«Il Grinta», ovvero l’opera che ha consacrato John Wayne

Il 26 maggio del 1907 a Winterset, nello Stato dell’Iowa, Stati Uniti, nasce colui il quale diventerà una delle icone cinematografiche più famose e importanti di sempre: John Wayne. Pseudonimo di Marion Robert Morrison, l’attore è rimasto negli annali per i ruoli ricoperti in pellicole a tema western. La mole di titoli, infatti, è talmente vasta da poter considerare Wayne come uno dei pionieri del genere.

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John Wayne, attraverso i suoi film, ha cercato di raccontare il volto dell’America. Da un lato quella di frontiera, mediante lo stereotipo del cowboy, del pistolero o dello sceriffo, mostrando, tuttavia, la capacità di rompere con i ruoli convenzionali. Dall’altro ha cercato di raccontare l’America durante la guerra di secessione, vestendo i panni del soldato nordista in film come Soldati a cavallo (1959), regia di John Ford.

Non sono mancati, però, ruoli del tutto differenti. Ricordiamo che vestì i panni del tenente colonnello Benjamin Vandervoot nel famoso film Il giorno più lungo (1962), opera monumentale che ricostruisce nel dettaglio lo Sbarco in Normandia. Oppure celebre è il personaggio Chance Buckman in Uomini d’amianto contro l’inferno (1968), nel quale l’attore personifica un tecnico specializzato nello spegnimento di pozzi petroliferi.

John Wayne
Il giorno più lungo

Soprannominato Duke, John Wayne inizia la sua carriera negli anni Venti con il cinema muto. Il suo primo ruolo, infatti, risale al 1926 nel film intitolato Lo Studente. Tra gli anni Venti e gli anni Trenta ha già alle spalle quasi un centinaio di titoli, tra i quali ricordiamo Ombre Rosse (1939), con la regia sempre di John Ford. Negli anni Quaranta è già uno degli attori più famosi di sempre.

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Nonostante la fama e il numero esorbitante di film, la consacrazione di John Wayne giunse soltanto nel 1969, quando vestì i panni del personaggio Reuben J. “Rooster” Cogburn, noto come il Grinta. Il film gli valse l’Oscar come miglior attore protagonista nel 1970. Noi di NPC Magazine, per celebrare la nascita dell’attore, abbiamo deciso di scrivere un articolo sul film che gli valso il prestigioso premio.

«Il Grinta»: una celebre icona

Il Grinta è, nell’immaginario cinematografico, uno dei film più noti di sempre. Diretto dal regista Henry Hathaway, la pellicola è tratta dall’omonimo romanzo dello scrittore Charles Portis. Nel 2010 i fratelli Coen girarono un remake con Jeff Bridges, Matt Damon, Hailee Steinfeld e Josh Brolin.

John Wayne
Il Grinta

La trama ruota attorno alla giovane Mattie Ross (Kim Darby), che perde il padre per mano del masnadiero Tom Chaney (Jeff Corey). A causa delle autorità incompetenti, la ragazza decide di rivolgersi allo sceriffo federale più micidiale degli Stati Uniti nord-occidentali: il Grinta (John Wayne).

Reuben Cogburn è un uomo scorbutico, arrogante, dedito al bere e fortemente attaccato al denaro. La benda che porta sull’occhio è una cicatrice rimasta nell’immaginario di tutti. Mattie, allora, dopo aver chiesto aiuto allo sceriffo, decide di partire con l’intento di catturare e impiccare Chaney. Ma nel corso del film si scopre che l’uomo si è unito a uno spietato fuorilegge di nome Ned Pepper (Robert Duvall).

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Inoltre, a unirsi alla missione, compare un ranger texano, La Boeuf (Glen Campbell), il quale vuole catturare Chaney per via di un conto in sospeso lasciato nello Stato del Texas. Tra sparatorie, uccisioni, schermaglie varie e divertenti siparietti, i tre intraprendono la missione che si conclude con la morte di Chaney per mano della ragazza, la quale, dopo essere stata morsa da un serpente, viene salvata dal Grinta.

