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The Tender Bar, il nuovo, dimenticabile film di George Clooney

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6 minuti di lettura

Dallo scorso 7 gennaio è disponibile su Amazon Prime Video The Tender Bar, nuovo lungometraggio di George Clooney scritto da William Monahan (The Departed) e basato sul memoir Il bar delle grandi speranze di J.R. Moehringer. Il film è stato presentato al BFI London Film Festival il 10 ottobre 2021 e ha avuto una distribuzione limitata nei cinema statunitensi a partire dal 17 dicembre.

Per il suo ruolo in The Tender Bar, Ben Affleck ha ottenuto una candidatura come miglior attore non protagonista sia ai Golden Globe 2022 che ai Dallas-Fort Worth Film Critics Association Awards 2021. In entrambi i casi ha però trionfato Kodi Smit-McPhee per Il Potere del Cane. Nel cast anche Lily Rabe, Tye Sheridan e Christopher Lloyd.

The Tender Bar, la trama

Long Island, anni Settanta. Non potendosi più permettere una casa, Dorothy (Lily Rabe) decide di tornare con suo figlio J.R. (Daniel Ranieri) a vivere a casa del padre (Christopher Lloyd), dove dimora anche il fratello Charlie (Ben Affleck). Suo marito (Max Martini) li ha abbandonati prima della nascita di J.R. e l’unico modo che il bambino ha di entrare a contatto col genitore è ascoltarlo in radio, dove lavora. Per lui è “La Voce“.

Il ruolo paterno viene assunto da Charlie, che insegna a J.R. le cosiddette “scienze maschili“, ovvero come diventare una persona rispettabile e rispettosa. Charlie gestisce un bar, dove ben presto i clienti notano le spiccate capacità del nipote. Dorothy vuole che J.R. studi legge per risollevare la famiglia dalla povertà, ma lui sogna di fare lo scrittore; allora lo zio lo sprona a leggere tanto, valuta i suoi lavori, gli infonde coraggio.

Nonostante i dubbi e le insicurezze, J.R. (ora interpretato da Tye Sheridan) viene ammesso all’università Yale, dove dovrà confrontarsi con la realtà esterna alla bolla familiare e fare i conti col proprio doloroso passato.

Una dolorosa assenza

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L’assenza del padre di J.R. è il punto cardine di The Tender Bar: il protagonista è succube di un fantasma, di una figura inaffidabile, carente di empatia, dalla mentalità arretrata e misogina e dalla presenza altalenante. Crescendo, la continua ricerca di validazione da parte del padre e la paura dell’abbandono rendono J.R. profondamente insicuro e bisognoso di dimostrare continuamente agli altri il suo valore, senza mai concentrarsi su di sé.

È sempre lo zio Charlie a prenderlo per mano per aiutarlo a guadagnare un po’ d’autostima e a non dipendere dal giudizio altrui (soprattutto a Yale, dove è circondato da persone appartenenti a famiglie benestanti). Guardarsi dentro e comprendere i propri bisogni comporta però inevitabilmente il ritrovarsi faccia a faccia con quel fantasma: così diventa necessario confrontarsi col passato per riuscire a guardare al futuro e realizzarsi davvero.

The Tender Bar è allora una storia di formazione sulla ricerca e la rivendicazione della propria identità e insegna che la famiglia, quella vera, non ti abbandona mai.

The Tender Bar è un empty movie

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Nel tempo, i memoir hanno acquisito un’enorme popolarità tra i lettori. L’ovvia conseguenza è che oggi il panorama cinematografico pulluli di loro trasposizioni, spesso simili nei toni e nella struttura. Per poter spiccare sulla marea di film biografici esistenti e in uscita bisognerebbe allora dare un taglio fresco e riconoscibile al proprio. The Tender Bar però non lo fa, restando intrappolato in un doloroso anonimato che non gli permette di distinguersi.

Tutti gli attori coinvolti fanno un ottimo lavoro, ma la loro bravura non riesce a salvare una pellicola sostanzialmente basilare in termini di regia e fotografia e poco incisiva in termini di scrittura – seppur la trama si regga su dei forti conflitti interiori e interpersonali, la tensione è inesistente e viene schiacciata da un’atmosfera dolce e sognante, fedele al titolo ma spesso poco consona con le vicende narrate.

Viene da chiedersi cosa volesse effettivamente comunicare George Clooney con The Tender Bar, che vorrebbe essere un feel good movie ma finisce per essere un empty movie: carino ma dimenticabile, un compitino eseguito alla lettera che, per quanto ben confezionato, lascia poco o nulla.

Per citare una sequenza del film: quando Dorothy parla del nonno di J.R., burbero e poco voglioso di prendersi cura della propria famiglia, il bambino le chiede se anche il padre sia così. La madre allora gli dice che se il primo, con tutti i limiti del caso, fa almeno uno sforzo, il secondo non ci prova nemmeno. Ecco, The Tender Bar non ci prova. E peggio di un brutto film ce n’è solo uno che non ci prova.


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Classe 1999, pugliese fuorisede a Bologna per studiare al DAMS. Cose che amo: l’estetica neon di Refn, la discografia di Britney Spears e i dipinti di Munch. Cose che odio: il fatto che ci siano ancora persone nel mondo che non hanno visto Mean Girls.

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