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S.O.S. Sold Out, Giuseppe Sciarra sul futuro dell’arte in Italia

La cultura italiana è in crisi? La risposta è facile. Ma da dove può ripartire?S.O.S. Sold Out prova a rispondere. Un reportage di 40 minuti, realizzato da Andrea Natale e Giuseppe Sciarra, disponibile sul canale virtual stage e prodotto dalle testate on line Gaia Italia Notizie di Ennio Trinelli e Gufetto Mag di Antonio Mazzuca.

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Durante S.O.S. Sold Out vengono catturati pensieri, opinioni e proposte di diverse personalità del mondo dello spettacolo che danno un loro personale punto di vista sulla situazione attraverso lo schermo di un telefono; grazie a quest’ultimo si filmano riprendendo i loro pensieri, esprimendosi così tramite le parole e l’arte. Abbiamo intervistato Giuseppe Sciarra, uno dei realizzatori di questo reportage, per aiutarci a capire meglio il suo lavoro e iniziare una riflessione più ampia sul ruolo dell’arte nel nostro paese.

S.O.S. Sold Out è un bel manifesto, una protesta pacifica che si pone in maniera costruttiva riguardo ai molteplici problemi e alle numerose sfide imposte dall’emergenza sanitaria al mondo dell’arte. L’urgenza di dar voce a questa fetta era tanta, ma come è partita l’idea?

L’idea è partita da Antonio Mazzuca direttore di Gufetto, una testata online di teatro con cui collaboro. Antonio mi ha proposto di intervistare i lavoratori dello spettacolo per raccogliere le loro opinioni in merito alla chiusura di teatri, musei a seguito del D.P.C.M. del 24 ottobre. L’idea mi ha entusiasmato e ho deciso di non limitarmi solo a raccogliere delle interviste scritte, ma di farne un vero e proprio reportage. E così con la collaborazione di Andrea Natale abbiamo dato vita a S.O.S Sold Out coinvolgendo anche la testata Gaiaitalia.com Notizie. Il reportage mira a far partecipare attivamente i lavoratori  dello spettacolo che hanno risposto a domande riprendendosi con il proprio cellulare. Grazie alla loro risposta positiva a ciò abbiamo percepito l’esigenza di parlare e la necessità di avere qualcuno che li ascoltasse in questa situazione.

In S.O.S Sold Out abbiamo diversi punti di vista che riguardano, oltre all’emergenza momentanea, le fragilità e il futuro dell’industria. l’emergenza sanitaria mondiale ha sottolineato un problema già preesistente?

Questo problema, secondo me, ha come origine l’avvento delle tv commerciali che hanno fornito al popolo italiano un intrattenimento basso dal punto di vista culturale. Ci sono diversi tipi di intrattenimento, e quello da far prevalere dovrebbe essere quello intelligente, che permette di distrarsi essendo sempre stimolante. Basti pensare che la tv di stato, in passato, aveva una funzione pedagogica e “istruiva” i suoi spettatori. Nonostante ciò negli ultimi anni, grazie al moltiplicarsi dei canali e delle piattaforme, riusciamo a trovare anche contenuti interessanti poiché abbiamo scelta più ampia e ritroviamo più qualità.

«Non possiamo perdere il teatro come luogo di incontro» è una frase, nonché un concetto ricorrente all’interno del reportage, citata dall’attore, regista e drammaturgo Ascanio Celestini, cosa rappresenta secondo te il teatro oggi?

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Il teatro di prosa e di opere drammaturgiche sta subendo un duro colpo poiché è apprezzato solo da un pubblico di nicchia. Sostanzialmente il teatro sta perdendo il suo ruolo sociale poiché la maggior parte delle persone non vuole andarci ritenendolo un luogo poco interessante. E questo perché l’intrattenimento che si fa oggi ha abituato la gente a ritmi molto più veloci in termini di linguaggio. Ecco perché è importante riportare in auge questo tipo di attività, oltre all’andare al teatro sarebbe interessante vederlo insegnato nelle scuole. Poiché il teatro è uno strumento di analisi della società e di sé stessi.

