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Justice League, la redenzione di Snyder è anche una promessa infranta?

14 minuti di lettura

Dopo quattro anni di attesa e di anticipazioni, è finalmente uscita la director’s cut di Justice League, diretto da Zack Snyder e disponibile dal 18 Marzo su NOW TV. Il tanto atteso film, della durata di poco più di 4 ore, si è rivelato un lavoro ben costruito e tutto sommato godibile, e si può sentire che Snyder ha imparato dai suoi precedenti errori, anche se non tutti. Il film ha sofferto di una produzione turbolenta, che ha portato al completamento del film da parte di Joss Whedon, di cui abbiamo già parlato in un precedente articolo.

In seguito alle conseguenze del film Batman vs Superman: Dawn of Justice (2016), Batman forma una squadra di individui dotati di superpoteri per fermare l’avvento di Steppenwolf, emissario del conquistatore interplanetario Darkseid incaricato di conquistare la Terra attraverso le tre Scatole Madri, armi in grado di estinguere tutta la vita sul pianeta.

Snyder v Whedon: le differenze nelle due Justice League

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La trama segue sostanzialmente quella della versione del 2017, che aveva tolto molte scene in sede di montaggio per accorciare la durata del film. Questa scelta ha avuto molte conseguenze sulla presentazione e caratterizzazione dei nuovi personaggi introdotti nel film: Flash (Ezra Miller) e Cyborg (Ray Fisher) sono stati i personaggi che hanno sofferto di più di questa decisione, risultando piatti e quasi esclusivamente funzionali alla trama.

Nella Justice League Snyder Cut invece il loro screen time è allungato di molto e i due hanno numerose scene dedicate alle loro vicende personali. Entrambi vengono percepiti più come esseri umani, soprattutto l’arco narrativo di Cyborg è molto più approfondito, presentandoci i suoi dilemmi e il complicato rapporto con il padre (Joe Morton).

Il personaggio di Flash, come nel film di Whedon, rimane comunque una pesante comic relief, un adolescente nervoso e un po’ strambo che nasconde la sua insicurezza continuando a fare battutine e a punzecchiare i suoi colleghi supereroi. Tuttavia si nota un miglioramento nella gestione del personaggio grazie a molte scene dedicate alla sua backstory e a due sequenze d’azione che ci mostrano il suo potenziale supereroistico.

Un altro personaggio che ha giovato di più screentime, e quindi di una caratterizzazione più completa, è il villain Steppenwolf (Ciarán Hinds), che aveva anche subito un discutibile restyling nella versione di Whedon. Partiamo proprio da questo: nel film del 2017 aveva un aspetto molto più umanoide, con un’anatomia e un volto tipicamente umani. Tuttavia la qualità della CGI, probabilmente corretta in tutta fretta, era molto bassa. Con l’annuncio della Snyder Cut, il regista aveva confermato il riutilizzo del design originale, molto più alieno e terrificante. Un aspetto interessante è che nonostante il suo volto non sia più umano, la motion capture riesce a trasmettere meglio le emozioni del personaggio, aggiungendo valore al personaggio e alla scelta del suo aspetto originale.

Il ruolo del villain è talmente migliorato che le scene a lui dedicate, che nella versione di Whedon erano le più noiose, sono diventate una delle parti migliori di Justice League.

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Anche l’Aquaman di Jason Momoa ottiene scene più estese, che ci presentano il suo mondo sottomarino e i suoi personaggi secondari, poi ripresi nel suo film omonimo. Superman (Henry Cavill) ottiene finalmente la tanto sognata tuta nera, anticipata dal regista e favorita dai fan, e c’è anche la presenza a sorpresa di un altro personaggio fondamentale dei fumetti, di cui preferiamo non fare spoiler (alla fine dei conti la sua presenza è superflua alla trama, ma comunque apprezzata). Sequenze estese ci introducono nuove e vecchie Amazzoni sull’isola di Themyscira e ci regalano nuove scene d’azione, eliminate nella versione precedente.

Infine, l’introduzione di Darkseid (Ray Porter) e del suo servitore DeSaad (Peter Guinness), completamente rimossi nella versione di Whedon, aggiunge il tocco finale di Snyder e dà un tono più inquietante e suggestivo al film.

Purtroppo, l’unico personaggio a non avere ricevuto più screen time è il commissario Gordon di J.K. Simmons, risultato di un buon casting, ma che non avrà mai occasioni di sbocciare pienamente.

Snyder perde il pelo ma non il vizio

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Anche il tono generale di Justice League è meno cupo e pesante rispetto ai predecessori DC di Snyder. Non è certo diventato un film per bambini, ma si può apprezzare lo sforzo compiuto dal regista per sollevare un po’ di più il morale.

Ciononostante, il film risente comunque dei soliti problemi di stile di Snyder: i nuovi personaggi sono stati gestiti in modo abbastanza coerente, ma la Trinità DC, composta da Batman, Superman e Wonder Woman, presenta le stesse pecche caratteriali dei film precedenti.

Se la regola d’oro dei supereroi è sempre stata che loro non uccidono (mai!), a Snyder non piace farla rispettare a Diana (Gal Gadot), che nella scena della rapina in bianca sembra polverizzare il criminale, quando ha avuto molteplici occasioni per neutralizzarlo in modo più pacifico.

Superman è assente per la maggior parte del film, ma quando resuscita, il suo primo istinto è quello di attaccare gli eroi e di scatenare su di loro tutta la sua forza, un gesto che il personaggio non farebbe mai, essendo il simbolo incarnato della correttezza e della bontà.