Un western fuori dagli schemi

John Wayne

Siamo abituati a concepire il western come uno dei generi più stereotipati. Vi è il fuorilegge e lo sceriffo intenzionato a consegnarlo alla giustizia. Di contorno possiamo trovare la classica tribù indiana, il più delle volte ostile al viso pallido. E ancora: gli spazi immensi del deserto, le città sorte nel nulla, le risse nei saloon accompagnate dal suono del pianoforte.

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Il Grinta di Hathaway appare come un prodotto dalla trama lineare e ordinaria che segue i punti poc’anzi citati. Tuttavia sono presenti degli elementi di pura novità, specie per un western di fine anni Sessanta: primo fra tutti la ragazzina protagonista dal carattere molto forte e determinato. Il regista gioca con gli stereotipi, riuscendo a concepire vari personaggi alquanto originali per l’epoca.

Anche lo stesso Grinta, a ben vedere, non è per niente il classico sceriffo tipico degli spaghetti western. È un personaggio carismatico, autentico, il quale resta sin da subito nell’immaginario di tutti noi. Merito è, senza dubbio, di John Wayne che ha reso il Grinta un soggetto fortemente iconico.

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Hathaway è riuscito a firmare uno dei prodotti più riusciti rispetto al suo personale panorama cinematografico. Sebbene nel 1951 girò il film che lo rese famoso, Rommel, la volpe del deserto, Il Grinta resta la pellicola più nota.

Tra paesaggi e sparatorie: l’importanza di chiamarsi John Wayne

John Wayne

Il regista, oltre a dare peso allo sfondo psicologico dei protagonisti, riservando, però, un aspetto secondario, focalizza la sua attenzione sugli ambienti tipici del selvaggio West. Le lunghe carrellate sui paesaggi fanno assaporare quell’universo, unito, tra l’altro, a una fotografia dai toni caldi e soleggiati. Il tutto per accentuare la spettacolarità e grandiosa dimensione dello spazio.

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Allo stesso tempo, non mancano le scene tipiche di guerriglie e sparatorie. Tra tutte, quella più famosa presente quasi a conclusione del film: John Wayne, in sella al suo cavallo, decide di sfidare gli uomini di Pepper lanciandosi al galoppo in una “disperata” sfida. Impugnando il fucile e la pistola in entrambe le mani, mordendo le briglie del cavallo, si scaglia furiosamente contro i fuorilegge. La cavalcata selvaggia lo rende degno del suo nome, donandoci quel senso di grandezza che solo il western può dare.

John Wayne vinse l’Oscar grazie al ruolo ricoperto. Il Grinta è un mix di goffaggine, simpatia e coraggio. E Wayne, contribuendo alla sua scrittura, ha reso il western unico nel suo genere. L’ambita statuetta diviene quasi un premio alla carriera che, tra l’altro, conoscerà altri importanti ruoli e film.

Soldati a cavallo

Come testimoniato, John Wayne, per quanto fosse entusiasta per il ruolo, nutrì forte preoccupazione per la sua interpretazione. Abituato a certi standard, temeva che l’uscita dagli schemi non fosse degna di lui. Ma fu proprio Hathaway a tranquillizzarlo e il successo fu immediato. Tra l’altro, a conclusione del film, l’attore scrisse a Marguerite Roberts, la sceneggiatrice, ringraziandola per il ruolo e per il bellissimo finale nel cimitero.

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Ma non è tutto, l’attrice Kim Darby ha sempre mostrato un enorme gratitudine per aver recitato a un film con John Wayne. È lei stessa, infatti, ad aver detto:

«Quando lavori con qualcuno che è una grande star come lui, c’è una sensazione inespressa che in qualche modo crea l’ambiente ideale per le condizioni di lavoro sul set. E crea un ambiente che è molto sicuro in cui lavorare. È molto favorevole alle persone che lo circondano e alle persone con cui lavora, molto disponibile. È davvero lo specchio, un riflesso onesto, di ciò che è realmente».

A queste parole non possiamo fare altro che unirci e rendere omaggio a un attore come John Wayne e ringraziarlo per tutti i ruoli e i film che ci ha donato.


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