«Vertigo», lo sguardo sull’abisso

La Cineteca di Bologna continua a regalare gioielli e, da oggi nelle sale italiane, è possibile rivivere l’esperienza mistica di Vertigo (La donna che visse due volte, titolo italiano del film, ci pare un pessimo modo di presentarlo) , capolavoro tra i tanti capolavori di Alfred Hitchcock. Ben introdotto dall’articolo precedente di Alessandro Cavaggioni, dove è già stata presentata la trama, qui intendiamo seguire due filoni di indagine e analisi tematica, senza la pretesa di esaurire le spiegazioni ed ermeneutiche che si producono dal 1958 su questo denso lavoro cinematografico.

«Fratelli, a un tempo stesso, Amore e Morte / Ingenerò la sorte»

La citazione leopardiana ci permette di squadernare immediatamente le due tematiche più evidenti di Vertigo, legate a doppio nodo: amore che è Eros, desiderio carnale, volontà di possesso, di trasformazione; morte che è Thánatos, figlio della notte, desiderio di morte, di suicidio, di sonno. Questi due elementi tratti dalla riflessione di Sigmund Freud che, com’è noto, attraversa tutta la filmografia di Sir Alfred, definiscono cause psicologiche e azioni conseguenti della maggior parte dei protagonisti.

Scottie (James Stewart) ama Madeleine/Judy (Kim Novak)?

Per rispondere alla domanda, si parta dal primo nome della protagonista, troppo chiaro riferimento a Marcel Proust; un elemento della vita quotidiana che ci permette di rammemorare ricordi remoti. Scottie, angosciato dal suo recente passato, si innamora dell’immagine della donna, di una sua proiezione, mai veramente della persona. Desidera far suo quel corpo di donna sensuale e sfuggente, animata da impulsi suicidi.

L’ossessione per il tema della morte, soprattutto in considerazione della scena iniziale del film, giustifica pertanto l’attrazione nei confronti di Madeleine, come se la vicinanza e la cura rivolte alla donna rappresentassero la possibilità di espiazione di una colpa.

Nel secondo incontro, la tendenza descritta e prima solo abbozzata, diviene realtà: al disinteresse completo nei confronti di Judy, del suo corpo, delle sue nuove fattezze, si affianca il tentativo di vestirla, truccarla, acconciarla nuovamente come Madeleine. Tanto che, in una delle scene cult del film, in cui esce dal bagno identica al momento del suicidio così tragicamente vissuto dal protagonista, la donna realmente amata appare in filigrana, come un ologramma del passato dinanzi allo spettatore. La necrofilia è una perversione, è certo, ma amare le proprie immagini passate come reali, allora cos’è? Scottie vuole amare l’immagine di una defunta, vuole far l’amore con un fantasma.

Vertigo

Specchi viventi dell’universo

Il vero motivo per cui Vertigo è considerato tra le vette massime della settima arte (Sight and Sound, la famosa rivista, nel 2012 ha votato questo come miglior film della storia del cinema) è estetico. Estetica intesa però nel senso greco, nel significato di sensazione, percepire attraverso la modalità dei sensi. Il film è un lungo bagno di percezioni, portate alle estreme conseguenze. Sensazione di vertigine, già dal titolo, che accompagna il protagonista lungo tutto il film; vertigine del vuoto, della morte, delle infinite possibilità della vita.

Viviamo poi nel grande campo percettivo dei colori: verde e rosso dominano il film. In particolare, verde è Madeleine, il suo vestito, la sua macchina, l’acqua della baia di San Francisco, la vegetazione del cimitero, il bosco dove porta Scottie ad ammirare alberi secolari; verde è simbolo della paura, della vertigine.

Vertigo

Rosso invece è il locale dove avviene il primo incontro, il Golden State, il portone di casa di Scottie, la vestaglia fornita a Madeleine dopo il tentato suicidio, i fiori alle pendici dell’albero secolare. Rosso è il simbolo del desiderio, della passione, che però diventa viola, nella famosa scena dell’incubo, come una passione che diventa perversione.

Vertigo

Noi, spettatori, siamo immersi nella percezione della realtà del protagonista, a sua volta spettatore di una realtà finta; la sua percezione è distorta, fallibile, così anche noi siamo costretti a percorrere, nella prima parte del film, una via che ci devia dagli usati schemi della razionalità. Nella seconda parte invece, c’è uno scarto; Scottie da spettatore diventa demiurgo. Il suo sguardo crea una nuova Madeleine, il suo occhio la ricostruisce con l’antico aspetto di cui si innamorò la prima volta.

Vertigo

Tutto questo è simile ad un ballo riflesso di specchi, presenti in maniera ossessiva in Vertigo, citati da Madeleine («È come se io stessi percorrendo un lungo corridoio che è ricoperto di specchi»). Lo specchio è il simbolo e significato stesso del film: crea il doppio, riflette immagini, ci permette di osservare senza mai guardare direttamente l’oggetto desiderato; ma permette anche il disvelamento della menzogna percettiva, permette auto analisi, riflessione, consapevolezza. Scottie e Madeleine/Judy sono specchi, che riflettono emozioni, paure e desideri; così come noi spettatori, riflessi sensoriali e percettivi dell’universo.

Stefano Sogne

Amo le storie. Che siano una partita di calcio, un romanzo, un film o la biografia di qualcuno. Mi piace seguire il lento dispiegarsi di una trama, che sia imprevedibile; le memorie di una vita, o di un giorno. Preferisco il passato al presente, il bianco e nero al colore, ma non disdegno il Technicolor. Bulimico di generi cinematografici, purché pongano domande e dubbi nello spettatore.
Stefano Sogne