«The New Pope», la perfetta serie di Sorrentino

Il giorno 7 febbraio è andata in onda l’ultima puntata di The New Pope. Scritta e creata dal celebre regista italiano Paolo Sorrentino, la serie, realizzata per conto di HBO, Sky Atlantic e Canal+, è il sequel di The Young Pope. Sorrentino, si sa, ha saputo tracciare una novità nel mondo seriale. Già con The Young Pope ha saputo realizzare un prodotto mai visto prima d’ora, sia a livello tematico, sia a livello estetico.

Con The New Pope, invece, il regista italiano si è ampiamente riconfermato. Complice un cast stellare, la serie si occupa di macrotemi che spaziano dalla politica, alla società; dalla fede, all’intera sovrastruttura ecclesiastica. Al che, però, il centro nevralgico su cui ruota The New Pope è, senza dubbio, il rapporto tra i due papi. Vi è un ripiegamento intimistico quasi, sicché i due papi si aprono a noi spettatori e in un modo o nell’altro ci immedesimiamo, arrivando, persino, a “tifare” per uno di loro.

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«The New Pope», la trama

The New Pope inizia così come è terminata The Young Pope. Il papa Pio XIII (Jude Law), a causa di un malore improvviso, è ancora in coma, assistito da una suora. Il Vaticano è sull’orlo di una crisi spirituale, dal momento che il mondo cattolico è privato di una guida religiosa. Il cardinale Angelo Voiello (Silvio Orlando), ben inserito nelle trame politiche della Santa Chiesa, opta per la soluzione più idonea: eleggere un nuovo papa. Così il conclave nomina Francesco II (Marcello Romolo), il quale, tuttavia, ha vita breve per il suo essere troppo “francescano”.

Si sa, mille anni di storia insegnano che un’istituzione come il Vaticano deve sempre salvaguardare la propria integrità, quell’alone di mistero da comunicare ai fedeli. Pertanto la scelta ricade su un nuovo papa che possa, fin da subito, restare, sì, nel cuore dei fedeli, ma soprattutto che non crei problemi interni alla Chiesa. Che rispetti il silenzio dei cardinali, che non faccia riforme eclatanti e si limiti a compiere il suo mestiere. L’opzione, quindi, cade su un aristocratico inglese Sir John Brannox (John Malkovic), un cardinale famoso per essere riuscito a convertire migliaia di anglicani.

Rinchiuso nella lussuosa villa di campagna, inizialmente scettico al ruolo richiesto, complice la capacità retorica di Voiello, Sir Brannox diventa papa Giovanni Paolo III. Il suo ruolo è quello di prendere le redini lasciate dal suo predecessore, Pio XIII, e attenersi ai vari problemi che affliggono il mondo cristiano. Fino a quando Lenny Belardo non “resuscita” dal coma e la situazione si complica nuovamente.

Il dualismo: un papa “umano”…

Fermiamoci qui per quanto riguarda la trama, onde evitare ulteriori spoiler. Il lato più caratteristico di The New Pope, come accennato prima, è il rapporto tra i due papi. Paolo Sorrentino crea due figure contrapposte, le quali si soppesano a vicenda e creano un vero e proprio rapporto dialettico in cui noi stessi riflettiamo.

Dopo la breve parentesi di Francesco II, Sir John Brannox è chiamato a diventare la nuova guida spirituale del mondo cattolico. Sin da subito ci viene presentato come un uomo (no cardinale!) estremamente altolocato. Vive nella sua villa-castello sperduta, immerso nel lusso e nella mondanità. È circondato da servi e abita con due genitori che, purtroppo, per vari motivi detesta.

Il suo essere, ci ricorda moltissimo la figura dell’esteta: ben vestito, raffinato, coltissimo, di ottima retorica, sempre pronto ad affermare l’idea di bello e arte. Tuttavia, scopriamo che questo suo dandismo è il rifugio della sua anima decandente. Sir Brannox soffre per la morte del fratello gemello Adam, il figlio prediletto dai genitori. È segnato dalla scomparsa perché si sente in parte responsabile di quanto è accaduto, dal momento che poteva fare qualcosa.

È circondato da una fragilità che col tempo l’ha portato a ingabbiarsi nella presunzione, nell’egocentrismo, nella raffinatezza. Ma soprattutto a smarrire sé stesso nella droga: infatti è dipendente dall’eroina. Sorrentino crea un papa dal volto umano, segnato dai fantasmi del passato e da un’anima che si sente persa nel presente.

L’ascesa al papato è segnata da quella pesante debolezza interiore. Ma col tempo, Brannox impara (e impariamo) che tutto può essere convertito in forza. Ciò che prima considerava indice di caducità, diviene spirito di robustezza. Per questo papa Giovanni Paolo III diviene la guida ideale degli ultimi, il riscatto degli emarginati dalla società.

