The Drama di Kristoffer Borgli non è solo un film sull’amore e sui segreti che possono cambiare tutto, su tutto quello che ribolle sotto la superficie e non aspetta altro che un cedimento per esplodere e distorcere i contorni che contengono le cose nella loro forma. Ma è un piccolo saggio sul rapporto schizofrenico e distruttivo tra l’amore e la sua performance, sulle maschere e le facce impregnate di sudore e vomito che le sorreggono.
Il primo incontro, il primo appuntamento, il primo bacio: ogni storia d’amore si plasma intorno a dei momenti fondativi che ne articolano non solo il racconto, ma idealmente la sua stessa essenza. Lo sa bene Charlie (Robert Pattinson) quando cerca di scrivere il suo discorso di nozze: ricorda il goffo primo incontro con Emma (Zendaya), quando si avvicina a lei in un bar fingendo di aver adorato il libro che sta leggendo, e la prima cena, quando ha subito confessato il suo maldestro trucco.
Ma parla anche della risata di Emma, forte, tenera, con qualcosa di sgradevole che la rende irresistibile: decanta la sua gentilezza, l’empatia, il senso dell’umorismo. E di quanto stanno bene insieme, di come fanno bene sesso: ma forse, gli fa notare l’amico, quello meglio di no, meglio non parlarne, non è appropriato, ci sono i genitori, a un matrimonio non si fa, meglio di no.
Sesso a parte, il discorso di Charlie è già pronto in un file Word, organizzato in paragrafi e pronto per far piangere sposo, sposa, e soprattutto gli ospiti: è proprio come dovrebbe essere un discorso di nozze, una dichiarazione d’amore semplice, che sa tenersi alla giusta distanza da ciò che osserva, intima ma non troppo. In fondo non è così difficile elencare i motivi per cui si ama qualcuno, almeno finché non arriva qualcosa di più disturbante a distruggere la docile simmetria della lista di cose amabili.
The Drama: quali segreti bollono in pentola?

Kristoffer Borgli, già regista di Dream Scenario e Sick of Myself, con The Drama sceglie di mettere in moto un circuito narrativo semplice ma d’impatto: prende un’ipotesi, un dilemma, e osserva il fiorire di tutte le possibili diramazioni che scaturiscono dall’ancorarsi di quella domanda a una realtà teatralizzata, congelata in tipi umani che diventano incarnazioni di varie istanze, valori, giudizi. Il caro vecchio meccanismo del segreto il cui svelarsi precoce sconvolge in modo profondo il corso delle vite di chi lo condivide diventa un modo per scandagliare la fragilità delle parole e dei silenzi che le nascondono e la porosità di un passato che sfugge dal suo diritto all’oblio.
In questo caso abbiamo una coppia, epicentro dell’amore romantico così come lo abbiamo ereditato senza porci troppe domande, con tutti i suoi rituali: «il matrimonio é performativo per sua stessa natura» afferma secca la coreografa assunta dalla coppia per il loro ballo di nozze davanti alla loro richiesta di maggiore spontaneità. E la domanda dalla quale nasce il tutto è un coltello che affonda la lama in tutto ciò che crediamo di conoscere sull’amore e sull’intimità: «Qual é la cosa peggiore che hai fatto nella tua vita?».
Una domanda posta per gioco dopo troppi bicchieri di vino, a cui ciascuno risponde con la sua piccola storia di misfatti per cui si sono già assolti, messa sul tavolo con tutti i dettagli del caso per attutire il colpo di una confessione la cui brutalità va dosata col contagocce. Inizia Mike, poi Rachel, poi Charlie, fino ad arrivare ad Emma: il suo segreto rompe il gioco e la bilancia che teneva in equilibrio la performance di vulnerabilità che rappresentava.
Il segreto di Emma è troppo vicino alla realtà e alle sue ferite sanguinanti, frutto di un trauma in cui la società americana è ancora troppo immersa, ben lontana dalla prospettiva dell’osservatore distaccato o di chi è sulla via della guarigione. Il suo segreto è irricevibile, impossibile da comprendere senza sporcarsi le mani, senza abbandonare lo spazio confortante delle sentenze e delle verità posticce.
Dell’amore e delle sue psicosi

É una palla di fango che fa esplodere il dispositivo della coppia borghese invidiata da tutti: i sorrisi nelle foto si fanno più tirati, i corpi si irrigidiscono in pose innaturali, incapaci di toccarsi, di fondersi senza prima guardarsi con sospetto, senza sapersi più riconoscere. I momenti romantici che si sono susseguiti uno dopo l’altro come cartoline si sgretolano in una spirale di paranoia, impotenza e perdita di controllo. Di se stessi, della propria immagine, di quello che vedono gli altri.
Charlie tenta di navigare i territori torbidi in cui è stato gettato dal segreto con movimenti goffi che si fanno sempre più dissonanti, isterici, carichi di una sofferenza che non trova altro sfogo se non attraverso una patetica coazione a ripetere di azioni già provate da altri, scenari prefabbricati che Charlie rimette in scena con esibita riluttanza, nel tentativo di rientrare in un’immagine di mascolinità tanto stereotipata quanto aliena.
In lui il segreto di Emma e la sua lotta estenuante con l’amore che prova per lei diventano un sintomo fisico, qualcosa di incontenibile che finisce per deflagrare inondando una realtà costruita nei minimi dettagli ma che non trova più il senso di tenersi in piedi.
Mentre Emma, pur essendo colei che si espone in maniera totale attraverso la rivelazione del suo segreto, continua a sfuggire a ogni definizione mantenendo un elemento di indecifrabilità, Charlie si sfalda totalmente: il segreto mette a nudo più lui che lei, costringendolo ad affrontare tutti i suoi preconcetti sull’amore, sull’intimità, su tutto quello che ci raccontiamo per spiegarci perché siamo quello che siamo.
Cos’è che ci chiede veramente The Drama?

La domanda al centro di The Drama non è tanto sul conoscere o meno la persona che si ama: su questo il film non la tira tanto per le lunghe servendo la risposta nei primi venti minuti, una risposta inequivocabilmente negativa.
La questione è più sottile, più elusiva di così: siamo disposti ad accettare ciò che non conosciamo della persona che amiamo, a risiedere in quelle zone d’ombra insondabili che scolpiscono l’interiorità di ogni essere umano? E quando giunge una meteora scalcinata di detriti e vergogne a distruggere l’immagine perfetta della nostra metà, siamo disposti ad agire col nostro amore, a plasmarlo sui suoi contorni ruvidi e sbeccati?
Siamo disposti a riscrivere il racconto della nostra passione, a ritornare a una pagina bianca, a ripulire le sbrodolature di aggettivi e dichiarazioni enfatiche per lasciare spazio alla verità? La risposta a tutte queste domande forse è meno cinica di quanto ci si possa aspettare: meno cinica o più rassegnata, più propositiva o meno coraggiosa, su questo ci si può discutere.
Il drama del titolo, più che a un’effettiva carica tragica in cui predominano intensità emotiva e destini ineluttabili, si lega più ai piccoli sismi contenuti nel teatro dei drammi borghesi, dove la forza della rappresentazione si esaurisce nella sua denunciata artificiosità.
Nella contemporaneità, il dramma si smorza ancora di più, si dirada in piccole schegge più indecise che impazzite: incerto tra la condanna e assoluzione, troppo timoroso dello stesso meccanismo che ha disinnescato, The Drama si dissipa in una tiepida canzone d’amore, senza troppe novità ad eccezione di quei piccoli lutti quotidiani da cui non rimane altra alternativa se non ricominciare.
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