In concorso per l’83esima Mostra del Cinema di Venezia arriva The Echo Chamber, il nuovo film di Andrea Pallaoro (Monica): protagonisti Luca Marinelli, Alicia Vikander e Susan Sarandon in un dramma sul sottile confine tra tra intimità e dipendenza, che però non tocca le corde sperate.
The Echo Chamber, il contatto più lieve
The Echo Chamber racconta una storia d’amore in cui i confini tra presenza e assenza, cura e dipendenza, desiderio e controllo si confondono fino a dissolversi. Londra: Leo (Luca Marinelli), produttore musicale appena uscito dalla riabilitazione, e Anne (Alicia Vikander), solitaria infermiera, si inseguono, si sfiorano, si perdono, si cercano. Non riescono a lasciarsi né a liberarsi. Tra le stanze risuona la voce di Ava (Susan Sarandon), famosa cantante, che attraversa il tempo e lascia affiorare ciò che resiste, o che non può più essere trattenuto.

The Echo Chamber è una co-produzione italo-belga e tratto dall’ultima sceneggiatura di Bernardo Bertolucci, che ne definì la natura di sfumatura autobiografica, e la sua presenza si avverte tra le ombre che popolano i decorati interni in cui il film è quasi esclusivamente ambientato. Un uomo e una donna che, come spiriti, si aggirano nella stessa casa, toccandosi e allontanandosi; il fantasma della tossicodipendenza che aleggia su Leonardo, o la stessa Ava, da lui convinta a tornare sulla scena, dai fasti di un passato che fu.
Leo e Anna cercano le proprie tracce nelle lievi impronte lasciate nell’appartamento, assaporando l’uno il profumo dell’altra da un cuscino o da una sciarpa, a contatto come dai due lati di uno specchio anche quando sono insieme. In The Echo Chamber i silenzi occupano gli spazi che i protagonisti non riescono a riempire all’interno dell’appartamento di Leo, che diventa tutto il mondo del film e quello dello spettatore. Le pareti isolano Leo, Anna e Ava in una dimensione che sembra non esistere altrove, sia rifugio che prigione in cui i fantasmi vengono alla luce.
Dove The Echo Chamber si arena
Le premesse interessanti di The Echo Chamber si vanno però a infrangere con il procedere della storia. Leo e Anna si ritrovano intrappolati in dinamiche ripetitive, che finiscono per risultare alla lunga pedanti e dallo scarso mordente. La bravura di Marinelli nel restituire tutta la fragilità di un uomo costantemente sospeso tra bisogno dell’altro e desiderio di controllo non basta a riportare sui binari una storia che da un certo punto in poi sembra semplicemente non sapere più che direzione prendere.

Ciò si deve anche al personaggio di Anna, eccessivamente passiva alle azioni di lui, esistendo soprattutto in funzione delle azioni e delle necessità di Leo. La Ava di Susan Sarandon, dal canto suo, non va molto oltre il carisma della sua interprete, mentre la chimica interessante con Leonardo non viene esplorata fino in fondo. Il titolo finisce allora per assumere quasi involontariamente un secondo significato. The Echo Chamber è una camera dell’eco non soltanto per i suoi protagonisti, condannati a sentire risuonare desideri, paure e assenze, ma anche per il film stesso, che torna incessantemente sulle proprie intuizioni senza riuscire sempre a farle evolvere.
I dialoghi contribuiscono a questa sensazione: la ricerca di una dimensione sospesa e letteraria sfocia talvolta in scambi troppo pomposi e statici. Il film finisce così per specchiarsi eccessivamente in se stesso, quasi innamorato della propria atmosfera e dell’eleganza dei suoi interni. Il terzo atto, infine, tenta di spezzare bruscamente questa immobilità prendendo una direzione del tutto inaspettata. Quella che dovrebbe essere la scossa capace di rimettere in prospettiva quanto visto fino a quel momento, però, appare troppo improvvisa e finisce per sembrare estranea al film che l’ha preceduta.
Rimane quindi la sensazione di un’opera ricca di intuizioni affascinanti ma non completamente sviluppate, nonostante le premesse per i nomi coinvolti.
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