Train Dreams (Clint Bentley, 2025)

Train Dreams, l’amarezza della vita comune

6 minuti di lettura

Presentato in anteprima al Sundance Film Festival 2025, Train Dreams è disponibile su Netflix dal 20 Novembre. Diretto da Clint Bentley e con protagonista Joel Edgerton, il film ha collezionato due candidature ai Golden Globe e ben quattro nomination agli Oscar tra cui quella più ambita, per il miglior film dell’anno. Eppure, prima che il titolo apparisse nella cinquina, era passato praticamente inosservato tra gli utenti probabilmente a causa di inadeguata pubblicità.

E se si trattasse semplicemente di una pellicola dimenticabile?

Di cosa parla Train Dreams?

Train Dreams 1

Ambientata tra il primo dopoguerra e gli anni sessanta, la pellicola ripercorre la vita del più comune degli uomini, Robert Grainier (Edgerton), rimasto orfano in tenera età e da adulto intento a dare un senso alla sua esistenza: un senso che sembra risiedere in Gladys (Felicity Jones), la donna forte e intraprendente che Grainier ama, da cui troppo spesso deve separarsi per via del suo lavoro nella costruzione delle ferrovie. Nonostante le difficoltà economiche e i ritmi massacranti, grazie a Gladys Robert ritrova la tanto agognata stabilità, ma la vita ha tutt’altro in serbo per lui.

Train Dreams, tecnica sopraffina e poca ambizione

Indipendentemente dai gusti individuali, Train Dreams offre visivamente ciò che molti film hanno perso, e cioè la bellezza catturata nella sua purezza senza bisogno di ricorrere a tonnellate di CGI. A provarlo è la nomination per la miglior fotografia ad Adolpho Veloso (un nome per ora sconosciuto ai più, che dopo quest’anno sarà di certo conteso dalle produzioni): grazie a lui, le foreste in Train Dreams sembrano magiche, i tramonti romantici e inondati di pace. Un tocco di poesia nella semplice vita di un lavoratore, alla ricerca di motivazione proprio tra le foreste dell’Idaho.

Se la performance di Felicity Jones non rimane impressa, quella di Joel Egerton è decisamente degna di applausi. Il suo Robert è un animo tormentato ma allo stesso tempo rassegnato di fronte alla vita, la quale non sembra essere disposta a concedergli un po’ di calore; più tramite gli occhi che per mezzo delle parole, Egerton regala una performance sommessa ma intensa, tanto che ci si potrebbe domandare se non fosse stato giusto candidarlo al premio Oscar. Magari proprio al posto di Michael B. Jordan, che ne I peccatori sembra aver dato il meglio di sé, pur non essendo per nulla strabiliante.

Train Dreams 2

Servendosi di poche valevoli interpretazioni e mescolandovi elementi tecnici superbi, Train Dreams riesce a inviare un messaggio ben preciso, che la vita per i comuni mortali non concede sconti, e che alcune esistenze sono destinate alla piccolezza, alla sofferenza (troppo spesso ad entrambe) e senza alcun apparente motivo. In certi casi, ciò che possiamo fare è semplicemente guardarci intorno, cercare un senso e una ragione nella bellezza del mondo, perché proprio nel mondo l’armonia permane.

Eppure, nel complesso, Train Dreams è una pellicola che non resta stampata nella memoria, è più una di quelle opere che si guardano con piacere una sola volta. Questo capita quando i film mancano di personalità, di incisività, di elementi iconici di qualsiasi tipo che assicurino per loro l’ammirazione del pubblico. Considerando anche il finale inconcludente mascherato da filosofia, la storia di vita comune di Robert Grainier alla fine è fin troppo comune, tanto che è facile dimenticarsene una volta usciti da Netflix.

Train Dreams e l’inverosimile caccia agli Oscar

Train Dreams 3

Train Dreams è una pellicola ben realizzata e coerente, decisamente piacevole da guardare e capace di suscitare emozioni genuine, ma non durevoli come il pubblico sperava potesse fare. Pur riuscendo a veicolare una spiacevole verità, che la vita dell’uomo comune è insensata quanto casuale, il film non riesce del tutto a lasciare il segno, e il senso di frustrazione che lascia a fine visione dura giusto il tempo necessario prima dell’inizio di un altro film.

Forse se Bentley avesse osato di più, l’Oscar alla migliore sceneggiatura sarebbe stato un po’ più probabile. Invece, la sua pacata successione di amare sventure e la tendenza a spingere la storia in più direzioni senza imboccarle lasciano tutto coperto da un velo di indecisione, e fanno sì che Train Dreams resti anche lui ben poco deciso. È possibile che si tratti di una scelta narrativa precisa, scrivere una storia dolce-amara dai bordi sfumati, specchio della vita del suo protagonista.

A meno che non si chieda al regista, non lo sapremo mai con certezza. Nel frattempo, c’è tanto altro da guardare con piacere, seppur non visivamente bello come Train Dreams.


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Classe 1996, ingegnere aerospaziale, il cinema è la mia grande passione da quando ho memoria. Nerd dichiarata, accanita lettrice di classici, sogno di mettere anche la mia formazione scientifica al servizio della Settima Arte. Film preferito? Il Signore degli Anelli.

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