«Klaus»: reinventare il Natale, mantenendo la morale

È ormai tempo di prepararsi per il Natale. Anche per chi si sente affine al Grinch di Jim Carrey (o a quello meno snervante nato dalla penna di Dr Seuss), non c’è nulla da temere: Netflix ha predisposto un calendario di uscite che, certamente, porteranno un po’ di atmosfera natalizia anche ai più strenui oppositori di Babbo Natale.

Come sempre, c’è da aspettarsi che tante di queste pellicole saranno più dolciastre e smielate dei candidi che troverete nel panettone. Klaus – I segreti del Natale, cartone animato disegnato e diretto da Sergio Pablos non è, però, uno di questi film.

La trama di «Klaus – I segreti del Natale»

Sbarcato su Netflix il 15 novembre scorso, questo lungometraggio spagnolo racconta una versione alternativa dell’origine di Babbo Natale (Santa Claus, se preferite la dizione anglofona). Infatti, il personaggio principale di questa storia è Jasper (con la voce di Marco Mengoni), un giovane che si distingue come il peggior studente dell’accademia postale. Il padre, che gestisce le poste, lo spedisce pertanto su un’isola ghiacciata al circolo polare artico: se Jasper riuscirà a raccogliere 6000 lettere nel corso di un anno, potrà tornare ai lussi della vita a cui è stato abituato. Diversamente, dovrà rassegnarsi al freddo e al gelo della sperduta cittadina di Smeerensburg.

Klaus - I segreti del Natale. Fonte: Netflix
Klaus – I segreti del Natale. Fonte: Netflix

Giunto a Smeerensburg, Jasper scopre che gli abitanti del luogo, suddivisi in due fazioni in lotta tra loro, difficilmente si scambiano parole tantomeno lettere. Proprio quando il nostro protagonista sta perdendo la speranza, viene indirizzato nei boschi in cui vive Klaus (un eccezionale Francesco Pannofino), un misterioso falegname che abita da solo in una capanna piena di giocattoli fatti a mano. L’improbabile rapporto che si instaura tra i due riesce a far breccia nelle rivalità della fredda cittadina, grazie ad un escamotage che porta sorrisi sui volti dei bimbi e che darà vita ad una nuova tradizione.

Creatività e tradizione in «Klaus»

Proprio come la trama di Klaus – I segreti del Natale, anche lo stile dell’animazione è, contemporaneamente, tradizionale e moderno. Il regista Sergio Pablos, infatti, si è affidato al disegno tradizionale (invece che utilizzare tecniche digitali), implementato però da un’illuminazione organica e volumetrica che contribuisce ad un look moderno senza perdere l’impronta artigianale.

Da un punto di vista estetico, Klaus non raggiunge certamente le vette di perfezione che possono vantare Pixar e Disney, anche perché il budget a disposizione di questo lungometraggio spagnolo non è certamente paragonabile alle risorse dei due colossi americani. Tuttavia, la cura nello storyboarding e nella consistenza dell’immagine rendono Klaus un prodotto facilmente godibile anche per un pubblico giovane, ormai assuefatto all’animazione digitale delle case di produzione appena citate. Il feeling retrò derivante dal disegno fatto a mano, al contempo, offre certamente un’impronta nostalgica che anche la maggior parte degli adulti è in grado di apprezzare.

Il dualismo della pellicola

Klaus – I segreti del Natale è una pellicola incentrata sul tema del dualismo, prima ancora di essere il tipico film natalizio che ci si aspetterebbe. Come detto, dal punto di vista visivo e di produzione, questo cartone offre un mix di classico e moderno. Lo stesso vale per la trama, che reinventa le origini del barbuto preferito dai più piccoli, ma al contempo ne mantiene i valori originali. Questo retelling di una favola arcinota è, da un lato, ciò che rende il film originale e godibile; dall’altro, la capacità di veicolare tipici messaggi natalizi in un contesto diverso rende la morale della storia più efficace, tanto per un pubblico adulto quanto per i bambini.

Klaus - I segreti del Natale. Fonte: Netflix
Klaus – I segreti del Natale. Fonte: Netflix

Persino i personaggi principali di Klaus si trovano, costantemente, ad affrontare conflitti interiori. Jasper deve scegliere se perseguire la strada della felicità in un ambiente freddo (anche letteralmente) e pieno di insidie, o se cercare la via più facile e tornare alle comodità della vita cittadina che suo padre gli garantirebbe. Lo stesso Klaus, burbero falegname dal cuore d’oro, si troverà di fronte a un dilemma morale, posto da una terribile tragedia che lo ha colpito in passato. Come se non bastasse, la cittadina di Smeerensburg è divisa in due fazioni, rivali «per tradizione»: gli abitanti accetteranno la sfida di una vita più felice, ma fatta di compromessi e diplomazia, o proseguiranno sulla strada tracciata fatta di faide, risse e conflitto? Insomma, al di là della coltre natalizia, Klaus pone ai suoi personaggi (e, quindi, al pubblico) domande mature che invitano lo spettatore a riflettere.

Qualche inciampo, ma…

La maturità che emerge da certe scelte del regista e degli sceneggiatori stride, tuttavia, con alcune decisioni legate all’umorismo e allo svolgimento della trama. Come la maggior parte dei cartoni animati moderni destinati a un pubblico molto giovane, anche Klaus – I segreti del Natale si caratterizza per battute e gag piuttosto infantili. I bambini rideranno come matti, i loro genitori potrebbero avere molta meno pazienza nei confronti di questo tipo di umorismo. Allo stesso modo, la serie di eventi narrata in Klaus risulta abbastanza prevedibile per lo spettatore adulto che abbia visto almeno un paio di cartoni animati. Manca, insomma, un certo effetto sorpresa che renda questa pellicola memorabile e duratura.

In ogni caso, Klaus – I segreti del Natale è sia un buon cartone animato sia una soddisfacente pellicola natalizia. Sorprendentemente, il film esplora in maniera ponderata aspetti che non ci si aspetterebbe venissero discussi in film di questo tipo. Nonostante sia prevalentemente un film per bambini, Klaus dovrebbe garantire un certo livello di intrattenimento anche per gli spettatori adulti.

Luca Pincelli

Nato a Milano il 04/08/1991, innamorato di cinema e delle sue dinamiche dal 2000, quando ad appena 9 anni ho scoperto il cinema di Darren Aronofsky grazie a "Requiem for a Dream". Sono appassionato di cinema dell’orrore, pellicole sperimentali e cinema indipendente, soprattutto francese e coreano. Per NPC mi occupo delle rubriche “Piccoli Schermi” e “Horror Contemporaneo”.