«Spider-Man», la trilogia di Raimi vent’anni dopo

Il 1 gennaio è arrivata su Netflix la trilogia degli Spider-Man di Sam Raimi. Sono passati quasi vent’anni dall’uscita del primo capitolo, e dopo così tanto tempo può essere considerato attuale? Rituffiamoci con il primo Peter Parker cinematografico tra i grattacieli di New York. Perché prima di Tom Holland, e del suo charme da giovane ragno, c’è una storia che vale la pena di ricordare; quando il Marvel Cinematic Universe era solo un sogno.

Un tuffo nel passato

Nel 2002 usciva nelle sale il primo episodio di uno dei migliori adattamenti cinematografici della storia del cinema, capace di conquistare il cuore di molti bambini ma anche degli appassionati del genere. Un supereroe nato nel mondo a fumetti, già comparso sullo schermo attraverso l’omonimo cartone animato, questa volta però in un volto più adulto, capace di rendere giustizia al passato ma anche all’innovazione del regista de La Casa.

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Questo film può essere tranquillamente riconosciuto come il precursore dell’ Universo Marvel, ha in qualche modo legittimato il mondo del cinema ad assorbire una realtà che fino a quel tempo era stata di nicchia, così da renderla accessibile al grande pubblico. Tutto questo è stato possibile grazie a Sam Raimi, capace in forse solo due occasioni su tre, di traghettare lo spettatore nel fumetto, garantendo comunque un’impronta d’autore.

La prima volta

Spider-man Raimi

Il primo capitolo della saga racconta le origini del personaggio. Peter Parker/Spider-Man (Tobey Maguire) viene morso da un ragno geneticamente modificato, dopo una fase di eccitazione per la scoperta delle sue nuove capacità, l’inaspettata morte dello zio Ben lo costringe a riflettere sulle responsabilità che comportano i suoi poteri. L’antagonista scelto per questo episodio è Norman Osborn/Goblin, interpretato da uno spettacolare William Defoe, uno dei responsabili del grande successo di questo film.

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Altro grande figura è Mary Jane Watson (Kristen Dunst), l’amore di Peter che finalmente, nelle vesti dell’uomo ragno, riesce a combattere le sue paure e conquistarla, regalandoci uno dei baci più famosi della storia del cinema, lei sotto la pioggia che scoprendo solo metà della maschera, lo bacia mentre si cala dalla ragnatela.

Un film incredibilmente riuscito, pieno di insidie, con le potenzialità per far arrabbiare ogni appassionato dell’universo Marvel, è stato in grado di coinvolgere ancor più persone in quel mondo. Scene come l’attacco sulla balconata a Times Square, la morte di Goblin, e il già citato bacio sotto la pioggia hanno reso questa pellicola un cult, superata solo dal suo capitolo successivo.

Di bene in meglio

Spider-man Raimi
Spiderman e il Dottor Octopus

Nel 2004 il mondo ammirava Spider-Man 2, in questo caso l’impronta di Raimi fu ancor più marcata. Si esula dal personaggio prettamente fumettistico e si affrontano temi più umani, come la paura di mettere in pericolo Mary Jean, il senso di colpa per la morte di Goblin, e il rapporto ormai difficile con l’amico Harry Osborn (James Franco) figlio della nemesi nel primo capitolo.

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Una pellicola piena di tensione e colpi di scena, dove la CGI, già fantastica nel primo film, raggiunge livelli ancor più incredibili per l’epoca. L’antagonismo per questo capitolo è affidato al Dottor Octopus (Alfred Molina), scienziato che ha molto a cuore Peter Parker, ma che dominato dalla sua stessa creatura perde la cognizione della realtà e rischia di distruggere New York. Nel frattempo, Spider-Man sta vivendo una crisi d’identità nella quale è convinto di poter abbandonare i suoi poteri e vivere finalmente una vita “normale” insieme a Mary Jean, ma il pericolo di un nuovo super cattivo lo costringe a rivestire i panni rossi e blu un’altra volta.

La sceneggiatura è come sempre il fulcro di ogni grande film ed è per questo motivo che il tutto funziona a meraviglia, lo spettatore è costretto a riflettere sul significato di eroismo che all’improvviso non risulta più tanto scontato, e allo stesso tempo viene stregato da affascinanti scene d’azione, come lo scontro sulla metropolitana e quello sull’Hudson. Tutto ciò purtroppo viene a mancare nel terzo capitolo della saga.

Meglio due senza tre

Spider-man Raimi

Siamo nel 2007 e finalmente Spider-Man 3 arriva nei cinema, ma purtroppo non riflette le aspettative del pubblico.

Forse anche per questo non è stato amato, troppe aspettative. Ma la critica a questa opera è stata in gran parte condivisa, successivamente anche dallo stesso Raimi, e se il regista non è contento del suo stesso lavoro, forse c’è poco da discutere. La produzione spinge per inserire il super cattivo Venom (Topher Grace) personaggio amatissimo dagli appassionati della serie a fumetti, forse il più famoso fra i nemici dell’amichevole Spider-Man di quartiere.

Ma Raimi ha altre idee e la storia è già stata sviluppata sull’Uomo Sabbia (Thomas Haden Church), l’unico personaggio infatti, che risulta ben strutturato all’interno del film. Ne risulta purtroppo un pentolone di idee. Venom malamente inserito, l’uomo Sabbia, e Young Goblin (New Goblin? Goblin la vendetta? Insomma Harry Osborn), che tenta di unirsi al trio di nemici senza mai voler esserci davvero, trasformandosi all’ultimo momento nel vecchio amico di Peter, senza apparenti motivi.

Spider-man Raimi

Ma la nota più negativa in assoluto è proprio lo stesso Spider-Man. Per niente inserito all’interno della storia, nemmeno quando il simbionte alieno prende il controllo della sua personalità riesce a risultare interessante, ed anzi, in alcuni momenti persino grottesco. Ormai memorabile la scena in cui tenta qualche passo di danza in tenuta darkeggiante.

Lo scontro finale, sicuramente spettacolare, non riesce ad emozionare, e lascia ancor più spaesati. Il film si conclude in una sottile sensazione di confusione, ma senza più la grande aspettativa iniziale, senza infamia e senza lode.

Gli Spider-Man di Sam Raimi comunque nella storia

Spider-man Raimi

Nonostante un ultimo capitolo sicuramente non all’altezza dei primi due episodi, gli Spider-Man di Raimi sono ancora oggi tra i film più amati del mondo dei supereroi. Viene giustamente considerata, soprattutto nel suo secondo episodio, il metro di paragone per ogni nuovo pezzo nel puzzle della cinecomic. E ad oggi, anche se dopo tanti anni non è più così attuale, riesce ancora a farti sentire il ragazzino che provava a sparare ragnatele e ad arrampicarsi sui muri.


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Giacomo Curti