In S.O.S Sold Out cosa più interessante è che sono stati coinvolti, oltre a visi noti anche artisti emergenti. Siete stati in grado di dar voce al mondo dello spettacolo a 360°. C’è una necessità di ripartire dagli artisti emergenti?

Secondo me sì. La scelta di non utilizzare dei nomi altisonanti è stata voluta; così facendo abbiamo incluso tutti coloro che costituiscono la categoria dei lavoratori dello spettacolo, coloro che si guadagnano da vivere con il teatro. Poiché i nomi noti continuano a lavorare, continuando a percepire comunque delle entrate. D’altro canto invece gli artisti emergenti faticano a muoversi e quindi è molto importante sentire il loro punto di vista, poiché è a loro che la chiusura ha danneggiato di più. Poi sicuramente è molto importante che si parta dagli artisti emergenti per parlare di spettacolo e cultura in generale poiché sono loro che porteranno ad un’evoluzione del mondo della cultura in Italia.

«L’arte è ciò che dà identità ad un popolo» è la frase citata dal compositore Nicola Conte. Quale riflessione scaturisce da questa frase?

Questa frase porta lo spettatore a riflettere su quale sia ad oggi il ruolo dell’arte nel nostro paese. L’Italia sta vivendo un’ evoluzione da questo punto di vista; fino a pochi anni fa popolo e cultura erano lontani tra loro poiché la gente, come già abbiamo detto prima, preferiva un’altra forma di intrattenimento, una forma che potremo chiamare “usa e getta” che non forniva dei modelli veri e propri. La cultura, l’umiltà e l’umanità sono tratti importantissimi per una figura che voglia fare e trasmettere cultura e non solo l’apparenza. Fortunatamente di recente, anche grazie ai diversi canali attraverso cui la cultura fluisce, molte persone si stanno informando e si stanno avvicinando anche a contenuti più ampi e interessanti da un punto di vista culturale. C’è molta più voglia di avvicinarsi alla cultura, che ci permette di difenderci in un mondo in evoluzione. L’uso giusto dei diversi canali è la chiave, pensando bene a ciò che si propone.

All’interno del reportage vengono citate anche le manifestazioni di artisti come ad esempio: «L’assenza spettacolare» e vengono espresse varie proposte per il futuro dell’industria dello spettacolo. Il reportage può essere visto come una volontà per la scena di mostrarsi unita e come uno slancio positivo per il futuro?

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L’obbiettivo del reportage è stato quello di mettere insieme delle testimonianze di persone che lavorano concretamente nel mondo della cultura e farne un documento di carattere storico, le loro voci possono fungere da testimonianza storica sullo stato attuale del mondo della cultura in Italia. Ciò ha varie finalità, prima di tutto quella di instaurare un dialogo con le istituzioni, per far conoscere le esigenze dei lavoratori dello spettacolo, evitando polemiche e cercando un dialogo costruttivo. Difatti la richiesta  più sentita all’interno del reportage è quella di una vicinanza maggiore delle istituzioni. La maggior parte dei lavoratori dello spettacolo si sentono abbandonati e vorrebbero che teatri,  cinema e musei venissero riaperti. Io sono filogovernativo però con il D.P.C.M del 24 ottobre hanno sbagliato le istituzioni a decidere per la chiusura.

Oltre a ciò il reportage è anche un modo per far dialogare tra loro i personaggi all’interno di questo mondo, andando così a creare un gruppo che ha molte cose in comune. Ciò serve a  capire il loro punto di vista, lasciando così una testimonianza forte sulla necessità di riformare il mondo della cultura, e creare un rapporto diretto e maggiore tra istituzioni e lavoratori dello spettacolo, e gente comune e lavoratori dello spettacolo.

Ringraziamo Giuseppe Sciarra per l’intervista e vi invitiamo a guardare il reportage.


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Giulia Maglione