Shrek e Ciuchino nel primo film della saga di Shrek

Shrek festeggia 25 anni: perché è tra i film d’animazione che amiamo di più

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7 minuti di lettura

È un piccolo capolavoro, Shrek, regalatoci dalla Dreamworks Pictures il 18 maggio di 25 anni fa. A dirigerlo furono Andrew Adamson (regista de Le cronache di Narnia, nientemeno) e Vicky Jenson, i primi in assoluto a portare a casa l’Oscar per il miglior film d’animazione. Allora i due non potevano sapere che la loro creazione sarebbe stata un grandissimo cult: nel 2001 andava a ruba la videocassetta, nel 2026 cerchiamo il titolo sfogliando i cataloghi digitali. A non cambiare è l’intenzione con cui afferriamo il telecomando: ridere, cantare, e commuoverci di tanto in tanto, per poi ripetere lo stesso processo con cadenza annuale.

È assurdo pensare a quanto qualcosa possa cambiare in un quarto di secolo, mentre altre cose (nel giro di una vita!) non cambiano mai. In questa breve lista rientrano l’energia e il volume con cui i millennial intonano All Stars quando inizia Shrek. E per le nuove generazioni è solo questione di tempo.

C’era una volta, come non si è mai visto

Shrek 1, Shrek e Ciuchino in una scena del film.

Shrek (Mike Myers) è un orco che vive in una palude, sempre rincorso da paesani armati di torce e forconi. A lui non dispiace stare per conto suo: Shrek adora la sua casa, la sua routine, il suo focolare, e apprezza la pace che deriva dalla solitudine. Ben più importante, si accetta così com’è, incluso il caratteraccio che molti additano come tratto della sua mostruosità.

Quando le creature delle favole invadono la tenuta, Shrek è costretto ad adoperarsi per ristabilire lo status quo, e cercare un accordo con chiunque le abbia mandate lì. Si tratta di Lord Farquaad (John Lithgow), sovrano di Duloc, disposto a restituirgli il suo territorio a una condizione: che Shrek liberi per suo conto la principessa Fiona (Cameron Diaz), sua futura sposa, rinchiusa in un castello e sorvegliata da un drago.

Shrek è una fiaba da sogno anticonvenzionale

Shrek 2, la principessa Fiona in versione umana in una scena del film.

Qualcuno lo definirebbe la versione grottesca e condensata dei grandi classici, rischiando di suonare quasi dispregiativo. In realtà Shrek è più una fiaba contemporanea, che dei classici ridicolizza i personaggi più problematici contrapponendovi una loro versione più cruda e onesta. Tutto ciò con assoluta schiettezza e disinvoltura, ma preservando l’essenza delle fiabe che più ci piacciono.

In Shrek il principe azzurro è quasi mitologia; una figura che in molti non hanno mai visto, di cui le principesse hanno solo sentito parlare e con cui sognano il grande incontro. Un grande orco verde è ciò che Adamson ci propone: divertente, frizzante, con una vibrante personalità, conscio di non essere un esempio di bellezza principesca eppure perfettamente a suo agio. Del principe da manuale resta una miniatura, Lord Farquaad, che al posto del mantello indossa un ego spaventoso.

Senza principe azzurro, che ne è della principessa?

Fiona ci viene presentata come la donzella in pericolo – classico da manuale -, pronta a omaggiare il suo cavaliere e salvatore col fazzoletto, pronta a mettere in pratica ciò che le è stato insegnato e a realizzare la versione di una storia data per giusta. Ma Fiona non si rende ridicola come Cenerentola o Biancaneve. In Shrek la principessa aspetta il suo principe, questo è vero, ma nel frattempo si costruisce una sua indipendenza, impara a difendersi, il tutto convivendo ogni giorno con un segreto. Sorprendente questa vena femminista in un film del 2001, invecchiato molto meglio di tante pellicole recenti.

Il cavallo bianco non si vede che in fotografia, e al suo posto c’è Ciuchino, interpretato da Eddie Murphy: un asino chiacchierone alla ricerca di nuovi amici, che accompagnerà Shrek nella sua missione di salvataggio deliziandolo con aneddoti e canzoni pop. Il compagno di viaggio ideale se non si vuole rischiare la noia, senza invidia né cattiveria.

Perché amiamo ancora Shrek, dopo tanto tempo

Shrek 2, Fiona e Shrek al tramonto, si tengono per mano.

Alla prima visione (probabilmente da piccoli) di Shrek si notano i colori, la musica, l’ilarità; poi arriva il momento del rewatch passati i vent’anni, e allora ci si rende conto di tante cose passate in sordina. Prima di tutto, che realizzare un film d’animazione adatto a tutti non è comune; pochissimi riescono ad invecchiare bene. Secondo, che questo accade quando un film animato è cucito sull’innocenza dei piccoli, e trascura una grossa fetta di pubblico per rivolgersi solo all’anima sognatrice dei giovanissimi.

Da adulti quest’anima sognatrice la si mantiene, ma cresce la consapevolezze di cosa è possibile e cosa no. Ci sono film che riguardiamo solo quando vogliamo tornare bambini.

Il meglio di Shrek da bambini resta nascosto, perché solo da grandi se ne apprezzano le sfumature. Da banali riferimenti di cultura pop a battute taglienti, ai numerosi dialoghi con doppi livelli interpretativi pienamente comprensibili solo da un pubblico adulto. Un continuo di riferimenti a sfondo sessuale, per essere chiari, che naturalmente agli occhi dei bambini non si rivelano, ma che gli adulti vivono come un’epifania durante i rewatch.

Shrek è un film d’animazione iconico e intelligente, che forse oggi farebbe fatica ad arrivare sullo schermo. Colpa di un certo tipo di industria dell’intrattenimento governata da logiche di censura dovuta a un politically correct portato all’estremo, che riempie gli schermi di disclamer, cerca di accontentare tutti i pubblici e non turbare gli animi dei genitori preoccupati, arrivando a soffocare la creatività degli artisti per paura di toccare tasti pericolosi. Hollywood diventa il genitore apprensivo, che pesa le parole e teme di traumatizzare il figlio. La colpa è da attribuire anche al genitore stesso, che a sua volta accusa Hollywood di veicolare messaggi sbagliati, invece di attivare il parental control.


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Classe 1996, ingegnere aerospaziale, il cinema è la mia grande passione da quando ho memoria. Nerd dichiarata, accanita lettrice di classici, sogno di mettere anche la mia formazione scientifica al servizio della Settima Arte. Film preferito? Il Signore degli Anelli.

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