Nel 2018, i Sony Studios ci hanno portato una piacevole sorpresa: Spider-Man: Un nuovo universo. Un film d’animazione che ha rivoluzionato il modo in cui pensiamo all’animazione stessa, scardinando dalla mente collettiva l’idea che esista un limite preimposto di stile da utilizzare. Un nuovo universo ha dato vita e movimento a personaggi che erano stati relegati per troppo tempo alla pagina statica del fumetto, sovvertendo anche il modo in cui concepiamo l’idea di “Amichevole Peter Parker di quartiere”, da tempo instillatosi nella pop culture come lo Spider-Man di Raimi.
Un nuovo universo, e il suo successore Across the Spider-Verse, hanno mostrato un ventaglio di variabili dell’arrampicamuri di New York: l’acerbo Miles Morales, la sprezzante Spider-Gwn, la giapponeggiante Peni Parker e l’ironico Spider-Pork. Fino, ovviamente, al soggetto dell’ultima serie targata Marvel prodotta con Prime Video, ossia il misterioso e assorto Spider-Noir. La serie, non animata bensì in live action, vede Nicolas Cage (voce originale nel film di animazione) nei panni di Spider-Noir, in una città popolata da criminali, dove l’antieroe deve sdoppiarsi tra una vita da detective e quella di protettore di New York.
Chi è Spider-Noir (tra fumetto e serie)
Nel 2009, la Marvel rilascia una nuova collana di fumetti a tema “noir”, prendendo i propri eroi e reimmaginandoli in un universo alternativo. Tra elementi stilistici e di narrazione che prendono dal noir e dal pulp, i personaggi targati Marvel – Daredevil, Wolverine, Punisher e altri – vengono calati in mondi dai lati oscuri e con un retrogusto più maturo. La serie su Spider-Man, nello specifico, viene immaginata negli anni ’20-’30, durante la Grande Depressione; il protagonista Peter Parker, investigatore privato, viene morso da un ragno particolare durante le sue investigazioni e procederà ad acquisire delle abilità sovrumane.

La narrazione riguardante Spider-Noir è iniziata con una miniserie dedicata, velocemente seguita da un’altra, vista la popolarità del personaggio, per poi procedere a inserire il personaggio nello Spider-Verse. È facile capire il perché di questa mossa commerciale: Spider-Noir ha creato subito interesse per l’estetica leggermente steampunk, con impermeabile e fedora; ma la bellezza del fumetto sta anche nella complessità delle tematiche trattate, in quanto l’evasivo personaggio abita una realtà politica e sociale molto complessa. Infine, si aggiunge la bellezza intrinseca del tratto, con delle tavole che scommettono molto sulla propria estetica.
La novella serie trae ovviamente ispirazione dal fumetto, ma sconvolge quasi totalmente i protagonisti, inserendo molti personaggi originali che hanno poco a che fare con le miniserie. Il protagonista stesso non è più Peter Parker, bensì Ben Reilly (nome rubato allo Scarlet Spider visionato in Across the Spider-Verse). Al protagonista si aggiunge tutto un cast di comprimari (il giornalista Robbie Robertson, la segretaria Janet Ruiz), oltre che versioni alternative de La Gatta, qui appellata Cat Hardy, e dell’antagonista Silvermane, rivisto in chiave irlandese piuttosto che italiana.

Le vicende e i personaggi dell’universo di Spider-Noir
La New York in piena crisi economica che vediamo nella serie Spider-Noir esiste in un momento successsivo al primo palesamento dei poteri di Ben Reilly. Il protagonista, infatti, ha già avuto un arco narrativo che ci viene mostrato attraverso dei flashback, in seguito a cui ha concluso di non voler più essere un supereroe, in quanto “da grandi poteri derivano grandi responsabilità”. La serie dunque si colloca in un momento di riflessione per il protagonista, che deve decidere se agire ancora una volta per il bene della collettività, a scapito di sé stesso.