È come un nonno che consola il nipote, che offre saggezza e consigli di vita. Il suo passato da punk lo avvicina alle frange estreme della società: quelle anticonformiste. Essi si sentono esclusi, soffocati, privati della propria voce che la società, tappata dal conformismo, non vuole ascoltare. Brannox, invece, ridà loro un motivo di esistere, di stare al mondo mantenendo la cosa più cara e preziosa: l’identità. Li sprona, affinché colorino il mondo, il quale è sempre più grigio, sempre più omolato a sé stesso.

… e un papa trascendentale

Di contro, Lenny Belardo, alias Pio XIII. La sua figura è già ben delineata in The Young Pope. Un papa dalle fattezze misteriose, il cui mistero viene alimentato da lui stesso in persona. Chi è realmente Pio XIII? Un semplice papa o un qualcosa di più? Un rivoluzionario della chiesa cattolica o solo un esaltato?

The Young Pope si era conclusa con Lenny che entra in coma, durante una visita a Venezia. In The New Pope lo troviamo lì, disteso su letto, tenuto in vita dalle macchine e accudito da una suora. E sempre a Venezia, ad attendere il suo “risveglio”, vi è una schiera di idolatri che reputano lui, il vero e unico papa.

La schiera di fedeli che aveva cercato di attirare con la sua misteriorità, la sua impenetrabilità; lui che aveva invitato i cattolici a entrare nella fede cristiana, varcando una strettissima soglia, si sono tramutati in fanatici che attendono un qualunque messaggio che provi la sua non-morte.

Lenny Belardo è un papa giovane e bello esteticamente, che trasmette ogni tipo di sensazione, anche carnale. La sessualizzazione nei suoi confronti, che si evince nella serie, è un chiaro campanello di allarme: l’idolatria sprona a richiamare ogni tipo di impulso, anche sessuale, quindi aumentarne il desiderio. E se la persona in questione è il papa, un uomo che segue il rigorismo della castità, il desiderio si raddoppia perché è impossibile averlo.

Quando Pio XIII si sveglia, ogni sua azione viene trascesa, quasi canonizzata. Lui è risusciato dalla morte. Gli si chiede di compiere miracoli, perché ha fatto credere di saperli fare. Il suo rientro in Vaticano viene tenuto nascosto, affinché tra i fedeli resti velato il mistero e si alimenti in lui la fede. Lenny Belardo è presentato come il nuovo Messia. È davvero così o è solo un impostore? È un santo o un uomo che gioca a fare i miracoli?

La scia di fedeli che ha creato, si è tramutata in seguaci che farebbero di tutto pur di vederlo e toccarlo. Persino rapire dei bambini in una scuola. E Pio XIII arriva a comprendere tutto ciò. Capisce che qualcosa è andato storto e si pente. Riconosce i propri errori e chiede perdono, come solo un buon cristiano sa fare. Decidendo, tra l’altro, di compiere il gesto più umano che ci sia: abbracciare a uno a uno i fedeli, scendere sulla terra… prima di ascendere definitivamente.

«The New Pope» altre tematiche

The New Pope non si racchiude tutto qui. Il Vaticano creato da Paolo Sorrentino affronta temi alquanto delicati, che sono frutto della contemporaneità. Assistiamo all’eterno problema della pedofilia tra i preti, la quale si condanna ma senza mai prendere una netta decisione. L’omosessualità tra i cardinali, di cui tutti sanno ma nessuno dice niente. La castità, un vero e proprio cilicio per il mondo ecclesiastico.

Tra le varie tematiche, troviamo anche la triste condizione delle suore di clausura, costrette a soccombere agli esiti nefasti del patriarcato più cinico. La loro funzione si riduce a mere serve dei cardinali. Cucinano, lavano, fanno il bucato. Per questo Sorrentino concede loro qualche minuto di vita, facendole ballare la sigla d’apertura.

O ancora: gli intrighi, gli eterni scandali che affliggono i membri della Curia. Cardinali che di notte si mischiano in orge in cui vengono coinvolte ragazzine minorenni. Insomma, il mondo creato dal regista de La Grande Bellezza non risparmia nessuno. Descrive una cruda e amare realtà a cui, purtroppo, di solito siamo abituati.

Conclusioni

The New Pope è una serie tv che merita la sua attenzione. Sebbene, però, mostri alcune lacune (molte sottotrame, infatti, sono state svolte in modo dozzinale), l’opera nel suo complesso è un prodotto ben costruito. Le scene girate, il montaggio, la fotografia sono degne di nota, tanto che Sorrentino si conferma padrone del mondo seriale.

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