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The Handmaid's tale

The Handmaid’s Tale, i primi episodi dell’attesa quarta stagione

Ancora più rabbia, ancora vendetta, ancora più forza.

5 minuti di lettura

Dal 28 aprile 2021 sono disponibili i primi tre episodi della nuova stagione di The Handmaid’s Tale, distribuiti in Italia da Tim Vision. La serie MGM Television torna finalmente sul piccolo schermo dopo una attesa di quasi due anni. Mentre aspettiamo l’uscita delle prossime puntate cerchiamo di capire che cosa aspettarci da questa promettente nuova stagione.

Una grande apertura di stagione

The Handmaid's Tale

La quarta stagione di The Handmaid’s Tale si apre con immagini potenti, vivide e dettagli spettacolarmente definiti. Volker Schlöndorff ci accoglie con la sua regia a dir poco teatrale. Avevamo lasciato June (Elisabeth Moss), alla fine della terza stagione, ferita e in fin di vita. Grazie alle cure delle sue compagne assistiamo alla rinascita di Difred, che sembra scampare alla morte con ancora più rabbia e voglia di vendetta e libertà. I giochi di trame, colori e luci ci accompagnano nelle vicende con pathos ed enfasi. Siamo carichi e pronti a combattere insieme alle donne ribelli di Gilead il sistema malato della nazione totalitaria.

“Nolite te bastardes carborundorum”

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Letteralmente non lasciare che i bastardi ti annientino. Questa emblematica frase latina è forse il riassunto migliore di The Handmaid’s Tale. La quarta stagione sembra fare suo questo motto fino in fondo, mettendolo in pratica con resistenza e resilienza. La scritta latina incisa nell’armadio dei Waterford è un messaggio profetico dal passato che accompagna June nel suo climax di determinata vendetta. Di ancella in ancella, di donna in donna, la rivoluzione si amplifica e non può più essere fermata. Le ancelle fanno rete e non hanno più paura di esporsi e rischiare. I soprusi non le fermano più, la paura non le doma.

Conosciamo Esther Keyes (Mckenna Grace), sposa bambina che confida nel Mayday e nella rete di donne che ne fanno parte. Interessante il suo personaggio che in pochi minuti di puntata riesce ad incarnare l’essenza della serie. La rabbia e il dolore repressi una volta spinti oltre il limite diventano indomabili ed annientano il terrore che prima era incatenante. June sente sulle spalle il peso della responsabilità. Carica su di sé il destino di tutte le donne di Gilead e con questa nuova consapevolezza si sente invincibile. L’unione fa la forza.

A Gilead interessa il potere

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Ormai è chiaro, ma Joseph Lawrence (Bradley Whitford) ce lo ripete: ciò che interessa a Gilead è il potere. In questo assaggio dei primi tre episodi di The Handmaid’s Tale ci viene mostrato un lato un po’ più politico delle vicende. June ha fatto partire, con l’aiuto di altre ancelle, un aereo cargo per il Canada con a bordo 86 bambini e 5 Marta per farli scappare da Gilead e, possibilmente, dar loro la possibilità di ricongiungersi con le proprie vere famiglie. Il significato di questa perdita subita dal potere di Gilead è ancora più grave della perdita stessa. L’impenetrabile sistema del nuovo stato totalitario viene messo in discussione da uno sparuto gruppo di ancelle e per i forti uomini di Gilead tutto ciò è semplicemente intollerabile.

I bambini, fin dall’inizio fulcro essenziale delle vicende, non sembrano nemmeno più così fondamentali, se comparati allo schiaffo morale che è stato sferrato dalle ancelle alla giovane nazione maschilista. Fedeltà, valori d’altri tempi e pane fatto in casa non sono altro che distrazioni. Ciò che davvero conta è il controllo, la supremazia. Rompendo la fitta rete di violenza e controllo, le ancelle hanno avvicinato all’orlo del baratro Gilead, mostrandone la vulnerabilità. La stessa incertezza e fragilità si riflettono anche nel rapporto dei Waterford, compromesso e minacciato dalla loro stessa ancella, June, che è riuscita indirettamente a metterli l’uno contro l’altra. Si respira un’aria di guerra.

The Handmaid's Tale

Ancora più rabbia, ancora vendetta, ancora più forza. Questo inizio di stagione non delude le aspettative e ne crea di ancora più alte. La voglia di rivalsa pervade anche lo spettatore che tifa per la libertà.


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Floriana Bria

Classe 1996, laureata in Filosofia.
Mi piace racchiudere la mia personalità in un tubetto di tintura per capelli come Clementine.
Aspirante filosofa e scrittrice, nel frattempo sognatrice e amante di serie tv, soprattutto comedy e d'animazione. Analizzo tutto ciò che guardo e cerco sempre il lato più profondo delle cose. Adoro i thriller psicologici e i film dalla trama complessa, ma non disdegno anche quelli romantici e strappalacrime.
Pessimista cronica e amante del dramma.

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