«Venere è un ragazzo», il cortometraggio sull’importanza della complessità

Venere è un ragazzo è un cortometraggio di un quarto d’ora rilasciato dalla casa di produzione Cinetika nel 2019. Il regista è un ragazzo Pugliese di nome Giuseppe Sciarra (nell’immagine in basso). Tra gli interpreti troviamo: Tiziano Mariani nella parte di Michele/Venere, Davide Crispino nella parte di Emanuele e Maria Tona nella parte di Ornella. Il cortometraggio è stato purtroppo rifiutato da diversi festival per via di una scena definita blasfema. Nonostante ciò ha comunque fatto parlare di sé poiché porta sullo schermo contenuti molto interessanti, che ci regalano un intenso quarto d’ora e che ci mostrano uno spaccato su alcune tematiche delicate ed attuali di cui è importante parlare.

Chi è Venere

Il regista attribuisce l’appellativo «Venere» al protagonista, nome che solitamente noi ricolleghiamo ad una immagine femminile. Ma perché questa scelta? Prima di tutto è importante dire che Michele (Venere) mostra di se stesso entrambe le personalità, scardinando ogni concetto dell’uomo considerato tale in quanto unicamente espressione di virilità.

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Venere è un ragazzo

Nel protagonista è come se trovassimo due alter-ego. Uno è appunto Michele che ci mostra l’aspetto «virile», calcato da un frammento in cui lo vediamo praticare la Boxe, e l’altro è proprio Venere, il suo lato più femminile che tira fuori in quanto crossdresser. Crossdressing significa vestire con gli abiti del sesso opposto, superando così ogni confine di genere ed andando ad esplorare un altro lato di sé. Michele è un crossdresser che si prostituisce, principalmente per le donne, vestendosi da donna. Ma quale delle due facce della medaglia è il protagonista? Una, nessuna e centomila, per gli amanti di Pirandello.

Ornella & Emanuele

Venere è un ragazzo

Ornella è un altro personaggio molto complesso, innamorata follemente di Michele non riesce ad andare avanti senza di lui e nella sua testa ripete le ultime parole che Michele le ha detto, ovvero: «non ti amo più». L’abbandono da parte di lui porta la donna a ricorrere alla chirurgia estetica. Ornella vuole vedersi più bella, vuole sentirsi accettata ed amata vuole essere sicura di sé stessa e del suo aspetto. Emanuele, come Ornella, è innamorato di Michele, ma non trova il coraggio di ammetterlo. Difatti non lo ammette né a sé stesso né al protagonista poiché ha paura di confrontarsi con una società che gli impone un modello preciso di persona da incarnare. Michele difatti rappresenta l’immagine de «l’uomo virile per eccellenza», è muscoloso e pratica anche egli la boxe. Emanuele non trova il coraggio però di rivelare il suo amore al ragazzo e così rimane bloccato nella maschera, imbalsamato ed incollato ad essa. Fermo ad osservarlo da lontano. Questi due personaggi, complessi ed intensi vivono dietro delle maschere: la maschera della bellezza estetica e della virilità, per non ammettere il desiderio di amore, di accettazione e, sopratutto, la loro profonda fragilità.

L’intreccio delle storie

Tutto gira intorno a Venere, oggetto del desiderio degli altri due personaggi che gli stanno intorno. Venere spinge gli altri due a farsi domande su se stessi, li pone in uno stato di crisi che li porta a conformarsi in delle maschere, maschere corazza dell’insicurezza. Emanuele difatti non ammetterà mai il suo amore per Michele e così non ammetterà la sua omosessualità, chiudendosi in un sentimento represso.

Dall’altra parte Ornella non prenderà mai consapevolezza del fatto che la vera persona da amare è se stessa per superare il concetto di ricorrere alla bellezza esteriore per essere amata, e del fatto che occorre guardare dentro per vedere la propria vera bellezza. Il cortometraggio non parla esclusivamente dell’omosessualità ma inserisce anche l’elemento del crossdressing ed in generale la trama si sviluppa con queste 3 storie potenti e vere che non fanno altro che urlare un bisogno di amore e approvazione, da parte di sé stessi e degli altri. Tutto ciò è raccontato in maniera intensa ed essenziale. Sguardi malinconici, alcune volte profondi, altre volte persi.


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Giulia Maglione

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