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Giornata Mondiale della poesia-attimo fuggente

Giornata mondiale della poesia: 8 film per celebrarla

14 minuti di lettura

Cade il 21 marzo la Giornata Mondiale della poesia. Questa giornata fu istituita dall’UNESCO, agenzia dell’Onu per la promozione della cultura tra le nazioni, nel 1999 per celebrare l’arte della parola scritta.

La poesia, si sa, è un linguaggio immortale, parole incise su della carta per racchiudere in alcune lettere la bellezza del mondo che ci circonda. La poesia parla all’uomo, ha il potere di avere un linguaggio universale, che attraversa le barriere linguistiche per arrivare direttamente a ciò che sono le emozioni e la voglia di stupore che accomuna tutti noi.

Tutto ciò rende ogni esperienza singolare, ma allo stesso tempo universalmente uguale. Così come la poesia, versi posti con una precisa metrica e con un’attenzione minuziosa alla parola, che in sé esprime l’esperienza unica della vita raccogliendo i sentimenti di ognuno di noi e rinchiudendoli in pochi, ma essenziali, versi.

Giornata Mondiale della poesia

“Il poeta non è mai solo, è sempre accompagnato dalla meraviglia del suo pensiero

Alda Merini

Oggi, in occasione della giornata mondiale della poesia, vogliamo ripercorrere 8 film in cui la poesia ne è stata colonna portante e ispiratrice. Lo faremo analizzando 8 scene attraversate da versi di poeti.

Versi che hanno ispirato una nazione, che hanno aperto la mente curiosa dei giovani in attesa di una guida, parole che esprimono l’amore e la malinconia di un poeta indimenticabile, che sottolineano la bellezza di ciò che ci circonda e parole d’amore verso una madre come antidoto per guarire dalla violenza.

L’attimo fuggente (1989)

“Non leggiamo e scriviamo poesie perché è carino: noi leggiamo e scriviamo poesie perché siamo membri della razza umana; e la razza umana è piena di passione. […] la poesia, la bellezza, il romanticismo, l’amore, sono queste le cose che ci tengono in vita.

Il capolavoro di Peter Weir sposa alla perfezione il suo titolo originario: Dead Potes Society. Un inno, da rivedere nella giornata mondiale della poesia, che in italiano divenne L’attimo fuggente, connaturato a quel Carpe Diem di fattura oraziana che muove l’insegnamento dell’iconico Professor Keating (Robin Williams). E dalle sue labbra pende un gruppo di giovani studenti, vincolati alla rigida educazione anni ’60. Per loro parole come libertà, indipendenza e amore per la vita assumono un valore esistenziale.

Così Walt Whitman e William Keats non sono solo poeti di un passato sepolto, ma vive interpretazioni della ricerca di una propria identità. L’eterna memoria di Capitano, mio Capitano che si libera nell’indimenticabile scena finale del film.

Il postino (1994)

“Quando la spieghi la poesia diventa banale, meglio di ogni spiegazione è l’esperienza diretta delle emozioni che può svelare la poesia ad un animo predisposto a comprenderla”

Neruda

Il Postino, ora disponibile in streaming su Disney +, è un film di Massimo Troisi e Michael Radford uscito nel 1994. Il film, in realtà, è di per sé un inno alla poesia, a quella poesia che stimola ognuno di noi a guardare con stupore tutto ciò che abbiamo intorno e a catturarlo. Il film invita chi vuole comprendere le innumerevoli sfumature della poesia a farlo con un animo di continua curiosità e con passione.

Il postino ci restituisce l’idea che poesia è in ogni cosa, se si guardano le cose con l’emozione. C’è poesia in tutto, e non per forza si deve esprimere attraverso le parole, ma anche e soprattutto attraverso silenzi che ci permettono di ascoltare i suoni e di carpire gli sguardi.

In questa scena particolarissima del film, che abbiamo voluto riportare, Neruda(Philippe Noiret) recita una poesia a Mario Ruoppolo(Massimo Troisi), suo postino e con il tempo suo grande amico. La poesia recitata da Neruda dà il là ad una conversazione profonda e intensamente poetica in riva al mare con il suono delle onde che si rifrangono sula spiaggia.

10 Cose che odio di te (1999)

“But Mostly I hate the way I don’t hate you (Ma più di tutto odio il fatto che non ti odio) Not even close (Nemmeno quasi…) Not even a little bit (Nemmeno un pochino…) Not even at all (Nemmeno niente)”

Negli ultimi versi di questa poesia si racchiude il cuore di 10 cose che odio di te, il teen drama, disponibile in streaming su Disney+, che ha reso Heath Ledger un’icona antiromantica. Lui veste i panni di Patrick Verona, bad boy con sigaretta alla bocca e anfibi ai piedi che omaggia l’eredità di John Bender di Breakfast Club (1985).

La sua Claire Standish è però Kat Stratford (Julia Stiles), una ragazza anticonformista amante di Sylvia Plath che rifiuta abiti patinati per darsi al rock delle riot grrls. Per una scommessa Patrick si avvicina a lei, ma se ne innamora, contraccambiato da un’anima fragile e diffidente. La sua memorabile dedica sulle note di Can’t Take My Eyes Off You è la punta di diamante di una commedia romantica indimenticabile.

