Uscito nelle sale italiane quasi sottovoce e con numeri al botteghino mai così bassi, confermando l’enorme difficoltà della Pixar nel portare il pubblico al cinema per film che non siano sequel o saghe di grande successo, Elio è il 29º lungometraggio dello studio di animazione. Diretto da Adrian Molina, co-sceneggiatore e co-regista di Coco, e Domee Shi, regista di Red, il film è una dolcissima avventura che, partendo dal dolore per la scomparsa dei propri genitori, racconta con delicatezza il profondo senso di solitudine e il desiderio di ritrovare il proprio posto nel mondo.
Sulla strada tracciata da Red ed Elemental – comunque più sperimentale dal punto di vista dell’animazione – Elio è un film dalla forma piuttosto canonica, con una narrazione molto classica e un impatto visivo sicuramente non all’altezza dei picchi creativi dello studio. Fin troppo tradizionale nella caratterizzazione delle ambientazioni, soprattutto per quanto riguarda il mondo alieno, riesce comunque tuttavia a mantenere intatta la capacità di emozionare lo spettatore – peculiarità che la Pixar non ha mai perso – grazie a temi universali come la famiglia e il valore dell’amicizia.
Elio: un’avventura extraterrestre
Elio Solís è un ragazzo di 11 anni introverso e sensibile, che dopo la morte dei genitori vive con sua zia Olga, una scienziata che lavora ad un progetto spaziale segreto. Elio fatica a trovare il proprio posto nel mondo, e passa le sue giornate tra la fantasia e il desiderio di contattare ed essere rapito dagli extraterrestri. Un giorno, a causa di un malinteso all’interno della base spaziale dove lavora la zia, viene improvvisamente teletrasportato nel Comuniverso, un’assemblea intergalattica che riunisce le più importanti civiltà dell’universo, dove viene scambiato erroneamente per il leader della Terra.

Circondato da creature stravaganti e pianeti incredibili, Elio si troverà ad affrontare una serie di sfide e un profondo senso di inadeguatezza. Ma è proprio in questo viaggio che troverà la forza di aprirsi, stringere nuove amicizie – come quella con il giovane alieno Glordon – e scoprire chi è realmente, maturando la convinzione che, in fin dei conti, nonostante il desiderio di restare tra le stelle, la sua casa è la Terra, e il suo posto nell’universo è quello tra le braccia della zia Olga.
Un racconto di formazione tra emozioni e temi sociali
Elio inizia con una frase, che non è altro che una domanda esistenziale che da sempre l’uomo si pone: “Siamo soli in questo universo?”. Il tema della solitudine è fondamentale nel film, perché è dal bisogno di colmare quella sensazione che nasce il desiderio di Elio di essere rapito dagli alieni. Si parla sempre di quanto sia importante trovare il proprio posto nel mondo, ma quando ti percepisci come estraneo a quello stesso mondo, speri che ce ne siano infiniti, pronti ad accoglierti per quello che sei.
La sua avventura è quindi un viaggio alla ricerca della propria identità, lontano da chi sembrerebbe non comprenderlo fino in fondo, e quella fantasia di conoscere nuove forme di vita, riflette in realtà il bisogno di conoscere se stesso e sentirsi finalmente accettato.
Elio è veramente una piccola sorpresa, perché i problemi durante la lavorazione e l’uscita posticipata di un anno lasciavano presagire che potessero esserci criticità importanti, e invece Domee Shi è riuscita a portare sul grande schermo un tenero racconto di formazione, in cui l’inno all’infanzia incontra anche l’invito a una genitorialità più consapevole e meno repressiva.

Il desiderio di Elio di scoprire l’universo rappresenta anche e soprattutto un invito ad ampliare i propri orizzonti, così come il Comuniverso sembra ricordare allo spettatore quanto siano necessari – e purtroppo utopici – i valori della tolleranza e della condivisione all’interno di una comunità. Un messaggio tutt’altro che scontato, amplificato dal momento storico e socio-culturale in cui il film ha fatto il proprio esordio nelle sale.
Se Elio inizia con la frase “Siamo soli in questo universo?” è per ricordarci che no, non lo siamo. Gli alieni sono un pretesto, così come lo spazio, per tornare in realtà sulla Terra, dove insieme alle nostre incertezze e fragilità, troveremo sempre qualcuno pronto a darci la mano, per accompagnarci in questo viaggio che chiamiamo vita.
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