Batman (Ben Affleck) tutto sommato è il personaggio riuscito meglio dei tre. Snyder è riuscito a correggere molti dei difetti che presentava in BvS, raffinando un Bruce Wayne già ottimo, e raffigurando un Batman meno ridicolo.

Un altro elemento a sfavore del film è la fotografia. Non per il formato in 4:3, che anzi regala una visione molto più ampia e delle scene travolgenti che coinvolgono molto di più lo spettatore; ma la frequente inconsistenza dei colori e della saturazione da una scena all’altra che risulta distraente e ingiustificata. I colori spenti e scuri sono sempre stati una caratteristica dell’estetica di Snyder, criticata già in Man of Steel. Per personaggi così pop ed eroici sarebbero più appropriati dei colori pieni, brillanti, calati in ambientazioni illuminate. Ma ormai l’estetica autoriale del regista è affermata, e solo nelle scene di azione, ricche di bagliori, scatti ed effetti speciali, si riscontrano dei colori più forti, proprio per rendere più dinamica e piacevole la scena.

La promessa infranta

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Qui arriva il momento degli spoiler. Riguardano solo una delle sequenze finali. Se non volete rovinarvi la scena, saltate al prossimo paragrafo.

Il film si conclude con diversi epiloghi, che chiudono gli archi narrativi dei vari personaggi e aprono le porte ai sequel (ormai accantonati). Tra questi, il più importante è sicuramente la ripresa del famigerato Knightmare, anticipato in BvS, in cui Batman ha un incubo premonitore ambientato in un futuro apocalittico e distopico. Qui Darkseid ha vinto e Superman ne è il crudele servitore.

Nella scena vediamo, oltre a Batman, anche Flash, Cyborg, Mera (Amber Heard), e Deathstroke (Joe Manganiello), che avrebbe avuto un ruolo sempre più importante nei sequel e soprattutto nel film di Batman diretto da Ben Affleck, adesso cancellato. Ma ancora più importante, compare il Joker di Jared Leto, canonico nel DCEU, che riprende il ruolo da Suicide Squad (2016).

Anche qui si rivela il gusto di Snyder per dei toni esageratamente cupi e drammatici: Batman dice parolacce gratuite e intima minacce di morte, vengono rivelati i destini atroci di molti eroi e personaggi secondari. La scelta di includere anche questa sequenza lascia molto da pensare, poiché è stata creata appositamente per anticipare gli avvenimenti dei sequel, che verosimilmente non verranno mai realizzati.

Infatti la sequenza è stata girata in occasione per la Justice League Snyder Cut, cercando di incastrare gli impegni di tutti gli attori: Ezra Miller stava girando il nuovo capitolo di Animali Fantastici ed è stato diretto in via telematica mentre era sul set del film, mentre Ben Affleck e Jared Leto, che hanno un dialogo importante, hanno girato le loro parti separatamente.

L’inclusione di questa sequenza è quasi una contraddizione: è vero che fa parte della visione complessiva dell’autore Zack Snyder, ma allo stesso tempo appartiene a film successivi che non esistono. Il che sembra una promessa già infranta da parte del regista nei confronti dei fan, che sperano di vedere questa trama tragica ed epica concludersi in modo spettacolare.

La Warner Bros. ha già annunciato non solo di non volere procedere con dei sequel, ma anche di non avere progetti immediati per Zack Snyder, il quale d’altro canto ha già numerosi film in cantiere, e non riguardano né la DC né supereroi.

La redenzione di Snyder e della Justice League

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Tirando le somme, il film è sicuramente il prodotto migliore partorito da Snyder per la DC ed è decisamente una versione più completa di quella precedente. Il che non vuole certo dire che sia il migliore di tutto il DCEU (quel posto appartiene al pazzissimo Aquaman di James Wan, ma questo discorso sarà per un’altra volta). Il ritmo è ben orchestrato e diluito nonostante le 4 ore di durata: le scene estese sono essenziali per comprendere lo svolgimento ma ancora di più i personaggi, di cui più della metà vengono nuovamente re-introdotti e necessitano, quindi, di tutto il tempo necessario per far capire allo spettatore le loro motivazioni e azioni. I personaggi sono il fulcro di questi film, e vedere che gli è stata resa giustizia (rispetto alle versioni precedenti, non ai personaggi originali) è un altro punto a favore della Snyder Cut.

Notevoli rimangono il villain Steppenwolf e Cyborg, la cui caratterizzazione aggiunge più umanità e calore a un personaggio che era stato trattato quasi come un pezzo di scenografia da Whedon. Una delle sequenze migliori è probabilmente quella dedicata a Flash nella battaglia finale, anch’essa notevolmente estesa e migliorata dalla versione del 2017, il cui ritmo era interrotto dai siparietti della famiglia che deve essere salvata.

La sequenza dedicata a Flash ci mostra tutto il potenziale delle abilità del supereroe e, in un certo senso, redime il suo ruolo di comic relief, facendogli compiere un’azione estrema e significativa (anche qui no spoiler, perché merita di essere vista).


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Guglielmo Scialpi

Nato a Roma, studia attualmente al DAMS di Padova.
Vive in un mondo fatto di film, libri e fumetti, e da sempre assimila tutto quello che riesce da questi meravigliosi media.
Apprezza l'MCU e anche Martin Scorsese.

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