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Covid-19, sappiamo quando riaprono i cinema in Italia?

3 minuti di lettura

In una situazione ancora emergenziale, il governo italiano deve fare i conti con le festività natalizie ormai alle porte. Il Covid-19 ancora una volta stravolgerà un pezzo della nostra quotidianità. Si parla di come organizzare il pranzo con i parenti, dopo mesi ci domandiamo ancora chi siano i nostri congiunti, si discute sulla possibilità di andare a sciare. Ma che fine hanno fatto i luoghi della cultura? Che fine hanno fatto i cinema e quando riaprono?

riaprono cinema

Dopo l’apertura estiva, a fine ottobre i cinema sono stati nuovamente chiusi, così come i musei, le gallerie d’arte, le mostre, i teatri, le sale da concerto. Non importa quanto i gestori avessero investito per adattare gli spazi alle norme anti-Covid o quanti contagi fossero stati registrati nei cinema, per il governo era necessario chiudere tutto. Adesso, il DPCM del 3 dicembre prolunga il provvedimento: i luoghi della cultura resteranno serrati fino al 15 gennaio 2021, fanno eccezione gli archivi e le biblioteche (solo su prenotazione).

Perché i cinema (e il settore della cultura) dovrebbero riaprire le porte

La verità è che non sappiamo quanto tempo dovremo aspettare per sederci di nuovo sulle poltroncine del nostro cinema di fiducia. Il settore della cultura è passato in secondo piano, non se ne parla quasi mai. Intanto i dati presenti nell’Annuario 2019 di Siae rendono evidente una crisi del mondo dello spettacolo (che invece era in crescita nel 2019). Per il cinema, la perdita ammonta a più di 169 milioni di euro di spesa al botteghino. La causa, non è difficile capirlo, è la situazione della pandemia: meno eventi (calo del 64,18 %), niente teatro, niente arte, niente cinema, niente musica. Eppure luoghi come le sale cinematografiche erano stati considerati tra i più sicuri, date le misure adottate dai gestori contro la diffusione del Covid-19.

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E invece il settore della cultura, caduto nel dimenticatoio, è ancora costretto a tentare di sopravvivere online e nessuno sembra voler cambiare le cose. Da un po’ è noto che il ministro Dario Franceschini voglia un accordo con la piattaforma italiana Chili per creare un servizio di streaming per ogni tipo di evento culturale in Italia. Un’idea che non solo ha trovato un nome imbarazzante come «Netflix della cultura» ma che sembra tutto fuorché la soluzione per uscire da una crisi.


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Agata Iacopozzi

Classe 1998, capitata qui un po' per caso. Sono toscana ma studio al DAMS di Bologna. Ovviamente appassionata di cinema e futura disoccupata. Sono la prova che si può amare Godard indossando t-shirt di Star Wars.

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