«Guava Island» recensione del film con Donald Glover e Rihanna

Se in questi giorni di reclusione forzata aumenta la voglia di evadere, Amazon Prime Video offre un viaggio su un’isola tropicale, in compagnia di Donald Glover (nel mondo musicale Childish Gambino) e Rihanna, protagonisti di Guava Island. Presentato lo scorso anno in occasione del Coachella, il mediometraggio (55 minuti) è diretto dal giovane Hiro Murai, già collaboratore di Glover nella serie tv Atlanta e regista di alcuni suoi video musicali.

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Guava Island recensione

«Guava Island» la trama

Deni Maroon (Donald Glover) vive su una bellissima isola insieme alla fidanzata Kofi (Rihanna). Lei, come la maggior parte delle donne dell’isola, fa la sarta, mentre lui è un musicista e lavora per la radio locale. Ma Deni è prima di tutto un sognatore, che desidera essere non solo testimone, ma autore di un futuro migliore per la sua gente. Gli abitanti di Guava, infatti, vivono soggiogati dal governo tirannico di Red Cargo (Nonso Anozie). Deni, consapevole del potere della musica di farsi mezzo di liberazione – anche se solo temporanea – decide di organizzare un festival per tutta la popolazione, ma Red Cargo è deciso ad impedirlo.

Per Glover un film su misura

Pantaloncini rossi, camicia floreale rigorosamente aperta, chitarra e voce sono tutto ciò che serve a Deni per conquistare lo spettatore. Il personaggio è chiaramente costruito sul suo interprete: suoi sono la mimica, le movenze e il carisma magnetico, che, più che l’attore Donald Glover, richiamano il cantautore Childish Gambino. Ciò accade soprattutto perché in Guava Island sono presenti numerosi momenti musicali (tra i quali una performance del celebre brano This Is America), di cui Glover è assoluto protagonista. A non venire esaltato, invece, è il talento della sempre bellissima Rihanna, relegata in un ruolo secondario, che, tra l’altro, non comprende alcuna esibizione canora.

Paradiso perduto

Valore aggiunto di Guava Island è sicuramente la sua ambientazione. Girato a Cuba, il film cattura lo sguardo in ogni sua sequenza, grazie a paesaggi paradisiaci e colori brillanti. Lo stesso Deni definisce Guava un «paradiso», un luogo nato per la bellezza e l’armonia, il quale però è stato drammaticamente inquinato dall’avidità dell’uomo.
È dunque affascinante il contrasto che si viene a creare tra l’incanto dei luoghi e il costante senso di paura e repressione causato dal governo dittatoriale di Red Cargo.

In Guava Island è evidente la denuncia nei confronti di una società violenta e di un sistema malato e corrotto, dove molti lavorano per la ricchezza di pochi. L’ambientazione immaginaria, invece che suggerire un distacco da ciò che accade, sembra al contrario rendere tale critica universale, come a voler far intendere che nessuno si può considerare estraneo al messaggio che il film si propone di trasmettere.

Guava Island recensione

Il formato in 4:3 e la fotografia granulosa avvicinano l’estetica di Guava Island ai vecchi filmini famigliari amatoriali, trasmettendo un senso di intimità e calore capace di avvicinare lo spettatore ai personaggi.

«Guava Island»: inarrestabile Glover

In un panorama televisivo in cui gli episodi delle serie tv si allungano sempre di più, oltrepassando spesso i 60 minuti di durata, Guava Island in meno di un’ora riesce a raccontare una storia completa e coerente, a coinvolgere lo spettatore e a farlo affezionare ai suoi personaggi.

Con Guava Island, Glover si conferma artista talentuoso, sensibile e poliedrico. La speranza è senza dubbio che la ad oggi tanto feconda collaborazione con Hiro Murai possa continuare ancora a lungo.

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Cristina Sivieri