«Hammamet», Craxi nella maschera di Favino

Nelle sale italiane, per il ventennale della scomparsa di Bettino Craxi, arriva Hammamet. Il film racconta gli ultimi mesi di vita del leader socialista in Tunisia e ottiene un ottimo successo al botteghino, arrivando secondo dietro Tolo tolo di Checco Zalone. Un successo dovuto all’altissima performance interpretativa di Pierfrancesco Favino e sicuramente alla ferita ancora aperta nella memoria degli italiani per la politica degli ultimi decenni del secolo scorso.

Hammamet

Le memorie di un leader caduto

Pierfrancesco Favino veste i panni di Craxi, incarnandone debolezze e preoccupazioni. La sua interpretazione è magistrale, non solo per il trucco che lo rende irriconoscibile e identico al suo personaggio. Favino ha fatto sue le movenze, le espressioni, la forza di un personaggio ancora oggi controverso. È così che diventa veicolo narrativo per il vissuto del presidente del Consiglio caduto ed esiliato, un periodo sconosciuto ai più e romanzato da Gianni Amelio. Un racconto che seppure adattato alle esigenze di sceneggiatura, arriva potente al pubblico.
Non c’è una vera storia che si snoda, piuttosto è una carrellata di personaggi che arrivano dal passato e costringono il protagonista ad affrontare i propri fantasmi, a fare i conti con i propri errori, in un momento in cui si trova già ad affrontare la vecchiaia e la malattia.

Fausto (Luca Filippi), il figlio di un ex socialista che si è suicidato e raggiunge l’ex presidente con il pretesto di girare dei filmati e raccogliere le sue testimonianze, il politico (Renato Carpentieri), l’amante (Claudia Gerini), il figlio Bobo (Alberto Paradossi), gravitano attorno a questa figura stanca ma mai rassegnata. Il Craxi raccontato dal film è ancora combattivo e fermo nelle sue convinzioni di aver fatto il bene del paese, seppure commettendo degli errori, e di essere stato vittima di un attacco studiato, l’unico ad aver pagato per un peccato commesso da tutti. Nonostante non ci sia né storia e tanto meno colpi di scena a dare il ritmo, il film è scorrevole e avvincente. Passa da un incontro all’altro mostrando un uomo in decadimento, con il corpo vessato dalle cure, bloccato in Tunisia, e la mente tormentata dalle ossessioni politiche che continua a volare in Italia.

Leggi anche:
Jojo Rabbit, la satira del nazismo di Taika Waititi

Hammamet

«Hammamet»: cartoline dalla Tunisia

Uno dei punti di forza di questa pellicola è la regia immersiva, descrittiva, capace di indugiare sui panorami di un’Hammamet calda e piovosa senza essere ridondante e noiosa. I lunghi piani sequenza accompagnano i passi lenti del lento incedere di Craxi mentre passeggia e chiacchiera coi suoi ospiti, ci restituiscono una cartolina di un paesaggio da sogno che il protagonista sembra non godersi a pieno, tormentato dalla necessità di far vedere all’Italia che la narrazione che l’opposta fazione politica fa di lui è falsa. La calma di quei paesaggi africani entrano in contrasto con la smania di voler raccontare la propria versione dei fatti, prima che sia troppo tardi.
Il film si rivolge soprattutto a chi quegli anni li ha vissuti, escludendo in parte le nuove generazioni, a meno che non abbiano studiano la situazione politica italiana tra gli anni ’70 e ’90 del secolo scorso. La peculiarità del film è che non vengono mai fatti nomi.

Con una licenza poetica, Gianni Amelio e Alberto Taraglio (che ha curato la sceneggiatura) inseriscono la figlia di Craxi, Stefania, a fianco del padre nei suoi ultimi mesi di vita e le cambiano il nome in Anita (interpretata da Livia Rossi), in omaggio ad Anita Garibaldi, personaggio storico amato da Craxi stesso. Il cognome Craxi non viene mai pronunciato, così come i nomi degli altri personaggi e dei partiti politici riconducibili alla pubblica piazza italiana. Fausto e suo padre ex socialista suicida sono personaggi di finzione, non riconducibili a persone realmente esistite. Il politico e l’amante non hanno nome, sono piuttosto dei simboli di quella vita sotto le luci della ribalta condotta da Craxi quando era un potente uomo della politica italiana.

Hammamet

Hammamet: una narrazione senza giudizi

Sarebbe stato facile girare una pellicola faziosa, per assolvere o condannare un uomo così complesso come Craxi. Amelio riesce ad affrontare la storia di una vita che genera ancora divisioni e accende gli animi lasciando da parte giudizi morali. Si limita a raccontare un uomo caduto, forte ma obbligato a cedere davanti ai propri fallimenti e alla malattia che alla fine se lo porta via, in una casa sontuosa ma lontana dalla patria da cui è tormentato.

Seguici su NPC Magazine

Denise Salis