Nella serie, infatti, emergono altri personaggi con superpoteri che minacciano il benessere della città. Bisogna tenere a mente che questo non è l’universo Marvel dei film, quindi i cittadini comuni non sono abituati alla presenza di persone con abilità alterate. Questo incipit delicato, in cui si parte da una città non ancora abituata a super disastri, è molto piacevole, in quanto si ha momentaneamente la stessa sensazione che accompagnava i primi film della Marvel. In Spider-Noir abbiamo a che fare con la semplicità di personaggi delineati attraverso vizi e virtù e con un focus sulla trama piuttosto che con l’ossessione pop di inserire quanti più personaggi dalle incredibili abilità sia possibile.
Per quanto riguarda la parte attoriale, qualsiasi critica a Nicolas Cage è futile: il suo metodo recitativo peculiare funziona perfettamente in questa dimensione fumettosa. Da sempre l’attore dice di avere due interessi principali: cinema classico (soprattutto espressionismo tedesco) e fumetti (il suo nome d’arte è preso da un personaggio dei fumetti, Luke Cage). Spider-Noir è stato per lui, a livello attoriale e artistico, un perfetto mix tra le due cose, dandogli quindi profonda soddisfazione. Brendan Gleeson (Silvermane) porta una performance intensa e carica di pathos come in ogni suo eccellente lavoro, e Jet Li (Cat Hardy) dà una carismatica interpretazione da classica femme fatale, da cui è impossibile distogliere lo sguardo.

Una serie Marvel che osa (ma non abbastanza)
L’estetica della serie è stata presentata come punto di forza: così come WandaVision aveva scommesso sulla propria messa in scena, ispirata ai vari generi dagli anni ’60 fino ai moderni comedy TV, Spider-Noir gioca sulla peculiarità della messa in scena à la Hollywood classica. C’è da fare una premessa, però, che fa capire quanto i progetti di supereroi targati Marvel (tranne Spider-Verse) si mettano poco in gioco: Spider-Noir è disponibile sia in bianco e nero che a colori. Due serie praticamente uguali, con l’unica differenza consistente nell’assenza o presenza di colori.
Da un punto di vista questa possibilità è interessante, poiché lo spettatore può decidere autonomamente se guardare la serie in true hue o in B&W, ridando quindi facoltà di scelta a chi ha il telecomando in mano piuttosto che piazzare il tasto “riproduzione casuale” di Netflix. Tuttavia c’è da tenere in mente che non si tratta di sperimentazione: non sfida lo spettatore con qualcosa di interattivo, è solo semplice pigrizia. Lo scopo di questa operazione è semplicemente quello di accaparrarsi quanti più spettatori possibili, anche quelli che non sono abbastanza volenterosi da sperimentare la fotografia classica in bianco e nero.

In aggiunta, pur scegliendo di vedere la serie in B&W, c’è poca soddisfazione visiva: manca la grana, quel senso di sporco che caratterizzava veramente i noir degli anni ’40. Vi sono di tanto in tanto spunti visivi e un citazionismo filmico apprezzato, tuttavia non sono abbastanza per portare avanti l’intera serie. Anche la sequenza incubo presente nell’ultimo episodio non si spinge abbastanza oltre i canoni convenzionali. I momenti in cui Spider-Noir reclama la pagina poi, ispirando una messa in scena fumettistica, sono troppi pochi e accompagnati da un senso di inadeguatezza.

La trama di Spider-Noir aggancia all’inizio, probabilmente per la premessa innovativa dell’universo in cui si svolgono le vicende, ma si infiacchisce con l’andare avanti della serie, terminando in un finale abbastanza prevedibile. L’estetica ha i suoi spazi creativi, ma lo standard produttivo delle serie Marvel rimane evidentemente sempre lo stesso, in cui la fruibilità facilitata ha la meglio sulla creatività. In conclusione, Spider-Noir non è definibile “un gioiellino”, ma vale comunque uno sguardo, anche solo per le complesse performance del variegato cast.
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