Fondata esattamente 40 anni fa, la Pixar Animation Studios ha segnato in maniera indelebile il mondo non solo dell’animazione, ma dell’intera storia del cinema. La casa di produzione di Emeryville ha infatti introdotto l’uso della computer graphic nel cinema cambiando per sempre il modo di intendere la settima arte. Dopo decenni in cui ha sfornato capolavori incontrastati come la saga di Toy Story, Up, Gli Incredibili e Alla Ricerca di Nemo, la Pixar ha vissuto negli ultimi anni un periodo di insuccesso creativo ed economico, esemplificato dal flop critico e d’incassi di Elio.
Gli occhi sono quindi tutti puntati sul loro ultimo progetto originale, Jumpers – Un Salto tra gli Animali, scritto e diretto da Daniel Chong (We Bare Bears): sarà in grado di risollevare della casa di produzione animata dopo questa crisi? Se a livello di incassi parrebbe di sì (al momento della scrittura di questa recensione il film ha incassato più di trecento milioni di dollari), a livello artistico chi scrive ha qualche perplessità…
Jumpers – Un Salto tra gli Animali è uscito nelle sale italiane il 5 marzo 2026 grazie alla The Walt Disney Company Italia.
Jumpers, storia d’amicizia tra le specie ed ecologia
Jumpers – Un Salto tra gli Animali racconta la storia di Mabel (doppiata in italiano da Tecla Insolia), giovane ambientalista che cerca in tutti i modi di salvare il piccolo stagno vicino cui è cresciuta. Esso è infatti stato messo in pericolo da Jerry, sindaco della città di Beaverton, il quale vorrebbe distruggerlo per costruirci al suo posto una tangenziale.
Quando scopre una rivoluzionaria tecnologia che permette di trasferire la propria coscienza all’interno di un robot in grado di comunicare con gli animali, Mabel decide di usarla per convincere gli animali dello stagno, capitanati dal re castoro George (Giorgio Panariello), a ribellarsi allo sfruttamento delle proprie terre da parte degli umani. La situazione però finirà per sfuggirle di mano, e Mabel dovrà fare di tutto prima che s’inneschi un piano malvagio di vendetta da parte degli animali contro gli umani.
Figlio della fase più recente della Pixar, fatta di film più personali costruiti sulla visione creativa specifica di un unico individuo (pensiamo a film come Luca di Enrico Casarosa o Red di Domee Shi), Jumpers nasce dall’originale verve di Daniel Chong, fatta dell’intersezione tra mondo umano e animale, oltre che da un umorismo assurdo, postmoderno e scanzonato. Lontano dall’essere una semplice “fiaba ecologica”, il trentesimo film di casa Pixar è un lavoro ben più contemporaneo: una commedia a tutto tondo dalla trama con innesti fantascientifici e antispecisti, in cui si privilegia la dimensione della risata e dell’azione su una dimensione semplicemente moraleggiante.

Essendo rivolta primariamente a un pubblico molto giovane – come dimostrato dal design dei personaggi tondeggiante e dall’umorismo a volte molto semplice della pellicola -, Jumpers costruisce una parabola ambientalista facile da leggere (lo stagno che viene distrutto per costruire una strada), in cui la tecnologia aiuta gli umani ad entrare in connessione con il mondo animale, attivando meccanismi di empatia che permettono di guardare i problemi ambientali attraverso un’ottica nuova, lontana da quella umana. In questo senso, anche grazie all’umorismo assurdo e a tratti demente, il film può essere un’ottima introduzione all’ecologia per i più piccoli, capace di introdurre questioni complesse in modo accessibile e comprensibile.
Jumpers e la semplificazione dei problemi odierni
Per quanto introduca questioni legate all’ambientalismo, all’antispecismo e all’ecologia, Jumpers fallisce nel portare a termine una riflessione più complessa e meno semplicistica di queste questioni. Nella pellicola di Chong vengono introdotte problemi legate, per esempio, all’integrazione in spazi segregati di molte specie animali diverse senza che vengano poi sviluppate in modo concreto o completo. Il film preferisce chiudere solo alcune di queste problematiche, e nel farlo sceglie la strada della semplificazione estrema, che non soddisfa pienamente le aspettative poste all’inizio della pellicola.

Tale semplificazione in Jumpers fa il paio con un intreccio che si fa assai complicato con l’incedere della pellicola. Dopo una prima metà molto lineare, infatti, il film di Daniel Chong si sviluppa nella sua seconda parte fatta di inattesi colpi di scena, moltiplicazione delle linee narrative, villain sbucati fuori a sorpresa e scene d’azione spettacolari. Il risultato è uno sviluppo narrativo che si fa di colpo vertiginoso, risultando perfino disorientante pur nel suo ritmo insistito.
Tale accellerazione e complessificazione della trama non solo non aiuta evidentemente nello sviluppo tematico, ma rende ostici i momenti più emotivamente densi del film; il classico momento di un film Pixar che fa scoppiare in lacrime il suo pubblico qui non trova spazio per il rilascio emotivo necessario per raggiungere tale fine.
Opposta alla dimensione narrativa claudicante è invece un comparto tecnico decisamente in grande spolvero. Abbandonando il filorealismo che ha caratterizzato molta storia visiva della Pixar, Jumpers persegue una forma smaccatamente cartoonesca e giocosa, che richiama evidentemente le illustrazioni dei libri per l’infanzia con i suoi colori smaglianti, i suoi personaggi tondeggianti e gli sfondi espressivi. Tale livello tecnico, tuttavia, è il minimo cui la casa di Emeryville ci ha abituato negli anni: sarebbe più degno di nota dopo trenta film scoprire che un film Pixar non sia una meraviglia della tecnica nel suo uso delle animazioni, della fotografia e della composizione visiva e sonora.

Piegato da uno sviluppo narrativo traballante e paradossale, in quanto troppo semplicistico e troppo complesso allo stesso tempo, Jumpers – Un Salto tra gli Animali è un’opera sicuramente dignitosa per lo standard animato (anche grazie alla dimensione tecnica che la caratterizza), ma lontana dal livello a cui la Pixar Animation Studios ci ha abituato negli anni. La verve, la personalità e l’umorismo di Daniel Chong che pervadono l’intero progetto e gli donano una freschezza interessante nel panorama animato, non riescono a conti fatti a colmare gli importanti difetti narrativi del film.
Paradossalmente, Jumpers manca di ciò che ha reso grande la Pixar negli anni: la loro capacità di raccontare storie complesse in modo efficace, coinvolgente, emozionante e semplice. È in questo che la missione portata avanti da Chong, ahinoi, fallisce: nel rendere appetibili concetti complicati senza sacrificarne la complessità.
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