Wagner Moura in una scena de L'agente segreto

L’agente segreto, correre sulla pellicola della Storia

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Il tempo è una questione bizzarra, e Kleber Mendonça Filho l’ha capito molto bene. Nel suo ultimo film L’agente segreto, questione storica e personale si intrecciano proprio attraverso il tempo che si manifesta sul grande schermo concretizzandosi in diversi scenari, simulacri di luoghi che non sono più, in diversi dettagli che ne tradiscono l’avanzare, l’incepparsi, il riavvolgersi su se stesso attraverso i vuoti della memoria e l’affievolirsi delle voci. 

Come Io sono ancora qui di Walter Salles, anche L’agente segreto approda agli Oscar con una storia fortemente politica sulla dittatura militare del Brasile degli anni Settanta che si articola attraverso una vicenda personale e affronta i nodi dolorosi della memoria e del ricordo, delle ferite individuali e collettive. Ma a differenza del film di Salles, L’agente segreto sceglie di enfatizzare l’aspetto surreale della costruzione della memoria e del discorso pubblico e privato attraverso un mèlange di generi, scelte stilistiche e narrative.

Thriller politico, noir, b-horror, road movie di una strada mozzata, fatta di nascondigli, identità fasulle e una violenza tentacolare che stritola le esistenze e torce la verità: per raccontare la storia sanguinosa del Brasile degli anni Settanta L’agente segreto si prende il tempo necessario per seguire il peregrinare di Marcelo (Wagner Moura), un ricercatore in fuga che ritorna a Recife per riabbracciare il figlio. 

Nella pancia dello squalo: simbolismi ai tempi della dittatura

Wagner Moura nei panni di Marcelo ne L'agente segreto

La scena di apertura di L’agente segreto ci immerge fin da subito in una dimensione dominata dall’accettazione acquiescente di un’assurdità violenta che non si nasconde dalla vita quotidiana ma ne diventa parte integrante, segno tangibile di un potero politico così sprezzante di non preoccuparsi nemmeno di coprire le tracce dei suoi crimini. 

In una stazione di servizio c’è un cadavere nascosto da un pezzo di cartone: ha iniziato a puzzare già da qualche giorno, un branco di cani tenta più volte di avvicinarsi prima di essere cacciato via dal gestore della pompa di benzina, che intanto spiega a Marcelo di aver già chiamato la polizia giorni fa, senza successo. La polizia arriva proprio in quel momento, ma non per il morto, a cui riservano a malapena uno sguardo: devono controllare la macchina di Marcelo, uno sgargiante Maggiolino giallo che spicca nella desolazione dell’area di servizio. 

Il viaggio di Marcelo prosegue tra le arterie di Recife, nei suoi angoli clandestini, unico baluardo di un’umanità autentica e in grado di resistere alla tirannia: dalle tante stanze di Dona Sebastiana che nascondono tante identità dissidenti fino alla sale di proiezione del Cinema São Luiz, dove la gamba umana rinvenuta nella pancia di uno squalo tigre si mescola alle immagini de Lo squalo proiettate al cinema.

Dalla pancia dello squalo a una sala cinematografico, la perna cabeluda, protagonista di una leggenda urbana sviluppatasi negli anni della dittatura brasiliana, arriva ad assumere vita propria e a girare di notte per la città assalendo gli abitanti della città, in particolar modo le minoranze, coloro che sono perseguitati dal regime. Da frammento di una realtà scomoda che cerca di riemergere dall’occultamento al folklore, la “gamba pelosa” diventa il simbolo della repressione, di un dolore collettivo che deve trovare un suo linguaggio speciale per uscire fuori.

L’agente segreto, mostrare la memoria

Wagner Moura con in mano un giornale in una scena de L'agente segreto

L’agente segreto mostra l’assurdità del Tempo, il suo scorrere troppo lentamente o troppo velocemente, la sua eccedenza e, nonostante tutto, il suo non essere mai abbastanza. Ma soprattutto mostra il suo essere impietoso e salvifico quando agisce sulla memoria, quando, nel disperderla, la fa giungere a mani segretamente in attesa di coglierne ogni frammento, di conservarla e di usarla come mappa di scoperta di un passato disarticolato, fatto di epifanie, stralci di momenti strappati dal flusso del tempo che nella loro potenza iconica raccontano un mondo e quel che rimane delle sue regole. 

La memoria per Mendonça Filho si articola come un film: fatta di momenti rimasti impressi nella forma di ricordi per la loro forza evocativa, di tante gambe incastrate nelle fauci di uno squalo, di eventi che sconfinano nella leggenda ma nonostante questo più veri della realtà per quello che sono capaci di raccontare. 

E sotto quei ricordi tanto intensi quanto fragili si nasconde un passato sedimentato e dolente che rischia di scivolare nelle pieghe dell’assurdo, dell’indicibile, dell’inspiegabile: L’agente segreto mette in scena questo intreccio sottraendolo alla morsa dell’assurdo e del non narrabile, alternando senza sforzo diversi registri per adattarsi alla materia stratificata e sempre più distante posta sotto la sua lente.


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Classe 1999, una delle tante fuorisede in terra sabauda. Riguardo periodicamente "Matrimonio all'italiana" e il mio cuore è diviso tra Godard e Varda. Studio al CAM e scrivo frammenti sparsi in giro per il mondo.

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