e interpretativa come Rocketman è stato affossato dal suo predecessore, Respect è stato invece buttato in una mischia da cui è uscito piuttosto acciaccato.

Il film vede la luce delle sale nel 2021, di per sé un periodo non particolarmente facile per il cinema mondiale, a cavallo tra due lockdown disastrosi e l’incedere sempre più minaccioso dello streaming. In sala vanno in pochi, spaventati dalle restrizioni e preoccupati dall’ambiente chiuso e poco salubre, oltre che dall’obbligo di indossare per ore la mascherina.

Il 2021, pur non rappresentando una particolare ricorrenza, è l’anno di Aretha Franklin. Su Disney+ esce la terza stagione di Genius, dedicato alla carriera e alla vita sfortunata della regina del soul. Otto puntate in cui la musica e la grande preparazione tecnica di Aretha sono omaggiate con amore e dedizione, dipingendo un ritratto completo della grande cantante. Nello stesso anno esce al cinema il film evento Amazing Grace, documentario realizzato nel 2018 in occasione della morte della cantante e dedicato alla sua riedizione del grande brano gospel. L’uscita speciale del documentario era pensata come lancio di Respect, arrivato al cinema due mesi dopo.

La parabola del biopic

Bohemian Rhapson Remi Malek

Seppellito da questa “overdose” di contenuti sulla regina del soul, Respect non riesce ad imporsi, nonostante la presenza della grande attrice e cantante Jennifer Hudson. Il film, diranno in tanti, è stato diretto e scritto con squadra e righello. Una parabola schematica, una formula che ormai ha stancato.

A trasparire troppo da Respect è lo schema del biopic musicale, quello che ha fatto la fortuna di Ray e Walk The Line, quello che Rocketman ha saputo domare con successo e quello che Bohemian Rhapsody ha fatto suo. La parabola della scoperta, della fama luccicante, della caduta nel vizio, nella redenzione e nella rinascita artistica.

Una parabola che in fondo segue le classiche vite dei grandi artisti del pop e del rock mondiale, salvo quei pochi disgraziati che si sono fermati al terzo punto della parabola e da lì non sono mai risaliti. Su quei miti, da Jimi Hendrix a Janis Joplin, da Amy Winehouse a Kurt Cobain, Hollywood non ha ancora osato un film ad alto budget. Nessuno ha ancora sconfitto lo schema, perlomeno al cinema, e il prossimo biopic dedicato alla figura di Elvis non fa che dimostrarcelo, perlomeno da ciò che vediamo dai trailer.

In copertina: Artwork by Alessandro Cavaggioni
© Riproduzione riservata


Seguici su InstagramTikTokFacebook e Telegram per sapere sempre cosa guardare!

Non abbiamo grandi editori alle spalle. Gli unici nostri padroni sono i lettori. Sostieni la cultura giovane, libera e indipendente: iscriviti al FR Club

Lascia un commento

Your email address will not be published.

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

[streamweasels layout="status" channels="npcmagazine" game="" team="" ]