I Cento Passi (2000)

“E non voglio esser solo. Ho un’infinita fame d’amore, dell’amore di corpi senza anima. Perché l’anima è in te, sei tu, ma tu sei mia madre e il tuo amore è la mia schiavitù”

In questo caso la dedica d’amore si rivolge alla madre di Peppino Impastato, interpretato da Luigi Lo Cascio nel film biografico I Cento Passi di Marco Tullio Giordana. Il simbolico giornalista, assassinato dalla mafia nel 1978, rivive in un’opera dove le parole sono l’arma più potente contro i soprusi e le vesti marcescenti di Cosa Nostra. Tuttavia, lo spirito di affermazione e volontà della parola si offre anche un’intima vocazione d’affetto.

Così, tra letture di Antonio Gramsci e Pier Paolo Pasolini, Peppino regala alla madre proprio una poesia di quest’ultimo, Supplica a mia madre, scritta nel 1962. Un componimento pregno di emotività e sincerità, che nasconde, in un magico momento, tutta quella violenza infusa dall’esterno.

Io non sono qui (2007)

“Non devi scrivere nulla per essere un poeta. Alcuni lavorano nelle stazioni di servizio. Alcuni lustrano le scarpe. Non mi definisco veramente tale perché non mi piace la parola. Io? Sono un trapezista”

Questo film è ispirato alle molte vite di Bob Dylan. Perché la poesia trova la sua più evocativa manifestazione nella musica. E Bob Dylan, menestrello del folk vincitore del Premio Nobel per la Letteratura, è l’alchimista delle parole per eccellenza. Così Todd Hayes lo omaggia con il film avanguardista Io non sono qui, disponibile in streaming su Prime Video e Tim Vision.

Il titolo rievoca una delle più belle canzoni del cantautore e la traspone in una narrazione biografica particolarissima. Dylan rivive così nelle vite di sei personaggi differenti, di cui tre immortalati da Cate Blanchett, Heath Ledger e Christian Bale. Ognuno di loro allude a un frammento di vita di Dylan senza mai nominarlo. Da Arthur Rimbaud alle chitarre del Greenwich, la poesia dimora in ognuno di noi.

Invictus (2009)

“Non importa quanto stretto sia il passaggio, quanto piena di castighi la vita, Io sono il padrone del mio destino: Io sono il capitano della mia anima.”

Invictus è una pellicola di Clint Eastwood del 2009 con Matt Demon nei panni di François Pienaar, capitano della squadra di Rugby degli Springbok, e Morgan Freeman nei panni di Nelson Mandela. Il film è una pellicola sportiva potente per il messaggio che vuole comunicare e per il modo in cui tale messaggio viene restituito. Invictus parla di una nazione, il Sud Africa, distrutta e dilaniata dal regime dell’apartheid e che attraverso lo sport e la squadra di Rugby vuole provare ad ispirare e ricostruire una nazione inclusiva sotto la guida unica del presidente Nelson Mandela(Morgan Freeman).

La scena di cui parleremo è quella in cui l’intera squadra degli Springbok va nella prigione in cui Mandela passò 27 anni, rinchiuso e condannato all’ergastolo. Nella scena del film vediamo Il loro capitano, François Pienaar(Matt Demon) ripercorrere i luoghi della reclusione e sotto sentiamo la voce di Morgan Freeman che recita la poesia Invictus del poeta William Ernest Henley.

La poesia è stata la compagna e  conforto per Mandela nella dura realtà del carcere e nella dura realtà che il paese stava attraversando. I versi di Henley sono un chiaro riferimento alla resistenza e alla forza che si trova nei periodi bui, periodi che chiesero al leader Sudafricano di continuare a lottare, per poi un giorno riprendere in mano le sorti della nazione, e creare un sentimento comune per unire tutti sotto un’unica bandiera. E così lo sport diventa un modo per costruire l’identità nazionale e ispirare la stessa con parole che incitano a riprendere in mano il proprio destino, senza perdere di vista la meta.

Il giovane favoloso (2014)

“Dolce e chiara è la notte e senza vento, e queta sovra i tetti e in mezzo agli orti posa la luna, e di lontan rivela serena ogni montagna.”

La sera del dì di festa è una stupenda, malinconica e affascinate poesia contenuta nel libro dei canti del poeta Giacomo leopardi. La poesia è riportata nel film del 2014 per la regia di Mario Martone: Il giovane favoloso, disponibile in streaming su Amazon Prime Video. La pellicola è basata sulla storia del poeta Marchigiano e recitata dal magnifico Elio germano. L’attore, che per la sua interpretazione vinse un David di Donatello, nel film si cala a pieno nella mente e nell’anima di un poeta unico, dotato di acuto intelletto e forte sensibilità.

Germano riesce a regalarci è un’intensa recitazione di questi versi, interpretati in maniera lenta e scandita da pause lunghe che rappresentano a pieno la caratteristica di Leopardi che d’avanti alla luna e alla natura rime sempre estasiato, sospirante e malinconico.

L’atmosfera sembra ferma, l’inquadratura della luna è fissa e tutto sembra quieto, ma tale quiete, scatena nell’anima del poeta un’inquietudine e una rabbia mista ad impotenza che ritroviamo nell’interpretazione di germano che con sguardo fisso e voce tremante ci restituisce questa magnifica e memorabile poesia.

Articolo di Giulia Maglione e Francesca Brioschi


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Redazione NPC

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