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Dream Scenario, un sogno diventato incubo

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Dopo Sick of Myself, presentato alla 75° edizione del Festival di Cannes nella sezione Un Certain Regard, Kristoffer Borgli approda nelle sale italiane, dal 16 Novembre, con Dream Scenario, film che vede come assoluto protagonista Nicolas Cage.

Presentato in anteprima al Toronto Film Festival e prodotto da A24, il primo lungometraggio in lingua inglese del regista norvegese si presenta come una pellicola costantemente in bilico tra il dramma e la commedia, tra il grottesco e il surreale, distinguendosi come l’ennesima analisi critica e pessimista della società contemporanea, con cui Borgli prosegue il proprio discorso riguardo l’influenza del web e dei social media sull’inconscio collettivo.

Dream Scenario, l’epidemia onirica di Paul

Nicolas Cage è Paul Matthews in Dream Scenario

Paul Matthews è un professore di biologia e un padre di famiglia. Un uomo del tutto ordinario, un perfetto Signor Nessuno, con l’ambizione di scrivere un libro incentrato sulle proprie ricerche e la frustrazione per non esserci ancora riuscito. Insomma, la sua è una vita piuttosto noiosa, segnata da una quotidianità monotona e ripetitiva, almeno fino a quando, inspiegabilmente, inizia ad apparire costantemente nei sogni delle persone che lo circondano. 

Mentra questa “epidemia onirica” sembra farsi sempre più diffusa, e migliaia di persone rivelano di aver visto Paul Matthews all’interno dei propri sogni, l’uomo, da una parte appagato da quella crescente e auspicata attenzione, si trova dall’altra a fare i conti con una frustrante e ricorrente passività delle sue rappresentazioni oniriche, specchio forse della sua indolenza nei confronti della vita. Nonostante questo, Paul diventa ben presto “l’uomo più interessante del momento”, nonché estremamente virale

Come sottolineato precedentemente, Kristoffer Borgli torna a incentrare la propria narrazione cinematografica intorno ad alcuni degli aspetti che caratterizzano maggiormente la nostra società, concentrandosi soprattutto sul successo in relazione ai social media, e su come quest’ultimi abbiano finito per plasmare la collettività, creando l’illusione di una realtà parallela. Il centro nevralgico di Dream Scenario è chiaramente il suo essere allegoria della cancel culture. Il suo intento, appunto, quello di rappresentare le dinamiche del successo nella società odierna.

E quindi Paul, esattamente come per nessun merito apparente era diventato un fenomeno virale, nel momento in cui le sue rappresentazioni oniriche iniziano ad assumere un comportamento violento, si trasforma, senza alcun nesso logico, ed evidentemente senza nessuna colpa, nell’inevitabile vittima di una paranoia collettiva che lo riconosce come una minaccia, innescando una serie di conseguenze che porteranno la sua vita sull’orlo del baratro. 

Una satira grottesca e surreale

Un'immagine di Nicolas Cage in Dream Scenario

Con Dream Scenario Borgli trae probabilmente ispirazione dal meme di This Man, nato proprio dal concetto di invasione onirica e da un esperimento sociale che aveva l’obiettivo di dimostrare quanto rapidamente su Internet si possano diffondere miti collettivi. E d’altronde chi meglio di Nicolas Cage, diventato anch’egli meme e quasi vittima del web, poteva vestire i panni di un personaggio così affine alla sua storia? In un film che oltretutto permette all’attore di navigare in quelle acque che ha sempre solcato con grande maestria nel corso della sua carriera, perché proprio nel grottesco e nel surreale ha trovato la sua dimensione cinematografica

Dream Scenario è chiaramente una satira, e come ogni satira dovrebbe fare, nasconde sotto ogni sorriso, battuta o sequenza comica, un’indignata critica nei confronti della società. Kristoffer Borgli trasla così nella dimensione onirica quella realtà parallela dei social media, capace di influenzare così largamente la collettività. 

D’altronde siamo portati innegabilmente a credere, quasi persuasi ormai, che ciò che vediamo sui social rappresenti la realtà, dimenticandoci invece quanto, proprio come nei sogni, quell’immagine virtuale di noi stessi e degli altri sia soltanto illusoria. È proprio qui che si inserisce la critica del regista norvegese. Questa totale incapacità di scindere la realtà dall’illusione dove potrebbe portarci? A cosa stiamo andando effettivamente in contro? È possibile che un uomo venga accusato per il comportamento della sua rappresentazione onirica nei sogni delle altre persone? E soprattutto, siamo sicuri che la delirante risposta della società nei confronti di Paul sia così inverosimile nell’improbabile caso in cui tutto questo dovesse realmente succedere? 

Dream Scenario in fin dei conti è certamente un film surreale, ma sono le dinamiche piuttosto a non esserlo, e questo dovrebbe preoccuparci. Quello di Borgli è un film su un uomo che improvvisamente raggiunge il successo, e che altrettanto improvvisamente sprofonda nel baratro. Senza alcun merito e senza nessuna colpa. È la storia di un uomo che vive nei sogni degli altri, ma che nel profondo del suo cuore vorrebbe farlo soltanto in quelli di chi ama.


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Sono Filippo, ho 22 anni e la mia passione per il cinema inizia in tenera età, quando divorando le videocassette de Il Re Leone, Jurassic Park e Spider-Man 2, ho compreso quanto quelle immagini che scorrevano sullo schermo, sapessero scaldarmi il cuore, donandomi, in termini di emozioni, qualcosa che pensavo fosse irraggiungibile. Si dice che le prime volte siano indimenticabili. La mia al Festival di Venezia lo è stata sicuramente, perché è da quel momento che, finalmente, mi sento vivo.

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