Alessio Lapice in una scena de Un messicano sulla luna

Un messicano sulla luna, tra risate e (pseudo) verità

4 minuti di lettura

20 luglio 1969: Neil Armstrong è il primo uomo a mettere piede sulla Luna. In occasione del 55esimo anniversario dall’allunaggio i registi José Luis Yanes e Cecilia Guerrero in Un messicano sulla luna, distribuito in Italia da No.Mad Entertainment e Solaria Film, hanno deciso di raccontare le settimane precedenti a questa data storica da un altro punto di vista, seguendo altre coordinate geografiche ed emotive: cosa succedeva sulla Terra mentre tutti guardavano alle stelle?

Un messicano sulla luna, trama

Simòn e Carlo in una scena di Un messicano sulla luna

Stato di Colima, Messico occidentale. Simòn (Hector Jimenez) è un giornalista che di giorno si occupa di fare reportage su improbabili avvistamenti di extraterrestri e altri fatti occulti per il giornale locale, di notte lavora come cameriere nel locale della moglie Mari. In competizione con l’eterno rivale Pepe de la P per un posto al prestigioso quotidiano “La Verdad”, Simòn deve trovare una storia sensazionale, talmente straordinaria da far fronte a quella dello sbarco sulla Luna che avverrà di lì a poco.

E la storia che Simòn sente casualmente a tavola sembra far proprio al caso suo: secondo la giovane Luz Neil Armstrong non sarebbe statunitense, in quanto sarebbe un ragazzo che proviene dal suo paesino, Llano Grande, conosciuto da tutti come El Guero. La nonna di Luz riprende subito la nipote, affrettandosi a mandarla in cucina, dove la rimprovera aspramente per essersi lasciata sfuggire il segreto: un’atteggiamento che accenderà la curiosità di Simòn, portandolo a partire per Llano Grande alla ricerca della verità in compagnia del suo amico Carlo (Alessio Lapice)

Un messicano sulla luna racconta dei sogni e delle speranze dei singoli che diventano il patrimonio di un’intera comunità, dei loro segreti da custodire e preservare, della complessità di un’identità collettiva e della difficoltà di un giornalismo sempre più improntato al sensazionalismo e a caccia della storia facile incapace di cogliere tali sfaccettature.

Attraverso un protagonista naif che strappa qualche risata con il suo modo di fare impacciato e ingenuo, Un messicano sulla luna racconta delle forme bizzarre e inaspettate che può assumere il desiderio di rivalsa e di riconoscimento, la ricerca della verità e l’arte del racconto.

Una commedia sul giornalismo naif

Simón in una scena de Un messicano sulla luna

Un messicano sulla luna è una commedia scanzonata all’insegna di frame dai colori pastello desaturati dall’arsura del sole messicano e un umorismo impacciato, awkward che strizza l’occhio alla più classica commedia degli equivoci. Il personaggio di Simòn, con il suo motto ripetuto così tante volte da fargli perdere ogni significato, incarna una figura di giornalista macchiettistica: il suo “il giornalismo è la ricerca incessante della verità” rivela la debolezza di una visione ingenua e manichea di cosa significhi “ricerca”, ma soprattutto di cosa sia la “verità”.

Cos’è la verità in un mondo dove esistono solo narrazioni? Cos’è la ricerca incessante della verità quando non esistono verità da svelare né punti di arrivo? Ma soprattutto: qual è l’atteggiamento che un giornalista deve assumere quando si trova a dover scegliere tra rivelare la verità a tutto il mondo e la tutela delle persone e della comunità coinvolte?

Un messicano sulla luna sembra fornire una risposta attraverso un finale tenero e conciliante: nel momento in cui Simòn si sottrae alla gara e alla smania dello scoop da accalappiare, gli viene concesso il privilegio di accedere alla verità e di trasformarla in una storia.


Seguici su Instagram, Tik Tok, Facebook e Telegram per sapere sempre cosa guardare!

Non abbiamo grandi editori alle spalle. Gli unici nostri padroni sono i lettori. Sostieni la cultura giovane, libera e indipendente: iscriviti al FR Club

Classe 1999, una delle tante fuorisede in terra sabauda. Riguardo periodicamente "Matrimonio all'italiana" e il mio cuore è diviso tra Godard e Varda. Studio al CAM e scrivo frammenti sparsi in giro per il mondo.

Lascia un commento

Your email address will not be published.

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.